Eurallumina, il rilancio resta bloccato: energia e beni congelati ostacolano la ripartenza
- piscitellidaniel
- 6 mag
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Lo stabilimento Eurallumina di Portovesme, nel Sulcis, è fermo dal 2009. Nonostante gli sforzi per rilanciare la produzione di allumina, diversi ostacoli continuano a ritardare la ripartenza.
Investimenti e autorizzazioni
La multinazionale russa Rusal, proprietaria dell'impianto, ha previsto investimenti significativi per il riavvio dello stabilimento. Tuttavia, l'aumento dei costi energetici e l'inflazione hanno complicato la situazione finanziaria. Nel 2023, la conferenza dei servizi ha dato parere positivo al provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur), sbloccando i permessi necessari per la ripresa delle attività.
Problemi energetici
Uno dei principali ostacoli è l'approvvigionamento energetico. La Sardegna è in fase di transizione dal carbone al gas naturale, e lo stabilimento necessita di metano per il nuovo impianto termico. La Regione ha proposto un collegamento da Oristano per garantire la fornitura di gas, ma la realizzazione di questa infrastruttura richiede tempo e risorse.
Sanzioni e beni congelati
Le sanzioni internazionali contro la Russia hanno avuto ripercussioni su Rusal e, di conseguenza, su Eurallumina. Il congelamento dei beni dell'azienda ha limitato la capacità di investimento e operativa. Tuttavia, il Tar del Lazio ha accolto le ragioni dell'azienda, concedendo la revoca delle sanzioni patrimoniali, permettendo a Eurallumina di rientrare in possesso dei propri beni e agibilità finanziaria.
Situazione occupazionale
La chiusura dello stabilimento ha avuto un impatto significativo sull'occupazione nella regione. Attualmente, circa 190 lavoratori sono in cassa integrazione, in attesa della ripresa delle attività. Le organizzazioni sindacali continuano a sollecitare interventi per garantire la sicurezza del reddito dei lavoratori e la ripartenza dello stabilimento.
Prospettive future
Nonostante le difficoltà, ci sono segnali positivi. La firma dell'addendum al protocollo d'intesa nel 2024 ha stabilito le caratteristiche e i termini per rimettere in marcia la fabbrica, con l'obiettivo di ridurre i costi produttivi ed energetici. L'azienda intende modificare l'impianto per utilizzare bauxiti provenienti dalla Repubblica di Guinea, estratte dalla stessa Rusal, e convertire la raffineria al gas naturale.
Tuttavia, la realizzazione di queste modifiche dipende dalla risoluzione delle problematiche energetiche e dalla disponibilità di risorse finanziarie. La situazione rimane incerta, e la comunità locale attende con ansia sviluppi concreti che possano portare alla riapertura dello stabilimento e alla ripresa dell'occupazione.

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