Coldiretti, la difesa del Made in Italy riparte da Bari tra filiere agricole, identità produttiva e sfida dei mercati globali
- piscitellidaniel
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La prima tappa a Bari dell’iniziativa di Coldiretti dedicata alla difesa del Made in Italy segna l’avvio di un percorso politico, economico e simbolico che punta a riportare al centro del dibattito pubblico il valore strategico dell’agricoltura italiana e delle sue filiere. La scelta del capoluogo pugliese non è casuale, perché il Mezzogiorno rappresenta uno dei presìdi più forti della produzione agricola nazionale, ma anche uno dei territori più esposti alle distorsioni dei mercati globali, alla concorrenza estera e ai rischi legati alla contraffazione. La mobilitazione di Coldiretti assume i tratti di una piattaforma di pressione che intreccia tutela del reddito agricolo, sicurezza alimentare e difesa dell’identità produttiva, in una fase nella quale l’agroalimentare italiano continua a essere uno dei principali asset economici e reputazionali del Paese, ma anche uno dei più vulnerabili.
Il tema del Made in Italy agricolo viene affrontato da Coldiretti come questione strutturale e non solo commerciale. La difesa delle produzioni nazionali riguarda la tenuta delle filiere, la tracciabilità delle materie prime, la trasparenza delle etichette e la capacità di contrastare pratiche che comprimono i margini degli agricoltori a vantaggio di intermediari e importazioni a basso costo. Bari diventa così il punto di partenza di una narrazione che mette al centro il lavoro agricolo come presidio economico e sociale, sottolineando come la perdita di valore lungo la catena produttiva si traduca in abbandono dei campi, riduzione degli investimenti e impoverimento dei territori. Coldiretti lega la difesa del Made in Italy a una visione di politica agricola che chiede regole più stringenti sull’origine dei prodotti, controlli più efficaci e una maggiore coerenza tra obiettivi ambientali e sostenibilità economica delle imprese.
La tappa pugliese consente anche di evidenziare le contraddizioni che attraversano il settore agricolo europeo, stretto tra liberalizzazione degli scambi, accordi commerciali internazionali e standard produttivi sempre più elevati. Coldiretti denuncia il rischio che il mercato venga invaso da prodotti che non rispettano le stesse regole imposte agli agricoltori italiani, creando una concorrenza percepita come sleale. La difesa del Made in Italy viene quindi presentata come difesa di un modello produttivo fondato su qualità, sicurezza e legame con il territorio, elementi che rappresentano un vantaggio competitivo ma che comportano anche costi più elevati. In questo contesto, l’organizzazione agricola chiede una politica europea capace di tutelare le produzioni interne senza sacrificare l’equilibrio economico delle imprese, evitando che la transizione ecologica e le aperture commerciali si traducano in una penalizzazione strutturale del sistema agricolo nazionale.
L’iniziativa di Bari assume inoltre una forte valenza politica, perché mira a coinvolgere istituzioni, consumatori e imprese in un fronte comune a sostegno dell’agroalimentare italiano. Coldiretti insiste sul ruolo del consumo consapevole come leva di tutela del Made in Italy, sottolineando come le scelte di acquisto incidano direttamente sulla sopravvivenza delle filiere locali. La difesa dell’origine diventa così un tema che va oltre gli addetti ai lavori e chiama in causa l’intero sistema Paese, dalla ristorazione alla grande distribuzione, fino alle politiche pubbliche di promozione e controllo. La tappa di Bari rappresenta un momento di visibilità e di mobilitazione, ma anche un segnale di continuità di una strategia che punta a mantenere alta l’attenzione su un settore considerato centrale per l’economia, l’occupazione e l’identità nazionale, in un contesto globale nel quale il valore del Made in Italy agricolo continua a essere conteso e messo sotto pressione.

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