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Wall Street in rialzo: spinta da energia, banche e tech. Record per Nvidia, crolla Equinix

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Giovedì, l’S&P 500 e il Nasdaq si avvicinavano ai loro massimi storici, sostenuti dalle crescenti aspettative di un allentamento della politica monetaria. A contribuire a questo scenario è stata la frustrazione sempre più evidente del presidente Donald Trump nei confronti della Federal Reserve, accusata di essere troppo cauta nel tagliare i tassi di interesse.


Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Trump starebbe considerando l’idea di nominare già entro settembre o ottobre un successore per l’attuale presidente della Fed, Jerome Powell, da lui criticato più volte per non aver agito tempestivamente sul fronte dei tassi.


I dati del FedWatch Tool del CME Group (NASDAQ: CME) indicano che i mercati attribuiscono ora una probabilità vicina al 25% a un taglio dei tassi da parte della Fed già a luglio, rispetto al 12,5% della settimana precedente.


Alcuni analisti vedono in questa strategia di Trump – valutare la rimozione di Powell o anticipare la nomina del suo successore – un tentativo di esercitare pressione sulla politica monetaria attraverso una sorta di "presidenza ombra" della Fed, prima ancora della scadenza naturale del mandato di Powell, prevista per maggio 2026.


Ciononostante, il presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee, ha affermato mercoledì che un’eventuale scelta anticipata del successore da parte di Trump non influenzerebbe le decisioni della banca centrale, che resterebbe indipendente.


L’indice S&P 500 si trovava a circa lo 0,2% dal suo massimo storico, mentre il Nasdaq, fortemente orientato al settore tecnologico, era in calo di circa lo 0,5% rispetto ai suoi massimi. Il rinnovato appetito per il rischio è stato favorito dalla tregua nel conflitto in Medio Oriente annunciata all’inizio della settimana.


Il Nasdaq 100, segmento di titoli a maggiore capitalizzazione all’interno del Nasdaq Composite, ha toccato un nuovo record intraday.


Sul fronte macroeconomico, i dati sono risultati contrastanti. La stima finale del Dipartimento del Commercio ha indicato una contrazione del PIL statunitense dello 0,5% nel primo trimestre, superiore al calo dello 0,2% previsto dagli economisti interpellati da Reuters.


Separatamente, un rapporto settimanale ha segnalato un calo nel numero di nuove richieste di sussidi di disoccupazione da parte degli americani, suggerendo una certa tenuta del mercato del lavoro.


Mary Daly, presidente della Fed di San Francisco, ha dichiarato che ci sono sempre più elementi che indicano come i dazi potrebbero non causare un’inflazione diffusa o persistente. Questa visione rafforza l’ipotesi di un possibile taglio dei tassi in autunno, secondo quanto riferito da Bloomberg News.


Di diverso avviso Thomas Barkin, presidente della Fed di Richmond, il quale ha sottolineato che è altamente probabile che i dazi alimentino pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi.


L’attenzione si concentra ora sul rapporto di venerdì relativo alle spese per consumi personali, l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed, che sarà analizzato con attenzione per valutare eventuali effetti dei dazi sui prezzi al consumo.


Alle 11:46 ET, il Dow Jones Industrial Average è salito di 285,90 punti, ovvero dello 0,67%, a 43.268,33, l'S&P 500 ha guadagnato 37,06 punti, ovvero dello 0,61%, a 6.129,22 e il Nasdaq Composite ha guadagnato 127,41 punti, ovvero dello 0,64%, a 20.100,96.


Nove degli undici principali settori dell’S&P 500 hanno chiuso in rialzo. A guidare i guadagni sono stati i comparti dei materiali e dell’energia, entrambi in crescita di oltre l’1,2%. In controtendenza il settore immobiliare, che ha ceduto lo 0,9%.


L’indice S&P 500 Banks, che traccia l’andamento dei principali istituti bancari statunitensi, è salito dello 0,7%.


Secondo le stime delle principali società di intermediazione di Wall Street, le grandi banche potrebbero beneficiare di un’espansione fino a 6.000 miliardi di dollari in capacità di bilancio aggiuntiva, insieme a miliardi di dollari di capitale liberato, grazie al piano della Federal Reserve per allentare le norme sulla leva finanziaria.


Nvidia (NASDAQ: NVDA) ha guadagnato lo 0,6%, raggiungendo un nuovo record storico.


Anche Nike (NYSE: NKE) è avanzata dell’1,5% in attesa della pubblicazione dei risultati trimestrali.


Buone performance per i titoli minerari del rame, sostenuti dal rialzo del prezzo del metallo ai massimi degli ultimi tre mesi. Freeport-McMoRan (NYSE: FCX) ha messo a segno un balzo del 6,2%, mentre Southern Copper (NYSE: SCCO) è salita del 6,5%.


Male invece Equinix (NASDAQ: EQIX), le cui azioni sono scese del 9,2% dopo che le previsioni di crescita annuale non hanno soddisfatto le aspettative del mercato. Diverse case di investimento hanno declassato il titolo del colosso dei data center.


Alla Borsa di New York i titoli in rialzo hanno superato quelli in calo con un rapporto di 3,71 a 1, mentre sul Nasdaq il rapporto è stato di 1,77 a 1.


Nell’ultima sessione, l’S&P 500 ha registrato 24 nuovi massimi e 6 nuovi minimi a 52 settimane. Il Nasdaq Composite ha segnato 56 nuovi massimi e 45 nuovi minimi nello stesso periodo.




Fonte: investing.com

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