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Vendite di vino in calo del 17% nel 2025: il Veneto resta leader nonostante la crisi del settore

Il settore vinicolo italiano sta attraversando un periodo di forte contrazione, con una diminuzione significativa delle vendite sia sul mercato interno che in export. Secondo i dati aggiornati al primo trimestre del 2025 diffusi dall’Osservatorio dell’Unione Italiana Vini (UIV), le vendite totali sono calate del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato allarmante che segna una rottura rispetto alla crescita registrata negli anni successivi alla pandemia e che mette sotto pressione tutti gli attori della filiera.


A subire il maggior contraccolpo sono stati i vini rossi, che risentono più degli altri delle mutate abitudini di consumo, soprattutto nei mercati esteri. A fronte di una domanda in generale riduzione, anche la pressione competitiva di nuovi produttori, il calo della capacità di spesa dei consumatori e l’adozione crescente di stili di vita sobri in alcune fasce di popolazione contribuiscono a ridimensionare il mercato. Secondo l’UIV, nel solo mercato extra-UE l’export ha registrato un calo del 9% in volume, in parte mitigato dal forte recupero di gennaio negli Stati Uniti, dove si è verificata una corsa alle scorte in previsione dei dazi preannunciati dalla nuova amministrazione americana.


Nonostante questo contesto, il Veneto mantiene la sua posizione di leadership come principale regione produttrice di vino in Italia. Nel 2024, la regione ha prodotto oltre 11 milioni di ettolitri di vino, equivalenti a più del 26% della produzione nazionale. Le province di Verona, Treviso e Venezia sono al centro di un sistema vitivinicolo che continua a eccellere sia per quantità che per qualità. Tuttavia, anche in Veneto si registrano segnali preoccupanti: i prezzi delle uve da vino sono diminuiti in media del 3,5%, con punte negative del 6,1% in provincia di Verona.


Sul piano dei consumi, la situazione non è più favorevole. La grande distribuzione organizzata (GDO) ha chiuso il 2024 con un calo dell’1,3% dei volumi di vendita. In controtendenza, però, il valore degli scontrini è cresciuto del 2,2%, a dimostrazione che i consumatori continuano ad acquistare prodotti di fascia medio-alta, privilegiando la qualità rispetto alla quantità. I vini spumanti, in particolare il Prosecco, continuano a godere di una certa resilienza grazie alla loro forte riconoscibilità internazionale e all’efficacia delle campagne promozionali sui mercati esteri.


Il nuovo scenario impone una riflessione profonda da parte del sistema vinicolo nazionale. Le imprese del settore si trovano ora costrette a rivedere le proprie strategie di marketing e di posizionamento sui mercati internazionali. I produttori veneti, in particolare, stanno investendo in diversificazione dei canali di vendita, potenziamento dell’e-commerce e innovazione di prodotto, con un occhio attento alla sostenibilità e alla tracciabilità, due fattori sempre più richiesti dai consumatori.


La pressione sui margini è evidente. I costi di produzione, già cresciuti nel 2022 e nel 2023 per effetto dell’inflazione e della crisi energetica, non sono ancora rientrati. La mancanza di manodopera specializzata in alcune aree rurali aggrava ulteriormente le difficoltà. In risposta, molte cantine stanno ripensando l’intera organizzazione produttiva, puntando su tecnologie di precisione, utilizzo di intelligenza artificiale per l’analisi agronomica e riduzione delle perdite lungo la filiera.


Parallelamente, cresce la consapevolezza del valore delle denominazioni di origine e delle certificazioni di qualità. Le Doc e Docg venete, a partire dal Conegliano Valdobbiadene, mantengono una solida reputazione anche all’estero, dove vengono percepite come simboli autentici della tradizione vinicola italiana. Tuttavia, per rimanere competitive, è essenziale rafforzare la promozione integrata del brand Italia, con iniziative coordinate tra istituzioni, consorzi e operatori commerciali.


Nel medio periodo, uno dei nodi principali sarà la gestione delle scorte e dell’offerta. Il calo della domanda potrebbe portare a un eccesso di prodotto, con conseguenze rilevanti sui prezzi all’origine. Per questo motivo, si stanno valutando politiche di contenimento produttivo e meccanismi di autoregolazione condivisi a livello regionale e interregionale. Allo stesso tempo, il settore attende risposte da parte del governo e dell’Unione europea sul fronte degli aiuti diretti e dell’accesso agevolato al credito, due leve essenziali per sostenere le imprese in questa fase di trasformazione.


Il comparto vitivinicolo italiano, e quello veneto in particolare, si trova così a un bivio. Da un lato, la necessità di affrontare una crisi di sistema che coinvolge domanda, costi e prezzi; dall’altro, l’opportunità di costruire un nuovo modello di crescita più sostenibile, innovativo e resiliente.

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