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Contratto dei bancari, al via la trattativa: i sindacati chiedono 518 euro di aumento e meno ore di lavoro

Si apre ufficialmente il confronto tra ABI e organizzazioni sindacali per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale del credito, uno dei più importanti negoziati del mondo del lavoro italiano. Al tavolo siedono Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin, che rappresentano circa 280 mila lavoratrici e lavoratori del settore bancario. La piattaforma unitaria presentata ai rappresentanti delle banche prevede un aumento economico di 518 euro lordi mensili per la figura professionale di riferimento nel triennio, accompagnato da una profonda revisione dell'organizzazione del lavoro e da nuove tutele legate alla trasformazione digitale del settore.


La richiesta salariale arriva dopo anni nei quali il sistema bancario italiano ha registrato risultati economici particolarmente positivi, sostenuti dall'aumento dei tassi d'interesse e da utili record per molti dei principali istituti di credito. Secondo i sindacati, una parte della ricchezza prodotta deve ora essere redistribuita ai dipendenti, che negli ultimi anni hanno affrontato profonde riorganizzazioni, chiusure di filiali, incremento dei carichi di lavoro e una crescente pressione commerciale. Oltre all'aumento retributivo, la piattaforma propone la riduzione dell'orario settimanale da 37 a 35 ore, misura che viene considerata uno degli interventi prioritari per migliorare l'equilibrio tra attività lavorativa e vita privata e per adeguare il contratto ai cambiamenti organizzativi introdotti dalla digitalizzazione.


Uno dei temi centrali della trattativa riguarda proprio l'impatto dell'intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie sul lavoro bancario. Le organizzazioni sindacali chiedono che l'adozione di sistemi basati sull'IA avvenga attraverso un confronto preventivo con le rappresentanze dei lavoratori e che tali strumenti abbiano una funzione di supporto, senza sostituire il ruolo delle persone nelle attività a maggiore valore aggiunto. La piattaforma affronta inoltre questioni legate all'organizzazione del lavoro, ai processi di ristrutturazione, alla formazione continua, al rafforzamento del welfare aziendale, alla tutela della salute psicofisica e al contrasto delle indebite pressioni commerciali. Tra le richieste figurano anche il rafforzamento dell'area contrattuale, limiti più stringenti alle esternalizzazioni e maggiori garanzie per chi opera nelle società del gruppo bancario.


Dal lato delle banche, la trattativa si presenta complessa. L'ABI dovrà valutare l'impatto economico delle richieste sindacali, in un contesto nel quale gli istituti stanno investendo ingenti risorse nella trasformazione digitale, nella cybersicurezza e nell'adeguamento alle nuove normative europee. Pur beneficiando di risultati economici molto positivi negli ultimi esercizi, il settore è chiamato a prepararsi a una possibile riduzione dei margini qualora la politica monetaria della Banca centrale europea dovesse tornare progressivamente verso tassi d'interesse più contenuti. Anche per questo motivo il negoziato dovrà trovare un equilibrio tra la sostenibilità dei costi per le imprese e il riconoscimento economico richiesto dai lavoratori.


L'avvio del confronto rappresenta il primo passo di una trattativa destinata a influenzare l'intero settore del credito. Il contratto dei bancari è infatti considerato uno dei riferimenti più importanti nel panorama delle relazioni industriali italiane e le soluzioni che emergeranno dal negoziato potrebbero avere effetti anche su altri comparti interessati da analoghi processi di digitalizzazione e innovazione organizzativa. Nelle prossime settimane ABI e sindacati saranno chiamati a confrontarsi su salari, orari, tecnologia e qualità del lavoro, con l'obiettivo di definire un accordo capace di accompagnare il sistema bancario nella nuova fase di trasformazione economica e digitale.

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