Ex Ilva, sciopero nazionale mentre gli impianti restano fermi

Mobilitazioni da Taranto a Genova; la Cassazione è attesa il 20 ottobre sull’area a caldo.
Lo sciopero nazionale di 24 ore negli stabilimenti ex Ilva riporta al centro il nodo industriale e occupazionale del gruppo siderurgico. La mobilitazione, proclamata da Fim, Fiom, Uilm e Usb, ha coinvolto i lavoratori diretti e quelli dell’indotto, con assemblee, presìdi e blocchi a Taranto e un corteo a Genova. La protesta contesta la sospensione delle attività produttive nell’area a caldo di Taranto e l’annuncio della fermata degli altri siti, in una fase nella quale l’amministrazione straordinaria deve preservare impianti, competenze e continuità operativa.
A Taranto gli impianti sono in stand-by. Per i lavoratori, la prosecuzione della cassa integrazione senza un percorso di rientro non costituisce una risposta industriale.
La crisi riguarda anche Genova e Novi Ligure, per i quali Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha annunciato una fermata temporanea dal 15 novembre. A Cornigliano, amministratori locali e lavoratori hanno sostenuto che le lavorazioni restano richieste dal mercato e che la continuità dipende anche dall’approvvigionamento internazionale delle materie prime. La questione investe quindi sia la disponibilità degli impianti sia la capacità di assicurare ordini, forniture e capitale circolante.
Il passaggio decisivo rimane la definizione di un piano industriale di decarbonizzazione per tutti i siti. La nuova gara per gli asset e il possibile intervento pubblico si collocano nello stesso quadro: senza una struttura finanziaria credibile, investimenti e tempi certi, il rischio è che la gestione dell’emergenza sostituisca ancora la programmazione industriale.
Per le imprese fornitrici, la sospensione si traduce in minori commesse, tensioni sulla liquidità e difficoltà nel trattenere personale specializzato. La protesta del 12 ottobre segnala perciò una crisi d’impresa con ricadute territoriali, ambientali e strategiche, mentre il prossimo snodo giudiziario precede decisioni che dovranno chiarire il futuro dell’area a caldo e degli altri siti.






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