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Boom del Made in Italy negli USA: esportazioni in crescita del 41% nel primo trimestre 2025

Nel primo trimestre del 2025 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti hanno registrato un balzo straordinario pari al +41% rispetto allo stesso periodo del 2024. Una dinamica che segna un ritorno di forza del Made in Italy oltreoceano e che si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da mutamenti geopolitici, riallineamenti commerciali e nuova domanda da parte del mercato americano. Il dato, comunicato da fonti ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, fotografa una fase espansiva senza precedenti nei principali settori trainanti dell’export nazionale, sostenuta da due fattori chiave: l’effetto dei dazi imposti dagli Stati Uniti su altri partner commerciali e l’ottima reattività logistica delle imprese italiane.


Uno dei settori che ha registrato le performance migliori è quello agroalimentare, da sempre cavallo di battaglia dell’Italia sul fronte internazionale. Vino, olio d’oliva, formaggi, pasta, conserve e dolci tipici hanno trovato uno sbocco privilegiato nel mercato americano, non solo per l’attrattività del brand Made in Italy, ma anche per la capacità di garantire tracciabilità, qualità e sostenibilità lungo tutta la filiera. I dati indicano un +37% nelle esportazioni di vino, un +44% per l’olio extravergine e un sorprendente +58% per i prodotti da forno, grazie anche al crescente successo della cucina italiana nei circuiti di ristorazione e consumo domestico statunitense.


Ottimi risultati anche per il settore moda, che ha beneficiato di un consolidamento strutturale negli Stati Uniti. Brand di alta gamma, così come aziende specializzate in abbigliamento accessibile ma distintivo, hanno intercettato la domanda di uno stile europeo riconoscibile e affidabile. Scarpe, borse, abiti sartoriali e accessori segnano una crescita del 39% su base annua, con una domanda forte soprattutto da California, Florida e area metropolitana di New York.


A contribuire in modo decisivo al successo delle esportazioni è stata anche la meccanica strumentale. L’Italia, seconda in Europa solo alla Germania per capacità manifatturiera, ha esportato impianti per l’industria alimentare, robotica, macchine utensili e apparecchiature per l’energia e l’ambiente. Questo segmento ha beneficiato di una domanda crescente di tecnologia medio-alta da parte di PMI statunitensi che stanno rilocalizzando parte della produzione a livello nazionale, ma necessitano di macchinari specializzati. L’export in questo comparto è cresciuto del 32% nel trimestre.


Il fattore scatenante di questa accelerazione è stato in parte legato all’azione commerciale dell’amministrazione Trump, che a partire da gennaio 2025 ha introdotto una nuova ondata di dazi verso la Cina e, in misura minore, anche verso alcuni prodotti provenienti dalla Corea del Sud e dal Messico. L’Italia, grazie alla solidità dei suoi accordi bilaterali e all’assenza di misure restrittive nei confronti dei propri prodotti, si è trovata in una posizione di vantaggio competitivo immediato. Le imprese italiane hanno saputo reagire con prontezza, aumentando l’offerta verso gli USA e riallineando le strategie logistiche.


Non sono mancati ostacoli, soprattutto sul fronte della logistica. Il costo dei noli marittimi è rimasto elevato per tutto il trimestre, con congestioni nei porti di destinazione e ritardi legati alla carenza di container nei porti di partenza. Tuttavia, molte aziende italiane hanno saputo aggirare il problema puntando su triangolazioni portuali, accordi diretti con operatori logistici americani e impiego di spedizioni aeree per le merci a maggior valore aggiunto. Il sistema portuale di Genova e quello dell’Adriatico si sono rivelati fondamentali per mantenere alta la capacità di esportazione in tempi rapidi.


A livello territoriale, le regioni italiane che hanno contribuito maggiormente al boom dell’export verso gli USA sono state Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana. Questi territori hanno un tessuto industriale fortemente orientato all’internazionalizzazione e sono stati capaci di adattare in modo flessibile la produzione alle richieste del mercato americano. Il Sud ha partecipato in modo crescente grazie all’export agroalimentare e alla meccanica agricola, in particolare da Puglia e Campania.


Le prospettive per i prossimi mesi sono altrettanto favorevoli. Secondo le stime di Confindustria e SACE, l’export italiano verso gli Stati Uniti potrebbe chiudere l’anno con una crescita complessiva tra il 28% e il 35%, mantenendo gli USA al primo posto tra i partner extra-europei dell’Italia. Una dinamica che potrebbe rafforzarsi ulteriormente nel caso di nuovi incentivi fiscali previsti dal governo americano per le imprese green, hi-tech e food & beverage, settori in cui l’Italia è da tempo in prima linea.


Il rafforzamento delle esportazioni verso gli USA dimostra la capacità di reazione del sistema produttivo italiano, la competitività del Made in Italy e il valore strategico di un mercato che, nonostante le incertezze geopolitiche, continua a rappresentare una delle destinazioni più promettenti per le imprese italiane orientate all’innovazione e alla qualità.

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