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Wall Street si riprende dopo le rassicurazioni di Trump su Powell

Le borse statunitensi sono tornate in rialzo mercoledì dopo che il presidente Donald Trump ha smentito con decisione le voci su un possibile rimpasto alla guida della Federal Reserve, definendo "altamente improbabile" il licenziamento del presidente Jerome Powell. Le sue dichiarazioni sono arrivate pochi istanti dopo che alcuni rumor avevano lasciato intendere il contrario.


In precedenza, i principali indici azionari statunitensi avevano registrato forti cali, il dollaro aveva subito una flessione e i rendimenti dei Treasury erano saliti, in seguito a un report di Bloomberg News che ipotizzava la sostituzione di Powell, citando un anonimo funzionario della Casa Bianca.


Separatamente, anche Reuters aveva riportato, sempre sulla base di una fonte, che Trump sarebbe aperto all’idea di rimuovere Powell dall’incarico.


La smentita del presidente, tuttavia, ha innescato una nuova serie di critiche nei confronti della Fed, accusata di non aver abbassato i tassi d’interesse.


L’indice S&P 500 ha registrato un calo fino all’1%, mentre il Nasdaq è arrivato a perdere l’1,1% in scia alle notizie sul possibile rimpasto alla Fed, salvo poi recuperare terreno dopo le dichiarazioni rassicuranti del presidente Trump.


Alle 13:03 ET, il Dow Jones Industrial Average è salito di 100,89 punti, ovvero dello 0,23%, a 44.124,18, l'S&P 500 ha guadagnato 7,89 punti, ovvero dello 0,13%, a 6.251,65 e il Nasdaq Composite ha guadagnato 18,29 punti, ovvero dello 0,09%, a 20.696,09.


Nel frattempo, l’indice di volatilità CBOE, spesso considerato il "termometro della paura" di Wall Street, ha toccato i massimi delle ultime tre settimane, prima di rallentare la corsa.


Negli ultimi mesi, Trump ha più volte espresso frustrazione verso la politica monetaria della Federal Reserve, criticando apertamente la sua decisione di non abbassare i tassi d’interesse. Tuttavia, i funzionari della banca centrale hanno ribadito che eventuali tagli verranno valutati solo dopo aver compreso gli effetti reali dei dazi imposti dal presidente, in particolare sul fronte dell’inflazione.


Una recente sentenza della Corte Suprema, inoltre, non ha lasciato spazio a dubbi sull’interpretazione vigente: la legge non consente al presidente di rimuovere il governatore della Fed per divergenze di visione economica.


Prima della pubblicazione del report di Bloomberg, la giornata era già stata segnata da forti tensioni sui mercati, a causa di un quadro economico incerto. Dati contrastanti sull’inflazione avevano generato confusione tra gli investitori: a giugno, i prezzi alla produzione erano rimasti invariati, con l’aumento dei costi dei beni, spinti dai dazi, bilanciato da un calo dei prezzi dei servizi.


Solo 24 ore prima, l’inflazione al consumo aveva sorpreso al rialzo, raffreddando le aspettative di tagli più aggressivi ai tassi da parte della Fed, in un contesto in cui le stesse politiche commerciali dell’amministrazione Trump sembrano contribuire alla crescita dei prezzi.


I prezzi dei mercati monetari indicano che gli investitori puntano su un allentamento monetario da parte della Federal Reserve pari a 47 punti base entro la fine dell’anno. Un taglio dei tassi già a luglio sembra ormai fuori discussione, mentre le probabilità di un intervento a settembre sono salite al 60%.


Nel frattempo, le principali banche di Wall Street hanno beneficiato della recente volatilità dei mercati, riportando solidi risultati nel secondo trimestre.


Goldman Sachs ha guadagnato lo 0,2% dopo aver registrato un incremento degli utili del 22%. Bank of America ha superato le aspettative grazie anche ai profitti generati dalle sue divisioni di trading. Morgan Stanley ha seguito lo stesso trend positivo a livello di utili, sostenuti dalle forti oscillazioni del mercato, anche se il titolo ha chiuso in calo del 2,6%.


Le tensioni commerciali sono rimaste un elemento chiave per i mercati, dopo che Trump ha annunciato un nuovo dazio del 19% sui prodotti provenienti dall’Indonesia, nell’ambito di una serie di accordi conclusi in fretta prima della scadenza del 1° agosto, quando entreranno in vigore aumenti tariffari più ampi. Parallelamente, l’Unione Europea si stava preparando a misure di ritorsione, nel caso in cui i negoziati con Washington dovessero naufragare.


Nel frattempo, il presidente Trump ha dichiarato che un nuovo accordo commerciale con l’India potrebbe essere all’orizzonte, mentre il commissario europeo al commercio, Maros Sefcovic, si è recato a Washington per proseguire i colloqui sui dazi con gli Stati Uniti.


Nonostante la persistente retorica protezionistica della Casa Bianca, nelle ultime settimane gli investitori hanno mostrato una certa resilienza, scegliendo in gran parte di ignorare le tensioni tariffarie per concentrarsi invece sulle prospettive di nuovi accordi commerciali in grado di allentare il clima di incertezza a livello globale.


Sul fronte dei mercati, i titoli in rialzo hanno superato quelli in calo con un rapporto di 1,06 a 1 alla Borsa di New York e di 1,34 a 1 sul Nasdaq.


L’indice S&P 500 ha segnato sette nuovi massimi e sei nuovi minimi nelle ultime 52 settimane, mentre il Nasdaq Composite ha registrato 47 nuovi massimi e 60 nuovi minimi nello stesso periodo.




Fonte: investing.com

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