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Crolla BNP Paribas dopo la condanna negli Stati Uniti: bruciati oltre 7 miliardi di Euro di capitalizzazione


Seduta nera per BNP Paribas alla Borsa di Parigi lunedì 20 ottobre. Il titolo del principale gruppo bancario francese è arrivato a perdere fino all’11%, per poi ridurre le perdite all’8,4%, attestandosi a 68,62 euro intorno alle ore 14:15. La flessione ha fatto scendere la capitalizzazione di mercato a 76,6 miliardi di euro, con una perdita superiore ai 7 miliardi in poche ore. Nonostante il crollo, dall’inizio dell’anno l’azione resta ancora in rialzo del 15,6%.

L'ondata di vendite è scattata dopo il verdetto di una giuria di New York, che ha riconosciuto BNP Paribas responsabile di aver sostenuto il regime sudanese di Omar al-Bashir, aprendo così la strada a una richiesta di risarcimenti multimilionari. Secondo stime di Bloomberg Intelligence, l’esito della causa potrebbe tradursi in un accordo particolarmente oneroso per la banca, anche se l’istituto ha definito “errate tutte le speculazioni” sui possibili importi.

La banca, guidata dal CEO Jean-Laurent Bonnafé, ha chiarito che il verdetto riguarda solo tre querelanti e che la decisione sarà impugnata in appello, escludendo qualsiasi pressione per chiudere la controversia con un patteggiamento. Tuttavia, l’effetto sul piano reputazionale non è passato inosservato.

Secondo Laurent Lamagnère di Alphavalue, la sentenza «accresce sensibilmente il rischio legale per BNP Paribas» e si inserisce in un contesto già difficile per il settore bancario francese, dopo il downgrade a sorpresa del rating sovrano della Francia da parte di S&P, che ha ulteriormente peggiorato il sentiment degli investitori.

Anche Roberto Scholtes, strategist di Singular Bank, ritiene che «il tonfo del titolo, per quanto probabilmente eccessivo, rappresenti un promemoria dei rischi legali che continuano a gravare sulle banche, anche per operazioni concluse da tempo». Scholtes aggiunge che la vicenda arriva in un momento in cui «i mercati stanno rivalutando le esposizioni verso istituzioni finanziarie non bancarie, dopo i recenti default verificatisi negli Stati Uniti».

L’ex presidente sudanese Omar al-Bashir, militare e politico salito al potere nel 1989 con un colpo di Stato sostenuto dal Fronte islamico nazionale, è una figura controversa. Durante il suo lungo governo, nel 2004 concesse un’autonomia limitata al Sud Sudan, ponendo fine a una guerra civile decennale, ma nel Darfur esplose un nuovo conflitto.

Nel 2009, la Corte penale internazionale dell’Aia ha emesso un mandato di arresto internazionale contro al-Bashir, accusandolo di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Nonostante ciò, nel 2010 e nel 2015 venne rieletto con ampi margini, fino alla sua destituzione nell’aprile 2019, in seguito a una rivolta militare alimentata da anni di malcontento popolare e crisi economica.

L’episodio giudiziario che oggi coinvolge BNP Paribas si inserisce dunque in un contesto più ampio, che unisce questioni legali, reputazionali e geopolitiche, e che potrebbe avere conseguenze significative sul fronte finanziario e sull’immagine della banca francese a livello internazionale.

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