14 marzo 2026
- Luca Baj

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Nell’ambito di piani incentivanti a premio variabile subordinati al conseguimento di obiettivi annuali, gli anticipi provvigionali erogati nel corso dell’esercizio non concorrono alla formazione del reddito dell’anno di percezione quando, alla chiusura dell’esercizio, difettino la certezza giuridica del diritto e l’oggettiva determinabilità dell’ammontare; è irrilevante che la maturazione definitiva intervenga entro il termine di presentazione della dichiarazione.Autorità:Corte di Cassazione, Sezione V civile, ordinanzaData:7 gennaio 2026Numero:371
In materia di separazione personale dei coniugi, la nascita di un figlio in un nuovo nucleo familiare dell’obbligato alla corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore dei figli nati dalla precedente unione, non comporta automaticamente la riduzione dell’importo del suddetto assegno, occorrendo verificare, da parte del giudice, se i sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato abbiano determinato un effettivo depauperamento delle sostanze di quest’ultimo, tale da postulare una rinnovata valutazione comparativa della situazione economico-patrimoniale delle parti o se, viceversa, la complessiva, mutata condizione dell’obbligato non sia comunque di consistenza tale da rendere irrilevanti i nuovi oneri.Autorità:Corte di Cassazione, Sezione I civileData:12 gennaio 2026Numero:621
Alla contumacia del convenuto non può riconnettersi la mancata contestazione dei fatti allegati dall’attore, dal momento che la non negazione fondata sulla volontà della parte non può presumersi per il solo fatto del non essersi la stessa costituita in giudizio, con conseguente ammissibilità della suddetta contestazione da parte del convenuto costituitosi in appello. In altri termini, il principio di non contestazione presuppone un comportamento concludente della parte costituita, sicché non è preclusa la contestazione, per la prima volta in appello, sia per la parte rimasta contumace che per quella costituitasi tardivamente in primo grado; ciò in quanto, secondo i principi generali processualisti, il difetto di contestazione va distinto dal mero silenzio, per cui l’onere di valutazione da parte del giudice non sussiste quando il silenzio consegua alla contumacia della parte, non valendo esso a rendere incontestati i fatti allegati dall’altra, né alterando la ripartizione dell’onere probatorio.Autorità:Corte di Cassazione, Sezione I civile, ordinanzaData:15 gennaio 2026Numero:858
Il socio non amministratore di S.r.l. risponde solidalmente con gli amministratori per gli atti di mala gestio solo quando abbia intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento degli atti dannosi. La responsabilità richiede quindi che il socio abbia consapevolmente inciso sulla gestione, prevedendo e volendo il danno; non è sufficiente la mera colpa, l’inerzia o una generica ingerenza. Solo quando il socio, pur non avendo cariche gestorie formali, di fatto partecipa alla decisione o orienta l’amministratore, assumendo un ruolo gestorio sostanziale, può essere chiamato a risponderne.Autorità:Corte di Cassazione, Sezione I civileData:20 gennaio 2026Numero:1358
In materia di responsabilità dell’appaltatore per gravi difetti delle costruzioni, il termine decennale previsto dall’art. 1669, comma 1, c.c. non costituisce un termine di prescrizione bensì un arco temporale ben definito entro cui devono manifestarsi i vizi; tale termine non riprende a decorrere una volta interrotto. Il riconoscimento dei vizi da parte dell’appaltatore, pur elidendo la necessità della denuncia formale, non impedisce il decorso del termine breve di prescrizione annuale dell’azione di garanzia. L’eventuale accordo di eliminazione dei vizi costituisce un’obbligazione autonoma soggetta a prescrizione decennale che si affianca alla garanzia legale senza sostituirne i termini.Autorità:Corte di Cassazione, Sezione II civile, sentenzaData:23 gennaio 2026Numero:1579
Ogni attività oggettivamente configurabile come prestazione di lavoro dipendente può essere ricondotta ad un rapporto diverso, istituito in virtù di un legame affettivo e di familiarità tra due persone caratterizzato dalla gratuità della prestazione lavorativa. Nondimeno tale presunzione – che va considerata in presenza di una convivenza specie se more uxorio – può essere superata fornendo la prova dell’esistenza del vincolo di subordinazione mediante il riferimento alla qualità e quantità delle prestazioni svolte ed alla presenza di direttive, controlli ed indicazioni da parte del datore di lavoro.Autorità:Corte di Cassazione, Sezione LavoroData:4 febbraio 2026Numero:2281
L’effetto della non contestazione di cui all’art. 115, co. 1, cod. proc. civ., presuppone necessariamente che i fatti, che verrebbero provati dalla non specificità della contestazione, siano, a loro volta, specifici e concludenti, nel senso che siano rappresentativi del diritto vantato, tali, quindi, che la loro non specifica contestazione, equivalga a prova degli stessi. Nel rispetto della norma richiamata integro è, tuttavia, il potere del giudice di merito, nell’ambito del giudizio di fatto, di apprezzare l’esistenza e il valore di una condotta di non contestazione dei fatti rilevanti.Autorità:Corte di Cassazione, Sezione II civile, ordinanzaData:7 febbraio 2026Numero:2758

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