Wall Street sotto pressione: crollano i tech, tengono solo i beni di consumo di base
- piscitellidaniel
- 4 ore fa
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Giovedì Wall Street ha chiuso in calo, con l’S&P 500 scivolato ai minimi delle ultime due settimane e il Nasdaq sceso al livello più basso da oltre due mesi. Il comparto dell’intelligenza artificiale è tornato sotto pressione dopo che i piani di spesa di Alphabet e le prospettive prudenti di Qualcomm hanno incrinato la fiducia degli investitori.
Le azioni di Alphabet hanno perso il 4,2% dopo che la capogruppo di Google ha annunciato l’intenzione di raddoppiare le spese in conto capitale nel corso dell’anno, segnalando una nuova e aggressiva accelerazione nella corsa all’intelligenza artificiale.
Qualcomm ha registrato un crollo dell’8,2% dopo aver fornito stime su ricavi e utili del secondo trimestre inferiori alle attese del mercato.
Le vendite si sono estese ai principali titoli tecnologici a grande capitalizzazione, con Microsoft e Tesla in ribasso rispettivamente del 3,4% e del 3,7%.
Secondo le stime, le big tech investiranno complessivamente oltre 500 miliardi di dollari quest’anno in progetti di costruzione e infrastrutture, riaccendendo i dubbi sulle valutazioni estremamente elevate del settore e sui tempi necessari affinché tali investimenti generino rendimenti concreti.
Queste preoccupazioni si sono intensificate dopo i risultati di Microsoft, spingendo molti investitori ad alleggerire le posizioni sui titoli tecnologici più costosi e a spostarsi verso settori del mercato con valutazioni più contenute.
Nel frattempo, l’indice di volatilità CBOE, noto come il “termometro della paura” di Wall Street, è salito di 3,8 punti fino a 20,49, il livello più alto degli ultimi due mesi.
Infine, Amazon, altro membro dei cosiddetti “Magnifici 7”, ha ceduto il 4,3% in vista della pubblicazione dei risultati trimestrali, attesi dopo la chiusura dei mercati.
I titoli del comparto software e servizi dati, tra cui ServiceNow e Salesforce, hanno subito forti vendite, con ribassi rispettivamente del 5% e del 4%.
Queste flessioni hanno ulteriormente appesantito una settimana già negativa per il settore, mentre cresce il timore che il rapido progresso degli strumenti di intelligenza artificiale possa iniziare a erodere la domanda di software tradizionali, comprimendo le prospettive di crescita dell’intero comparto.
L’indice S&P 500 Software & Services ha ceduto il 3,2%, segnando la settima seduta consecutiva in territorio negativo e bruciando circa 830 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato dal 28 gennaio.
In un contesto di marcata avversione al rischio, anche i beni rifugio hanno ripreso a indebolirsi: l’oro e l’argento sono tornati in calo, con il metallo giallo in flessione di quasi il 13% dopo il rimbalzo delle due sedute precedenti. Anche il Bitcoin è sceso sotto la soglia dei 70.000 dollari.
Nel frattempo, mentre i trader riducevano l’esposizione ai titoli legati all’intelligenza artificiale con valutazioni più elevate, proseguiva la rotazione verso segmenti di mercato più economici e trascurati. In questo scenario, l’S&P 600 Small Cap, l’S&P 500 Value e l’S&P 400 Mid Cap si avviavano a chiudere la settimana in rialzo, a fronte di un calo dell’S&P 500 superiore al 2%.
Alle 11:07 ET, il Dow Jones Industrial Average è sceso di 644,50 punti, ovvero l'1,30%, a 48.856,74, l'S&P 500 ha perso 95,74 punti, ovvero l'1,39%, a 6.786,87 e il Nasdaq Composite ha perso 401,99 punti, ovvero l'1,76%, a 22.500,42.
Il comparto dei beni di consumo di base, considerato difensivo, è stato l’unico tra gli undici settori dell’indice a chiudere in territorio positivo.
Sul fronte societario, Snap ha battuto le attese sui ricavi del quarto trimestre, con il titolo balzato del 10,8%.
Al contrario, Estée Lauder ha ceduto il 21,5% dopo che il gruppo, proprietario del marchio Clinique, ha fornito previsioni sui risultati annuali inferiori alle stime. Tapestry ha invece guadagnato l’8% grazie a una revisione al rialzo delle previsioni di utile per l’intero esercizio, mentre Hershey ha messo a segno un progresso dell’8,8% sostenuta da outlook sugli utili annuali migliori del previsto.
Sul fronte macroeconomico, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono aumentate più delle attese nella settimana conclusasi il 31 gennaio, mentre a dicembre il numero di offerte di lavoro è sceso al livello più basso degli ultimi cinque anni.
Fonte: investing.com




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