Economia cinese in crescita del 5,2% nel secondo trimestre: trainata dall’export e dall’industria ma frenata da consumi e immobiliare
- piscitellidaniel
- 15 lug
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Nel secondo trimestre del 2025 il prodotto interno lordo della Cina è cresciuto del 5,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, un dato in linea con le attese del governo centrale e leggermente superiore alle stime degli analisti. Il risultato consolida il trend positivo registrato a partire dalla fine dello scorso anno e rappresenta un tassello fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo annuale di crescita fissato da Pechino intorno al 5%. Rispetto al trimestre precedente, l’aumento del Pil è stato dell’1,1%, segnando un’accelerazione rispetto al +1% del primo trimestre. Tuttavia, dietro il dato aggregato si celano tensioni strutturali e debolezze che rendono incerto il quadro macroeconomico della seconda metà dell’anno.
A trainare la performance economica cinese è stato ancora una volta il comparto manifatturiero, sostenuto dalla forte domanda estera e dalla tenuta delle esportazioni. A giugno, la produzione industriale è aumentata del 6,8% su base annua, un dato nettamente superiore alle attese che si attestavano al 5,7%. Particolarmente brillanti sono stati i settori legati alla tecnologia avanzata, come quello dei veicoli elettrici, dei componenti elettronici e dei robot industriali. In forte espansione anche la produzione legata alle energie rinnovabili e alle infrastrutture digitali, spinte da programmi di investimento pubblico lanciati nei mesi precedenti.
Le esportazioni hanno contribuito in modo significativo alla crescita del trimestre, grazie anche a un’accelerazione temporanea delle consegne verso gli Stati Uniti in vista dell’entrata in vigore di nuovi dazi. A giugno, l’export è cresciuto del 5,8% rispetto allo stesso mese del 2024, confermando il ruolo della domanda estera come motore centrale dell’economia cinese. Tuttavia, l’equilibrio resta fragile. L’incertezza geopolitica, le tensioni commerciali con Washington e la debolezza di alcuni mercati emergenti potrebbero rallentare il commercio nei mesi successivi.
Meno incoraggianti sono i dati sui consumi interni. Le vendite al dettaglio, principale indicatore della domanda delle famiglie, sono aumentate a giugno del 4,8%, al di sotto delle attese che puntavano a un +5,4% e in rallentamento rispetto al +6,5% di maggio. Il calo è attribuibile a una persistente cautela da parte dei consumatori, frenati da una fiducia ancora debole e da un mercato del lavoro che, pur stabile nei numeri, continua a mostrare segnali di precarietà nei salari e nella qualità dell’occupazione. L’aumento del risparmio precauzionale e la riluttanza a spendere restano tra i principali ostacoli alla ripresa dei consumi interni.
Un ulteriore elemento di debolezza è rappresentato dal settore immobiliare, in crisi da oltre due anni e ancora incapace di trovare una stabilizzazione. Gli investimenti nel comparto residenziale sono calati dell’11,2% nella prima metà del 2025, riflettendo un eccesso di offerta, una domanda in ritirata e una persistente difficoltà delle principali imprese del settore a rifinanziare i propri debiti. I prezzi delle nuove abitazioni continuano a scendere, soprattutto nelle città di secondo e terzo livello, generando un effetto depressivo sulla ricchezza percepita delle famiglie e sulla propensione al consumo.
Anche gli indicatori sui prezzi riflettono una situazione di fragilità. L’indice dei prezzi alla produzione ha segnato il sesto mese consecutivo di calo, alimentando i timori di una spirale deflattiva che potrebbe pesare ulteriormente sulla redditività delle imprese e sulla dinamica salariale. L’inflazione al consumo, seppur ancora positiva, rimane ben al di sotto del target fissato dalla People’s Bank of China, e non offre al momento segnali di rafforzamento.
In questo contesto, le autorità cinesi si preparano a rafforzare le politiche di sostegno all’economia. Secondo fonti vicine al governo, il prossimo vertice del Politburo potrebbe approvare una manovra espansiva mirata, con un incremento del deficit fiscale, nuovi investimenti infrastrutturali, incentivi alle famiglie a basso reddito e misure a sostegno del settore immobiliare. Anche sul fronte monetario, la banca centrale potrebbe varare un nuovo taglio del coefficiente di riserva obbligatoria per le banche, al fine di stimolare il credito verso imprese e consumatori.
Le sfide non mancano. Il sistema finanziario cinese, pur restando sotto controllo, mostra segnali di stress, in particolare tra le istituzioni di piccola e media dimensione. La riforma del sistema previdenziale e il contenimento del debito pubblico locale sono temi sempre più centrali nel dibattito politico ed economico. Inoltre, la necessità di mantenere un equilibrio tra sostegno alla crescita e stabilità finanziaria limita il margine di manovra del governo centrale, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi e delle incognite legate alla politica commerciale di Washington.
Le prospettive per la seconda metà dell’anno dipenderanno dalla capacità della Cina di sostenere la domanda interna senza compromettere l’equilibrio macroeconomico. Gli analisti ritengono probabile un rallentamento progressivo del Pil nei prossimi trimestri, con una crescita che potrebbe scendere sotto il 5% entro la fine del 2025. Le decisioni che verranno prese nei prossimi mesi, sia a livello monetario che fiscale, saranno determinanti per comprendere se l’economia cinese riuscirà a mantenere il suo slancio o se entrerà in una fase di nuova decelerazione.

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