Cala la fiducia ad aprile: consumatori e imprese italiane più incerte sul futuro economico
- piscitellidaniel
- 29 apr
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Nel mese di aprile 2025 si è registrato un nuovo calo della fiducia sia tra i consumatori che tra le imprese italiane, segnalando una crescente preoccupazione per l’evoluzione economica del Paese. A rivelarlo è l’ultimo report diffuso dall’Istat, che evidenzia come entrambi gli indicatori di fiducia abbiano subito una flessione rispetto al mese precedente, consolidando un trend che va avanti da inizio anno.
L’indice composito del clima di fiducia dei consumatori è sceso da 96,5 a 95,2, un dato che riflette un peggioramento generalizzato nelle valutazioni sulla situazione economica, sia personale che nazionale. Il clima economico, in particolare, è sceso da 101,9 a 99,4, mentre il clima personale è passato da 94,6 a 93,7. Ancora più marcata la flessione del clima futuro, che si è ridotto di oltre tre punti, da 97,2 a 93,9. In controtendenza solo il clima corrente, che ha registrato un lieve miglioramento da 96,0 a 96,2, probabilmente influenzato da una momentanea stabilizzazione dei prezzi e da segnali positivi nel mercato del lavoro a breve termine.
Il dato relativo alla fiducia delle imprese mostra una dinamica altrettanto preoccupante. L’indice generale è passato da 97,0 a 95,8, confermando una diffusa sensazione di rallentamento in tutti i principali comparti produttivi. Nel settore manifatturiero, l’indice si è ridotto da 88,4 a 87,6. Il peggioramento ha riguardato sia i giudizi sugli ordini, in calo per il terzo mese consecutivo, sia le attese sulla produzione. A pesare sono l’indebolimento della domanda estera e l’incertezza legata ai costi dell’energia e delle materie prime.
Anche il settore delle costruzioni ha mostrato segnali di ripiegamento: l’indice è sceso da 105,7 a 103,4. La dinamica riflette sia un rallentamento nei nuovi cantieri, in parte causato da ritardi nell’attuazione dei progetti legati al PNRR, sia il calo delle aspettative sulle commesse pubbliche. L’incertezza normativa in materia di bonus edilizi e la stretta sul credito hanno ulteriormente raffreddato il comparto.
Nel commercio al dettaglio, l’indice di fiducia è passato da 104,5 a 103,0. Le vendite correnti vengono percepite in miglioramento, ma le attese future sono peggiorate, soprattutto per quanto riguarda il settore alimentare e i beni non durevoli. La spesa delle famiglie continua a risentire dell’erosione del potere d’acquisto provocata da un’inflazione ancora sopra i livelli pre-pandemici e da una dinamica salariale che resta fiacca.
Anche nei servizi di mercato si registra una flessione dell’indice di fiducia, che scende da 100,7 a 99,5. Il calo riguarda principalmente i giudizi e le attese sugli ordini. In particolare, il settore dei trasporti e quello della ristorazione mostrano un peggioramento delle prospettive, complice un rallentamento della domanda interna e una stagione turistica che si preannuncia meno dinamica del previsto.
Questi dati si inseriscono in un contesto macroeconomico ancora fragile. Nonostante segnali positivi sul fronte dell’occupazione e una timida ripresa degli investimenti industriali, il quadro generale resta condizionato da numerose incertezze: instabilità geopolitica, rialzi dei tassi d’interesse, rallentamento della crescita globale e difficoltà nell’attuazione dei programmi di spesa pubblica. Le aspettative di crescita per il secondo trimestre vengono riviste al ribasso da diversi centri studi, con una previsione che si aggira attorno allo 0,3% sul trimestre precedente.
Il calo simultaneo della fiducia di famiglie e imprese rappresenta un segnale d’allarme per la tenuta del ciclo economico. Storicamente, un indebolimento prolungato di questi indicatori anticipa una contrazione nei consumi e negli investimenti, due componenti fondamentali per la dinamica del PIL. In particolare, la propensione al risparmio delle famiglie è tornata a salire, mentre l’indebitamento resta su livelli contenuti, sintomo di un atteggiamento più prudente e difensivo da parte dei nuclei familiari.
Nel prossimo futuro, sarà decisivo il ruolo delle politiche pubbliche nel sostenere la fiducia degli operatori economici. Interventi mirati a rafforzare il potere d’acquisto, stimolare l’innovazione nelle imprese e garantire la piena attuazione dei progetti del PNRR potrebbero contribuire a invertire il clima di sfiducia e a restituire slancio alla crescita.

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