top of page

Dall’AfD tedesca all’ultradestra dell’Est, la tela europea di Vannacci tra alleanze, convergenze e fratture politiche

La proiezione europea della figura di Roberto Vannacci si inserisce in un contesto continentale nel quale le destre radicali e nazionaliste stanno consolidando reti di contatto, convergenze tematiche e piattaforme comuni, pur restando attraversate da profonde differenze strategiche e ideologiche. Il riferimento all’AfD tedesca e ai movimenti dell’ultradestra dell’Est europeo segnala un tentativo di collocare la proposta politica di Vannacci dentro una galassia che contesta apertamente l’impianto dell’Unione europea, le politiche migratorie comuni e l’assetto istituzionale nato dopo l’allargamento a Est. In questo scenario, la “tela” evocata non è una struttura organizzata e formalizzata, ma una rete fluida di affinità, scambi simbolici e sovrapposizioni narrative, che ruotano attorno a temi come sovranità nazionale, identità culturale, critica alle élite e rifiuto di un’integrazione europea percepita come coercitiva. L’emergere di Vannacci in questo spazio politico europeo avviene quindi come innesto su dinamiche già esistenti, più che come costruzione ex novo di un fronte unitario.


L’AfD rappresenta uno dei punti di riferimento più rilevanti di questa galassia, sia per il peso elettorale sia per la capacità di influenzare il dibattito pubblico tedesco ed europeo. Il partito ha progressivamente spostato il proprio baricentro verso posizioni più radicali, soprattutto nei Länder orientali, dove il consenso è alimentato da un mix di frustrazione economica, diffidenza verso le istituzioni europee e opposizione alle politiche migratorie. È in questo spazio che le parole d’ordine di Vannacci trovano punti di contatto, in particolare sulla difesa dei confini, sulla critica al multiculturalismo e sulla richiesta di un ritorno a modelli di Stato fortemente identitari. Tuttavia, le convergenze non cancellano le differenze, perché l’AfD opera in un contesto politico e storico segnato da sensibilità particolari, che rendono più complessa la costruzione di alleanze esplicite e stabili. La tela europea di Vannacci si muove quindi per suggestioni e parallelismi, più che per accordi strutturati, sfruttando una narrazione comune che attraversa confini e sistemi politici diversi.


Nell’Europa orientale, l’ultradestra assume forme ancora differenti, spesso intrecciate con nazionalismi storici, memorie post-sovietiche e una relazione ambivalente con l’Unione europea, vista al tempo stesso come fonte di risorse e come vincolo politico. In questi contesti, la critica all’integrazione europea si combina con una forte enfasi sulla sovranità statale e su modelli di democrazia illiberale, che mettono in discussione l’equilibrio tra poteri e il ruolo delle istituzioni indipendenti. La possibile sintonia con Vannacci si gioca soprattutto sul piano retorico, nella denuncia di un’Europa considerata distante dai popoli e dominata da élite tecnocratiche. Allo stesso tempo, emergono fratture evidenti, perché le destre dell’Est hanno spesso priorità geopolitiche e interessi nazionali che non coincidono con quelli italiani. La tela europea appare quindi come un intreccio irregolare, fatto di avvicinamenti tattici e di divergenze strategiche, nel quale l’unità è più evocata che realizzata.


Il posizionamento di Vannacci in questo mosaico europeo solleva interrogativi sulla capacità di trasformare affinità ideologiche in un progetto politico coerente e duraturo. La galassia delle destre radicali è caratterizzata da una forte competizione interna, da leadership personalistiche e da una difficoltà strutturale a costruire piattaforme comuni che vadano oltre la protesta. La tela che si estende dall’AfD all’ultradestra dell’Est mostra una convergenza su alcuni temi chiave, ma anche una fragilità intrinseca, perché ogni attore tende a privilegiare il proprio spazio nazionale. In questo quadro, la figura di Vannacci si colloca come potenziale catalizzatore di consenso e di attenzione mediatica, ma la sua capacità di incidere sugli equilibri europei dipenderà dalla possibilità di superare la dimensione simbolica e di misurarsi con la complessità di alleanze che, pur condividendo parole d’ordine simili, restano profondamente divise su obiettivi, strategie e rapporti con le istituzioni europee.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page