Caso Salis: il voto decisivo del Parlamento europeo su revoca immunità e le tensioni al centro del PPE – oggi l’esame cruciale che mette alla prova equilibri politici e responsabilità istituzionali
- piscitellidaniel
- 7 ott
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Il giorno del voto è arrivato: il Parlamento europeo si appresta a decidere se revocare l’immunità parlamentare all’europarlamentare Salis, nel mezzo di un caso che intreccia questioni giudiziarie, ragioni politiche e strategie di gruppo all’interno del’Unione. La scelta che i deputati saranno chiamati a compiere non riguarda soltanto un singolo individuo: nella bilancia sono poste la credibilità delle istituzioni europee, la percezione del peso della legge, la coesione dei gruppi politici, in particolare del Partito Popolare Europeo (PPE), e il possibile effetto sul rapporto tra rappresentanti eletti e giustizia.
Nei giorni scorsi il presidente del PPE, Manfred Weber, ha affermato che è “giusto revocare l’immunità”, sottolineando che nessuno debba sentirsi al di sopra della legge. Si tratta di un segnale forte, che tende a rassicurare sul rispetto del principio di parità davanti alla legge anche a livello europeo, ma che mette allo stesso tempo in gioco le alleanze interne al gruppo e le relazioni con altri partiti nazionali. Il voto è atteso con grande attenzione non solo dagli osservatori istituzionali, ma anche dai media, dalle opinioni pubbliche dei paesi interessati e dagli stessi partiti di appartenenza dell’eurodeputato implicato.
Da un lato, chi invoca la revoca dell’immunità sostiene che la protezione prevista per gli europarlamentari non debba trasformarsi in uno scudo permanente contro l’azione giurisdizionale, soprattutto quando si tratta di accuse rilevanti e trasparenti. L’argomento è che l’Unione europea non può né deve essere percepita come una zona franca in cui difetti procedurali, indagini in corso o poteri di polizia vengano ostacolati da privilegi parlamentari. Revocare l’immunità può significare dare prova di responsabilità, trasparenza e adesione al principio che a tutti, inclusi i legislatori europei, la legge si applica in egual misura.
Dall’altro lato, c’è chi mette in guardia contro un processo che rischia di essere politicizzato, con attacchi diretti alla figura dell’europarlamentare coinvolto prima ancora che un giudizio si compia nei tribunali nazionali competenti. Per molti parlamentari, l’immunità ha una funzione protettiva nei confronti dell’indipendenza dell’attività parlamentare: se essa fosse utilizzata per perseguire attacchi strumentali, rischierebbe di minare la libertà d’azione dei rappresentanti eletti, assoggettandoli a pressioni politiche o giudiziarie preventive.
Il contesto istituzionale in cui il voto si colloca è già carico di tensioni latenti: il Parlamento europeo è diviso tra la necessità di affermare la propria autorità e quella di preservare l’equilibrio interno tra gruppi politici e sensibilità nazionali. Il PPE assume un ruolo chiave: da tempo tenta di rafforzare la propria immagine di gruppo responsabile e rigoroso, conciliando la fedeltà ai valori dello Stato di diritto con le esigenze tattiche e strategiche dei vari partiti nazionali che ne fanno parte. In questo senso, la decisione su Salis assume un valore simbolico ben al di là del singolo caso, perché segnala la linea politica che il gruppo intende seguire su temi di integrità, giustizia e responsabilità.
Parallelamente, i gruppi più vicini a posizioni di garanzia e cautela insistono sul fatto che la revoca non debba avvenire automaticamente, ma solo a fronte di prove chiare, procedure giudiziarie ben strutturate e tutele procedurali. L’obiezione è che l’istituto dell’immunità parlamentare svolge una funzione essenziale nella protezione del pluralismo democratico e nella salvaguardia dei rappresentanti da misure persecutorie che abbiano motivazioni politiche. I dubbi riguardano anche l’opportunità che un simile voto avvenga in un contesto che può essere influenzato da maggioranze, schieramenti e pressioni esterne piuttosto che da criteri strettamente legali e tecnici.
Nelle commissioni del Parlamento europeo incaricate di esaminare la proposta, sono state analizzate le carte dell’inchiesta nazionale corrispondente, le richieste dell’autorità giudiziaria competente e il principio di proporzionalità. I relatori hanno svolto audizioni, acquisito pareri giuridici e valutato le possibili implicazioni sul funzionamento dell’attività parlamentare europea. L’esito del loro lavoro, che sarà sottoposto all’assemblea plenaria, contiene raccomandazioni e criteri di giudizio che mirano a bilanciare trasparenza e garanzia, responsabilità e protezione istituzionale.
Il voto parlamentare, che si svolgerà in sessione plenaria, richiede una maggioranza qualificata: non basta una semplice maggioranza numerica, ma è richiesto un quorum che garantisca che la decisione sia rappresentativa dell’intero Parlamento. Ciò significa che ogni eurodeputato sarà consapevole della portata storica del gesto: si tratta di una decisione che potrebbe incidere sull’autorità del Parlamento medesimo e sulla valutazione pubblica del suo ruolo nel garantire che gli eletti siano responsabili e al contempo tutelati.
Già nelle ore precedenti al voto si sono intensificati i contatti tra gruppi politici, alleanze di convenienza, pressioni da parte dei partiti nazionali e richieste di trasparenza da parte dei cittadini. Alcuni delegati hanno reso pubblico il fatto che subiranno valutazioni interne al proprio partito nazionale prima di esprimere il loro voto; altri chiedono che, se la revoca fosse approvata, si presti massima attenzione al rispetto del diritto di difesa dell’europarlamentare, affinché l’azione giudiziaria avvenga in un quadro di imparzialità e conformità ai diritti fondamentali.
L’eco del voto si estenderà ben oltre il caso Salis: esso entrerà nel dibattito sulla legittimità e i limiti dell’immunità parlamentare in tutta l’Unione, influenzando possibili futuri richiami simili. Se la revoca fosse approvata, molte altre richieste analoghe potrebbero trovare terreno favorevole; in caso contrario, il messaggio sarebbe che l’istituto dell’immunità resiste forte, anche di fronte a scenari giudiziari controversi.
Oggi il Parlamento europeo con le sue urne interne, i suoi regolamenti e i suoi equilibri interni, è chiamato a misurarsi con un bivio che — per la tenuta democratica comune — può segnare un prima e un dopo.

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