Appalti europei, Bruxelles prepara la preferenza per il “Made in Europe”

La futura revisione delle direttive potrebbe consentire di favorire offerte e produzioni europee negli acquisti pubblici.
La Commissione europea prepara una profonda revisione delle regole sugli appalti pubblici, con l’obiettivo di introdurre strumenti capaci di rafforzare la produzione europea nelle gare finanziate dalla spesa pubblica. Le anticipazioni sul futuro Public Procurement Act indicano la possibilità, in determinate condizioni, di penalizzare o escludere offerte provenienti da Paesi terzi quando non rispettino i requisiti europei di origine e valore.
Il progetto, atteso come proposta della Commissione, è destinato a intervenire sull’architettura costruita dalle tre direttive del 2014. Non si tratta quindi di una disciplina già vigente: contenuti e soglie potranno cambiare durante il procedimento legislativo europeo.
La svolta risponde a una questione industriale sempre più evidente. Ogni anno le amministrazioni europee movimentano attraverso gli appalti una quota molto rilevante del Pil dell’Unione. Utilizzare questa domanda come leva di politica industriale significa trasformare il criterio del prezzo in uno strumento più ampio, nel quale entrano sicurezza degli approvvigionamenti, resilienza delle filiere, sostenibilità e localizzazione della produzione.
Il punto critico sarà mantenere un livello sufficiente di concorrenza. Una preferenza europea troppo rigida potrebbe aumentare i costi per le amministrazioni o ridurre il numero degli offerenti; criteri troppo deboli rischierebbero invece di avere effetti marginali sulla capacità produttiva dell’Unione. La futura disciplina dovrà inoltre coordinarsi con gli impegni internazionali assunti dall’Ue in materia di accesso ai mercati pubblici.






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