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Wall Street in calo dopo la Fed: i mercati valutano un possibile rialzo dei tassi entro fine anno


Gli indici azionari statunitensi hanno chiuso in ribasso mercoledì, dopo che la Federal Reserve ha confermato i tassi d’interesse nell’intervallo compreso tra il 3,50% e il 3,75%, una decisione ampiamente attesa dai mercati. Tuttavia, la banca centrale ha adottato un tono più restrittivo, indicando la possibilità di un ulteriore rialzo del costo del denaro entro la fine dell’anno, al termine della prima riunione presieduta dal nuovo governatore Kevin Warsh.


Le nuove proiezioni economiche trimestrali mostrano che nove membri del Federal Open Market Committee prevedono ora almeno un aumento dei tassi entro la fine del 2026. Inoltre, il comunicato ufficiale della Fed ha eliminato il riferimento che in precedenza lasciava intendere la possibilità di ulteriori riduzioni dei tassi nel corso del prossimo anno, segnalando un orientamento più prudente sul fronte dell’allentamento monetario.


Un elemento che ha attirato l’attenzione degli osservatori è stata l’assenza di una previsione personale sui tassi d’interesse da parte di Warsh all’interno del cosiddetto “dot plot”, una scelta che si discosta dalla prassi seguita dai precedenti presidenti della Federal Reserve.


La decisione di mantenere invariata la politica monetaria riflette il delicato equilibrio che la banca centrale sta cercando di preservare di fronte alle persistenti pressioni inflazionistiche, alimentate anche dal recente rialzo dei prezzi del petrolio in un contesto di tensioni geopolitiche legate al conflitto con l’Iran.


Dopo l’annuncio della Fed, i mercati monetari hanno continuato a prezzare una probabilità di circa il 42% per un aumento dei tassi di 25 punti base nella riunione di dicembre. Allo stesso tempo, secondo il FedWatch Tool del CME Group, sono cresciute le aspettative per una stretta più aggressiva: la probabilità di un rialzo complessivo di 50 punti base entro fine anno è salita dal 15% circa al 27%.


L’attenzione degli investitori era rivolta soprattutto alla prima conferenza stampa del nuovo presidente della Federal Reserve, dalla quale il mercato attendeva indicazioni sull’evoluzione dell’inflazione, sulle condizioni del mercato del lavoro e sulle prospettive dell’economia statunitense.


Alle 14:20 il Dow Jones Industrial Average ha perso 7,93 punti, pari allo 0,02%, attestandosi a 51.991,74, l' S&P 500 ha perso 25,20 punti, pari allo 0,34%, chiudendo a 7.486,15 e il Nasdaq Composite ha perso 75,55 punti, pari allo 0,28%, chiudendo a 26.301,97. 


Tra giovedì e lunedì Wall Street aveva messo a segno un forte recupero, sostenuto dal calo dei prezzi del petrolio seguito all’annuncio del presidente Donald Trump di un accordo preliminare di pace tra Stati Uniti e Iran. Dopo la flessione registrata martedì, gli indici hanno tuttavia rallentato il passo in vista della riunione della Federal Reserve. A pesare sul sentiment è stato anche il lieve rimbalzo delle quotazioni petrolifere, innescato dalle dichiarazioni di Trump secondo cui l’intesa con Teheran non sarebbe ancora definitiva e il conflitto potrebbe riaccendersi qualora non venissero rispettate determinate condizioni.


Sul fronte macroeconomico, i dati pubblicati in precedenza hanno mostrato un incremento delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti superiore alle attese nel mese di maggio. La crescita è stata trainata soprattutto dagli acquisti di automobili e altri veicoli, nonostante il rincaro dei carburanti.


Tra i singoli titoli, CME Group ha ceduto il 4,7% dopo aver annunciato che l’amministratore delegato Terry Duffy lascerà l’incarico il prossimo 1° marzo per assumere il ruolo di presidente esecutivo della società.


In forte rialzo invece Allbirds, balzata del 42,6% dopo il cambio di nome in Smartbird e la nomina di Nadia Carlsten, ex dirigente di Amazon, alla guida dell’azienda. La società ha inoltre accelerato il proprio percorso di trasformazione verso il settore dell’intelligenza artificiale.


Sul New York Stock Exchange i titoli in ribasso hanno prevalso su quelli in rialzo con un rapporto di 1,25 a 1. Nella seduta sono stati registrati 252 nuovi massimi e 90 nuovi minimi annuali. Sul Nasdaq, invece, i titoli in progresso sono stati 2.534 contro 2.196 in calo, per un rapporto di 1,15 a 1.


L’indice S&P 500 ha segnato 27 nuovi massimi e 12 nuovi minimi delle ultime 52 settimane, mentre il Nasdaq Composite ha registrato 76 nuovi massimi e 75 nuovi minimi.




Fonte: investing.com

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