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Wall Street guarda agli utili: volano Southwest e IBM, Fed senza sorprese


Giovedì i principali indici di Wall Street sono scesi ai livelli più bassi da oltre una settimana, mentre una nuova raffica di maxi annunci di spesa sull’intelligenza artificiale da parte dei big tecnologici ha alimentato l’incertezza tra gli investitori.


Microsoft ha registrato un tonfo del 12,2%, penalizzata da ricavi del cloud inferiori alle attese, che hanno riacceso i timori sul fatto che i massicci investimenti legati alla partnership con OpenAI possano non tradursi in una monetizzazione sufficientemente rapida.


In rosso anche Tesla, in calo del 2,3%, dopo che il gruppo ha annunciato l’intenzione di più che raddoppiare le spese in conto capitale, portandole a un livello record.


A pesare ulteriormente sui mercati è stato il ribasso dei titoli software, innescato dalle prudenti prospettive sul cloud di SAP e dal crollo del 10% di ServiceNow dopo la pubblicazione dei risultati, fattori che hanno accentuato le preoccupazioni sulla capacità delle software house tradizionali di reggere la concorrenza crescente dei player dell’intelligenza artificiale.


Salesforce ha ceduto il 7,2%, Adobe il 3,9%, mentre la società di sicurezza cloud Datadog ha lasciato sul terreno l’8,3%.


Alle 11:18 ET, il Dow Jones Industrial Average è sceso di 204,00 punti, ovvero lo 0,42%, a 48.811,60, l' S&P 500 ha perso 78,68 punti, ovvero l'1,13%, a 6.899,35 e il Nasdaq Composite ha perso 502,65 punti, ovvero il 2,11%, a 23.354,80.


In controtendenza Meta, che ha guadagnato quasi l’8%, sostenuta da una previsione di fatturato positiva e dall’annuncio di un incremento del 73% del budget per le spese in conto capitale nel corso dell’anno.


I cosiddetti “Magnifici Sette” continuano a dominare il mercato rialzista statunitense, sostenuti dalle scommesse degli investitori sul fatto che i massicci investimenti nell’intelligenza artificiale possano innescare una nuova fase di crescita degli utili.


Secondo i dati di LSEG, nel quarto trimestre il gruppo dovrebbe registrare un incremento degli utili del 21,5%, a fronte di una crescita del 5,3% attesa per il resto delle società dell’indice S&P 500.


Tuttavia, con le spese in conto capitale e i costi legati all’intelligenza artificiale in aumento a un ritmo nettamente superiore rispetto ai ricavi generati, i mercati iniziano a interrogarsi sulla tempistica con cui queste scommesse multimiliardarie potranno tradursi in ritorni tali da giustificare le attuali valutazioni.


Apple ha chiuso invariata, in attesa della pubblicazione dei risultati dopo la chiusura dei mercati.


Il comparto energetico ha guadagnato l’1,5%, trainato dal balzo dei prezzi del petrolio: i future sul Brent hanno toccato i massimi degli ultimi sei mesi, alimentati dalle crescenti preoccupazioni per un possibile attacco militare statunitense all’Iran.


UTILI IN CRESCITA


Tra gli altri risultati di rilievo, Caterpillar e Mastercard hanno messo a segno rialzi rispettivamente del 2,8% e dell’1,6%, dopo aver comunicato utili trimestrali superiori alle attese.


In forte progresso anche il gruppo della difesa Lockheed Martin, in aumento del 5%, dopo aver annunciato una previsione di utili per il 2026 superiore alle aspettative di Wall Street.


Le azioni di Southwest Airlines sono balzate del 12,9% dopo che la compagnia ha annunciato una previsione di utile annuale superiore alle attese del mercato.


In forte rialzo anche IBM, che ha guadagnato il 6% dopo aver superato le stime sugli utili del quarto trimestre.


DECISIONE DELLA FED IN LINEA CON LE ATTESE


Mercoledì il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha ribadito che la banca centrale continuerà a basare le proprie decisioni sui dati macroeconomici, sottolineando una riduzione dei rischi al rialzo per l’inflazione e di quelli al ribasso per l’occupazione.


Sul fronte macro, i dati statunitensi hanno mostrato un lieve calo delle richieste iniziali di sussidio di disoccupazione nella scorsa settimana, scese a 209.000 unità.


Tra gli altri movimenti di mercato, i titoli delle società minerarie di terre rare hanno registrato forti ribassi dopo la notizia che l’amministrazione Trump avrebbe fatto un passo indietro rispetto all’introduzione di prezzi minimi critici per i minerali.


USA Rare Earth ha perso il 12,7%, MP Materials l’11%, mentre Critical Metals e United States Antimony hanno ceduto oltre il 15% ciascuna.




Fonte: investing.com

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