UniCredit valuta il ritiro dell’offerta su Banco BPM: tensioni sul golden power e incertezza regolatoria
- piscitellidaniel
- 20 giu
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UniCredit si dice pronta a ritirare l’offerta pubblica di scambio su Banco BPM. La dichiarazione è arrivata direttamente dall’amministratore delegato Andrea Orcel, che ha precisato come le condizioni poste dal Governo italiano e il contesto regolatorio abbiano modificato in modo sostanziale il quadro dell’operazione. Al centro della vicenda c’è l’utilizzo del golden power da parte dell’esecutivo, che ha imposto limiti e vincoli giudicati da UniCredit poco chiari e potenzialmente insostenibili nel medio-lungo termine.
L’offerta, che mira a un’aggregazione fra due dei principali gruppi bancari italiani, aveva già ricevuto l’approvazione dell’Antitrust europeo, subordinata alla cessione di circa 200 filiali per evitare concentrazioni in alcune aree geografiche. Tuttavia, l’intervento del Governo italiano, avvenuto lo scorso maggio, ha rappresentato una svolta inattesa per la banca guidata da Orcel. Il golden power, meccanismo previsto per proteggere asset strategici del Paese, è stato esercitato sulla base della quota pubblica detenuta da Banco BPM attraverso partecipazioni indirette in settori considerati sensibili, in particolare quello dei crediti fiscali.
Il ricorso al TAR da parte di UniCredit contro il decreto che attiva i poteri speciali è già stato depositato, e l’udienza è fissata per il 9 luglio. Fino ad allora, il titolo dell’operazione resta sospeso, sia dal punto di vista finanziario che strategico. UniCredit ha comunicato che l’offerta potrebbe essere ritirata se le condizioni non verranno chiarite prima di quella data. Orcel ha sottolineato che il gruppo non intende perseguire una fusione a tutti i costi e che, in presenza di incertezze normative o ostacoli regolatori, la banca preferisce proseguire da sola con il proprio piano industriale.
La sospensione dell’OPS è stata formalmente chiesta da UniCredit alla Consob, che ha concesso un blocco temporaneo di 30 giorni. Nel frattempo, Banco BPM ha impugnato davanti al TAR anche questa decisione, ritenendola strumentale a ritardare un’operazione ostile. La banca guidata da Giuseppe Castagna ritiene infatti che l’offerta di UniCredit sia priva dei presupposti necessari per essere considerata trasparente e tempestiva, e ha più volte ribadito di non essere stata coinvolta in alcuna fase preparatoria.
Andrea Orcel, durante un evento a margine del World Economic Forum, ha dichiarato che il gruppo non intende modificare l’offerta e che le condizioni poste dal Governo non sono accettabili in un contesto di mercato competitivo. Il manager ha evidenziato come UniCredit abbia già ridotto significativamente la propria esposizione a mercati ad alto rischio, tra cui quello russo, accantonando capitale e riducendo il portafoglio, proprio per soddisfare criteri prudenziali e anticipare eventuali rischi sistemici.
Secondo UniCredit, l’intervento del Governo italiano ha creato una distorsione rispetto alle norme europee sulla concorrenza e potrebbe scoraggiare futuri processi di consolidamento nel settore bancario. La banca sostiene che, in assenza di una revoca o modifica del decreto sul golden power, l’operazione non potrà essere portata avanti. Le incertezze normative, secondo Orcel, pesano troppo sulla sostenibilità economica e strategica della fusione.
Banco BPM, dal canto suo, ha già lasciato intendere che valuterà eventuali alternative qualora UniCredit decidesse di abbandonare il progetto. Il presidente Massimo Tononi ha dichiarato che l’istituto proseguirà con il proprio piano di crescita autonomo, ma resterà aperto a possibili aggregazioni future, purché basate su presupposti condivisi e nel rispetto della governance interna. Per ora, tuttavia, non risultano in corso altri contatti ufficiali con potenziali partner.
L’eventuale ritiro dell’offerta rappresenterebbe un nuovo stop al processo di consolidamento bancario in Italia, già rallentato negli ultimi anni da numerosi ostacoli politici e regolatori. UniCredit aveva già esplorato altre opzioni di aggregazione, tra cui un dialogo con MPS, poi abbandonato per motivi simili. La strategia della banca milanese resta orientata a una crescita selettiva, con priorità al rafforzamento del capitale, al contenimento dei costi e all’espansione nei mercati europei ad alta redditività.
Restano aperte anche le valutazioni degli investitori, che nelle ultime settimane hanno mostrato segnali di incertezza sul titolo UniCredit. L’andamento in borsa riflette le difficoltà operative legate all’operazione Banco BPM, ma anche i timori più ampi su un contesto di vigilanza sempre più frammentato tra autorità italiane ed europee. Anche le agenzie di rating hanno acceso un faro sulle implicazioni finanziarie di eventuali fusioni, in particolare rispetto al trattamento dei crediti fiscali e alla gestione dei non performing loans.
Il confronto tra UniCredit e le istituzioni italiane non sembra destinato a una soluzione rapida. A pochi giorni dalla scadenza della sospensione Consob, e con un’udienza TAR in calendario per inizio luglio, il futuro dell’offerta resta appeso a una serie di incognite che condizionano sia la strategia della banca sia le dinamiche dell’intero sistema bancario italiano.

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