Veneto, in arrivo voucher da 1000 euro per gli studenti di infermieristica: la Regione corre ai ripari contro la carenza di personale sanitario
- piscitellidaniel
- 2 lug
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La Regione Veneto lancia un nuovo intervento per incentivare l’iscrizione ai corsi universitari di infermieristica, con l’obiettivo di colmare la persistente carenza di personale sanitario che affligge le strutture ospedaliere e territoriali. A partire dall’anno accademico 2024-2025, gli studenti iscritti al primo anno del corso di laurea in infermieristica potranno beneficiare di un voucher del valore di 1000 euro, da spendere per coprire spese legate alla formazione. La misura, approvata con una delibera della Giunta regionale, punta ad attrarre giovani verso una professione sempre più centrale nel sistema sanitario, ma che sconta una crisi di vocazioni e una crescente difficoltà nel reclutamento.
Secondo i dati forniti dall’assessore alla sanità Manuela Lanzarin, nei prossimi anni il Veneto rischia un deficit di oltre 3.000 infermieri, a fronte di un fabbisogno crescente legato all’invecchiamento della popolazione, alla cronicizzazione delle patologie e al potenziamento dei servizi di prossimità. Le aziende sanitarie lamentano da tempo la difficoltà a reperire personale, soprattutto nei reparti ospedalieri più critici come terapia intensiva, medicina d’urgenza e geriatria. Le conseguenze sono già visibili: turni sempre più pesanti, stress lavorativo elevato e un aumento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie.
Il nuovo voucher, finanziato con fondi regionali e destinato agli studenti residenti in Veneto, sarà erogato a tutti coloro che si iscriveranno al primo anno del corso triennale e che manterranno l’iscrizione attiva per l’intero anno accademico. La somma potrà essere utilizzata per acquistare libri, strumenti didattici, partecipare a corsi di aggiornamento, sostenere le spese per l’alloggio o il trasporto. La Regione punta a sostenere concretamente gli studenti anche dal punto di vista economico, per evitare che difficoltà finanziarie ostacolino l’accesso alla formazione sanitaria.
L’iniziativa non è isolata, ma si inserisce in un piano più ampio di rilancio delle professioni sanitarie che include anche l’incremento dei posti disponibili nei corsi universitari, il rafforzamento delle collaborazioni tra le università e le aziende sanitarie per garantire tirocini di qualità, e una campagna di comunicazione mirata a valorizzare il ruolo dell’infermiere nella sanità moderna. La Regione ha inoltre chiesto al Ministero dell’Università di aumentare il numero programmato di accessi ai corsi, oggi ritenuto non più adeguato rispetto alle reali necessità del territorio.
Il problema della carenza di infermieri non è una novità in Veneto. Già prima della pandemia, le strutture sanitarie registravano difficoltà nel coprire i turni e nel garantire un’adeguata dotazione di personale. Il Covid-19 ha aggravato ulteriormente la situazione, con un forte aumento della domanda di cure e la necessità di istituire nuovi reparti e servizi. Molti professionisti hanno lasciato il settore per l’elevato stress e il carico di lavoro, mentre altri sono andati in pensione senza che vi fossero sufficienti nuovi ingressi a compensare.
A questo si aggiungono le difficoltà legate alla distribuzione territoriale del personale. Le aree montane e periferiche del Veneto, come l’Altopiano di Asiago o le valli bellunesi, soffrono maggiormente la scarsità di infermieri, con effetti negativi sull’accessibilità alle cure e sulla continuità assistenziale. La Regione sta valutando la possibilità di introdurre anche forme di premialità per chi sceglie di lavorare in questi territori, sull’esempio di quanto già sperimentato in altre regioni italiane.
L’iniziativa del voucher da 1000 euro ha raccolto un ampio consenso tra gli ordini professionali e le associazioni di categoria. La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) ha accolto positivamente la misura, definendola un passo concreto nella giusta direzione. Secondo il presidente dell’Ordine degli Infermieri di Padova, iniziative come questa sono fondamentali per restituire attrattività alla professione, oggi troppo spesso percepita come poco valorizzata e scarsamente retribuita rispetto alle responsabilità assunte.
Anche il mondo universitario ha espresso apprezzamento. I rettori degli atenei veneti, in particolare delle università di Padova, Verona e Venezia, hanno evidenziato come il sostegno economico possa contribuire a ridurre l’abbandono degli studi e a incentivare l’iscrizione ai corsi di area sanitaria. Alcuni dipartimenti stanno già valutando l’introduzione di percorsi didattici più flessibili e multidisciplinari per rendere l’offerta formativa più aderente alle esigenze del sistema sanitario regionale.
Il Veneto non è la prima regione a muoversi in questa direzione. Altre amministrazioni locali, come l’Emilia-Romagna e la Toscana, hanno già introdotto borse di studio e incentivi per gli studenti dei corsi sanitari, ottenendo un moderato incremento delle iscrizioni. Tuttavia, gli esperti sottolineano che misure una tantum non bastano: occorre una strategia strutturale che intervenga anche sulle condizioni di lavoro, sui percorsi di carriera e sulla retribuzione degli infermieri, che ancora oggi resta tra le più basse d’Europa.

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