Effetto dazi e incertezze globali: la Lombardia rivede al ribasso le previsioni di crescita
- piscitellidaniel
- 29 apr
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La Lombardia, locomotiva economica del Paese, si trova oggi a fronteggiare un rallentamento della sua traiettoria espansiva, segnando un’inversione rispetto ai ritmi sostenuti del post-pandemia. Secondo l’ultima relazione della Banca d’Italia, la crescita del PIL lombardo per il 2023 si è fermata all’1,2%, in diminuzione rispetto al +3% registrato nel 2022. Sebbene resti sopra la media nazionale dello 0,9%, il dato rappresenta un segnale chiaro: le turbolenze del contesto internazionale, i dazi commerciali e l’evoluzione instabile dei mercati stanno erodendo le certezze della prima regione industriale d’Italia.
Tra le cause principali di questo rallentamento c’è il peggioramento del quadro economico globale, aggravato dalle frizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, nonché dalle misure protezionistiche introdotte da Washington nei confronti dell’Europa. Le esportazioni lombarde, da sempre motore della crescita regionale, ne hanno risentito direttamente: nel 2023 l’export ha segnato un calo dello 0,6%, un dato che preoccupa soprattutto nei settori della meccanica strumentale e dell’automotive, comparti ad alta esposizione internazionale.
A questo si aggiunge un rallentamento della domanda interna. I consumi delle famiglie, pur sostenuti da un moderato aumento dei salari nominali, hanno subito l’effetto dell’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto reale. In termini concreti, i redditi delle famiglie lombarde hanno perso lo 0,7% in valore reale. Un dato che si riflette anche su un altro fronte critico: il 7,5% delle famiglie vive oggi in condizioni di povertà assoluta, un numero preoccupante per una regione che storicamente si colloca ai vertici delle classifiche socio-economiche italiane.
Nonostante il quadro poco brillante, un elemento di resilienza si conferma essere la tenuta degli investimenti. Le imprese lombarde hanno aumentato la spesa in capitale fisso del 4,4%, smentendo le previsioni iniziali che ipotizzavano un brusco rallentamento. Gli investimenti si sono concentrati soprattutto su digitalizzazione, automazione e sostenibilità ambientale, grazie anche al contributo dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Secondo i dati aggiornati, in Lombardia sono già stati attivati oltre 6 miliardi di euro tramite il PNRR, con più di duemila cantieri aperti in tutta la regione.
Il settore dei servizi, trainato in particolare dal turismo e dal terziario avanzato, ha rappresentato un importante fattore di sostegno alla crescita. Le presenze turistiche, tornate ai livelli pre-Covid, hanno contribuito a rilanciare l’economia locale in città come Milano, Bergamo e Brescia. Tuttavia, i benefici si concentrano soprattutto nelle aree urbane e nei poli attrattivi, lasciando in ombra le province più periferiche, dove la crescita resta fragile.
La Lombardia deve ora confrontarsi con una serie di sfide strutturali. Le transizioni demografica, digitale ed ecologica impongono un profondo ripensamento delle strategie di sviluppo. L’invecchiamento della popolazione e la bassa natalità iniziano a riflettersi sul mercato del lavoro e sulla sostenibilità del welfare. La carenza di manodopera qualificata in settori strategici sta già mettendo in crisi numerose filiere produttive.
Il quadro internazionale, inoltre, si preannuncia incerto. Le prospettive per il 2025 indicano una crescita del PIL regionale intorno all’1%, ma si tratta di una previsione fragile, legata a numerose variabili esterne. In particolare, l’evoluzione dei dazi tra Stati Uniti, Cina e Unione Europea potrebbe peggiorare ulteriormente il quadro dell’export. La competitività delle imprese lombarde sarà messa alla prova da un contesto in cui diventeranno centrali innovazione, sostenibilità e adattamento ai nuovi equilibri commerciali globali.
Il rallentamento della Lombardia non è solo un dato regionale, ma un segnale che riguarda l’intero sistema economico italiano. La capacità di reagire a questi mutamenti, mantenendo al tempo stesso coesione sociale e capacità produttiva, sarà cruciale per il futuro della regione e del Paese.

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