Wall Street in rialzo trainata da tecnologia e small cap, energia sotto pressione
- piscitellidaniel
- 2 ore fa
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Lunedì i principali listini di Wall Street hanno chiuso in rialzo, sostenuti dal forte rimbalzo dei produttori di chip di memoria e di altri titoli a grande capitalizzazione, che hanno permesso al mercato di recuperare le perdite iniziali causate dal brusco calo dei prezzi dei metalli preziosi.
L’indice S&P 500 ha così interrotto una serie di tre sedute consecutive in rosso, recuperando dopo l’avvio debole della giornata, quando la prolungata vendita di oro e argento aveva spinto molti investitori a ridurre le posizioni con leva finanziaria.
I titoli legati al settore della memoria hanno messo a segno forti guadagni: Sandisk è balzata del 16%, Seagate ha registrato un progresso del 5,8%, mentre Western Digital è salita del 7,8%, proseguendo il solido trend positivo avviato da gennaio.
Secondo gli operatori di mercato, l’attenzione degli investitori si sta ora spostando sul posizionamento in vista di quella che dovrebbe essere la settimana più intensa della stagione degli utili, oltre alla pubblicazione di importanti indicatori macroeconomici.
I dati PMI hanno inoltre evidenziato che a gennaio l’attività manifatturiera negli Stati Uniti è tornata a crescere per la prima volta nell’arco di un anno.
Nel frattempo, l’indice di volatilità VIX del CBOE è sceso di 1,27 punti, attestandosi a 16,17, dopo aver raggiunto un massimo di quasi due settimane nelle prime ore di contrattazione.
Alle 12:09 ET, il Dow Jones Industrial Average è salito di 490,04 punti, ovvero dell'1%, a 49.382,51. L'S&P 500 ha guadagnato 45,73 punti, ovvero dello 0,66%, a 6.984,82, mentre il Nasdaq Composite è salito di 175,21 punti, ovvero dello 0,75%, a 23.637,02.
Tutti e tre i principali indici avevano chiuso gennaio in territorio positivo, nonostante le ripetute ondate di vendite innescate dalle tensioni geopolitiche. L’S&P 500 ha superato per la prima volta la soglia dei 7.000 punti, sostenuto dalla solidità degli utili e dalle aspettative di crescita legate all’intelligenza artificiale.
Nella seduta di lunedì, le mega-cap tecnologiche hanno trainato il Nasdaq, con Apple e Amazon in rialzo di oltre il 2% ciascuna.
Microsoft, invece, venerdì ha ceduto l’1,1%, ampliando la sua peggior performance settimanale da marzo 2020, dopo aver riportato ricavi del cloud inferiori alle attese.
La recente fase di vendite suggerisce un calo della tolleranza degli investitori verso gli ambiziosi piani di spesa in conto capitale delle Big Tech, accrescendo la pressione affinché tali investimenti si traducano in ritorni concreti e misurabili, in grado di sostenere valutazioni elevate.
Disney ha perso il 5,3%, nonostante risultati del primo trimestre superiori alle stime di Wall Street.
Alphabet, Amazon e AMD figurano infine tra le 128 società dell’S&P 500 attese alla pubblicazione dei conti nel corso della settimana.
L’indice Russell 2000, che raggruppa le società a bassa capitalizzazione, è salito di oltre l’1%, rimbalzando dai minimi di quasi un mese.
Oracle ha messo a segno un progresso del 2,4% dopo che gli analisti di Wall Street hanno affermato che il piano di raccolta fondi da 50 miliardi di dollari ha dissipato i timori sulla capacità del gruppo di finanziare una massiccia espansione dei data center.
Il settore energetico dell’S&P 500 ha invece perso l’1,4%, penalizzato dal calo dei prezzi del petrolio. La flessione è seguita alle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui l’Iran starebbe “seriamente dialogando” con Washington, alimentando le aspettative di una de-escalation e riducendo i timori di possibili interruzioni delle forniture.
Il ribasso dei prezzi dell’energia ha favorito il comparto aereo: United Airlines è salita del 5,5%, JetBlue ha registrato un balzo di circa il 6%, mentre Delta e Southwest sono avanzate rispettivamente del 4,9% e del 3,5%.
Nel frattempo, la Camera dei Rappresentanti ha esaminato la proposta di legge volta a revocare la chiusura parziale del governo federale avviata sabato, con il voto finale atteso per martedì.
Il Bureau of Labor Statistics ha infine comunicato che il rapporto sull’occupazione di gennaio, molto atteso dai mercati, non sarà pubblicato venerdì a causa dello shutdown parziale.
Fonte: investing.com




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