Fuga di notizie sul raid USA in Iran: il Pentagono sotto pressione per la valutazione dell'efficacia degli attacchi
- piscitellidaniel
- 25 giu
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Il Pentagono si trova al centro di una tempesta politica e mediatica a seguito della fuga di un rapporto preliminare della Defense Intelligence Agency (DIA), che mette in discussione l'efficacia dei recenti attacchi aerei statunitensi contro le infrastrutture nucleari iraniane. Secondo il documento trapelato, le operazioni militari avrebbero ritardato il programma nucleare iraniano di soli pochi mesi, contraddicendo le dichiarazioni ufficiali del presidente Donald Trump e dei suoi più stretti collaboratori, che avevano parlato di una "completa obliterazione" delle capacità nucleari di Teheran.
Il rapporto della DIA, classificato come top secret, è stato divulgato da fonti anonime alla stampa, suscitando l'ira della Casa Bianca. La portavoce Karoline Leavitt ha definito il documento "completamente sbagliato" e ha accusato un "perdente di basso livello" all'interno della comunità dell'intelligence di aver orchestrato la fuga per screditare il presidente e l'operazione militare. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato l'apertura di un'indagine da parte dell'FBI per individuare i responsabili della divulgazione non autorizzata.
Le operazioni militari, denominate "Operation Midnight Hammer", hanno coinvolto l'uso di bombardieri stealth B-2 e bombe penetranti GBU-57 da 30.000 libbre contro tre siti nucleari iraniani: Fordow, Natanz e Isfahan. Secondo il rapporto della DIA, gli attacchi hanno danneggiato gli ingressi delle strutture sotterranee ma non sono riusciti a distruggere completamente le infrastrutture nucleari, permettendo all'Iran di mantenere la capacità di arricchire uranio. Inoltre, parte del materiale arricchito sarebbe stato trasferito in siti segreti prima degli attacchi.
Il presidente Trump ha inizialmente respinto le conclusioni del rapporto, definendole "fake news" e ribadendo che le strutture iraniane erano state "completamente e totalmente obliterate". Tuttavia, in una successiva dichiarazione durante il vertice NATO all'Aia, ha ammesso che l'intelligence era "molto inconcludente" e che l'efficacia degli attacchi potrebbe essere stata "molto severa". Il segretario alla Difesa Hegseth ha anch'egli moderato le sue precedenti affermazioni, descrivendo i danni come "da moderati a severi".
L'Organizzazione per l'Energia Atomica dell'Iran ha dichiarato che il programma nucleare riprenderà senza interruzioni e che l'arricchimento dell'uranio continuerà. Secondo fonti dell'intelligence, l'Iran avrebbe trasferito parte del suo stock di uranio arricchito in siti non identificati prima degli attacchi, rendendo difficile una valutazione completa dei danni. L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) ha espresso preoccupazione per la mancanza di trasparenza e ha avvertito che l'Iran potrebbe espellere gli ispettori e ritirarsi dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP).
Il Congresso degli Stati Uniti ha espresso preoccupazione per la discrepanza tra le dichiarazioni ufficiali e le valutazioni dell'intelligence. Un briefing classificato previsto per i legislatori è stato posticipato, alimentando ulteriori speculazioni sulla veridicità delle informazioni fornite dall'amministrazione. Alcuni membri del Congresso, in particolare tra le fila democratiche, hanno chiesto maggiore trasparenza e una revisione delle politiche di comunicazione dell'intelligence.
La fuga di notizie ha sollevato interrogativi sulla gestione delle informazioni sensibili e sulla coerenza delle dichiarazioni ufficiali in materia di sicurezza nazionale. La situazione evidenzia le tensioni interne all'amministrazione e la necessità di un equilibrio tra la sicurezza delle operazioni militari e il diritto del pubblico a essere informato. L'indagine dell'FBI e le future valutazioni dell'intelligence saranno determinanti per chiarire l'efficacia degli attacchi e per ristabilire la fiducia nelle istituzioni coinvolte.

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