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UniCredit e Banco BPM in rialzo dopo la decisione del TAR: riflettori puntati sulle regole del mercato bancario

La seduta di Borsa di oggi ha visto un forte movimento sui titoli bancari, in particolare su UniCredit e Banco BPM, che hanno registrato significativi rialzi in seguito a una recente decisione del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio. La pronuncia riguarda un contenzioso tra alcuni istituti di credito italiani e le autorità regolatorie in materia di governance bancaria e trasparenza dei controlli sulle partecipazioni rilevanti. L’esito favorevole per le banche ha immediatamente innescato un’ondata di acquisti, che ha interessato l’intero comparto.


Il provvedimento del TAR ha accolto il ricorso presentato da alcuni istituti, tra cui appunto UniCredit e Banco BPM, contro una disposizione che imponeva obblighi informativi e vincoli autorizzativi particolarmente stringenti in caso di modifiche alla struttura azionaria. La sentenza, che rappresenta una novità di rilievo nel rapporto tra regolatori e soggetti vigilati, ha stabilito che tali vincoli erano eccessivi e sproporzionati rispetto agli obiettivi di controllo del sistema finanziario, in particolare in relazione alla normativa sulla golden power e alla disciplina UE in materia di concorrenza.


Gli investitori hanno interpretato la decisione come un segnale di alleggerimento normativo, in grado di favorire una maggiore libertà operativa per gli istituti bancari, soprattutto nel caso di operazioni straordinarie, aumenti di capitale e aggregazioni societarie. In particolare, per UniCredit, la sentenza del TAR apre nuove prospettive nel processo di razionalizzazione delle controllate e di possibile consolidamento bancario, uno dei temi centrali nel piano industriale dell’AD Andrea Orcel. Il gruppo ha recentemente rilanciato la propria strategia di espansione selettiva in mercati core, con particolare attenzione alla redditività e alla semplificazione organizzativa.


Per Banco BPM, la decisione rafforza la posizione dell’istituto in un contesto di costante attenzione del mercato rispetto a possibili alleanze o fusioni. Il gruppo guidato da Giuseppe Castagna è stato al centro di numerose speculazioni negli ultimi mesi, in merito a potenziali operazioni di M&A con altri player del sistema bancario italiano, compresa una possibile intesa proprio con UniCredit. La rimozione di alcuni ostacoli regolatori potrebbe dunque accelerare eventuali trattative o, quantomeno, migliorare le condizioni per nuovi assetti societari.


Il contesto macroeconomico e regolatorio è decisamente favorevole alle banche italiane. La risalita dei tassi di interesse, la progressiva normalizzazione dell’inflazione e la solidità patrimoniale degli istituti stanno creando le condizioni per un ciclo di redditività in espansione. UniCredit ha chiuso il primo semestre con utili record e un payout tra i più elevati in Europa, mentre Banco BPM ha confermato la crescita della redditività operativa e l’obiettivo di distribuzione di dividendi importanti nei prossimi esercizi. A fronte di questo scenario positivo, una maggiore flessibilità normativa viene interpretata come un ulteriore catalizzatore per il settore.


La pronuncia del TAR non riguarda solo UniCredit e Banco BPM, ma si inserisce in un dibattito più ampio sulla regolazione dei mercati finanziari in Italia. Negli ultimi anni, il tema del bilanciamento tra controllo pubblico e libertà d’impresa è stato al centro di numerosi scontri tra istituzioni, autorità di vigilanza e attori economici. In particolare, le disposizioni sulla golden power sono state spesso criticate per la loro ampiezza applicativa e per il rischio di bloccare operazioni legittime o rallentare investimenti strategici. La sentenza, pur non eliminando il principio della tutela dell’interesse nazionale, ne ridimensiona l’estensione nei confronti delle banche quotate, soprattutto quando queste operano all’interno del perimetro regolato dell’Unione Europea.


Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Alcuni esponenti della maggioranza hanno accolto con favore la decisione, sottolineando la necessità di rendere più competitivo il sistema bancario nazionale anche sul piano delle regole. Dall’opposizione, tuttavia, sono arrivate critiche riguardo alla possibilità che la sentenza indebolisca i poteri dello Stato nel difendere gli interessi strategici del Paese, in particolare nei settori infrastrutturali e finanziari più delicati. Il Ministero dell’Economia ha fatto sapere che valuterà attentamente le motivazioni della sentenza per decidere se proporre appello o intervenire con una revisione legislativa.


Nel frattempo, i mercati hanno premiato i titoli bancari. Alla chiusura della seduta, UniCredit ha registrato un balzo del 4,2%, mentre Banco BPM ha segnato un +3,8%, con volumi nettamente superiori alla media. Anche altri titoli del comparto, come BPER Banca e Intesa Sanpaolo, hanno beneficiato dell’effetto scia. Gli analisti ritengono che l’impatto della sentenza si farà sentire anche nei prossimi giorni, con possibili revisioni al rialzo delle raccomandazioni sugli istituti coinvolti.


La questione resta comunque aperta sotto il profilo legale e istituzionale. La sentenza del TAR non è definitiva e potrebbe essere impugnata davanti al Consiglio di Stato. Tuttavia, il segnale lanciato è chiaro: le banche chiedono regole più snelle, in grado di favorire la concorrenza e la flessibilità gestionale, soprattutto in un contesto in cui la dimensione e l’efficienza diventano fattori cruciali per affrontare le sfide della digitalizzazione e della transizione energetica. Il caso UniCredit-Banco BPM potrebbe dunque rappresentare un precedente importante anche per altre imprese strategiche, contribuendo a ridisegnare l’equilibrio tra Stato e mercato nel sistema finanziario italiano.

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