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Turismo, il paradosso italiano: province assediate dai flussi e territori dimenticati. Dall’overtourism alla desertificazione, la mappa aggiornata

L’Italia si trova al centro di una profonda disomogeneità turistica che vede alcune province letteralmente assediate dai visitatori, mentre altre restano fuori dai principali circuiti di viaggio nonostante il potenziale storico, naturalistico e culturale. A fotografare con precisione questo squilibrio è l’analisi condotta da Demoskopika, rilanciata dal Sole 24 Ore, che individua le province a più alto rischio di overtourism e quelle dove i flussi turistici sono drammaticamente insufficienti.


Secondo i dati elaborati, la provincia più esposta al fenomeno del sovraffollamento turistico è Venezia, che raggiunge un indice di pressione turistica pari a 18,6, seguito da Bolzano (13,4), Rimini (13,2), Trento (9,8), Livorno (9,6) e Aosta (9,1). L’indice tiene conto del rapporto tra numero di presenze turistiche e popolazione residente, offrendo una misura sintetica del carico che il turismo esercita sulle risorse di un territorio. In questi casi, i flussi superano di gran lunga la capacità fisiologica dei luoghi, generando impatti su servizi, ambiente, infrastrutture e qualità della vita dei residenti.


A Venezia, il caso è emblematico. La città lagunare accoglie circa 30 milioni di turisti all’anno, con una popolazione residente in costante calo, scesa sotto le 50.000 unità nel centro storico. La pressione esercitata dal turismo di massa ha costretto l’amministrazione comunale a introdurre misure restrittive come il ticket d’ingresso, le limitazioni alle navi da crociera e i percorsi differenziati tra residenti e visitatori. Tuttavia, la domanda resta altissima, e il rischio è che si arrivi a una vera e propria “museificazione” della città, dove l’economia locale ruota interamente attorno al turismo, sacrificando la vita quotidiana e le attività produttive tradizionali.


Simili criticità si registrano anche a Bolzano e Trento, dove il turismo montano e lacustre, in particolare nelle Dolomiti e attorno al Lago di Garda, ha raggiunto livelli di saturazione nei mesi estivi e invernali. Qui l’overtourism si manifesta con congestione stradale, aumento dei costi degli immobili, carenza di manodopera stagionale e tensioni sociali tra turisti e residenti. A Rimini, la pressione è legata alla storica vocazione balneare, che nei mesi estivi moltiplica la popolazione fino a sei volte quella residente.


Di contro, ci sono province dove il turismo è ancora un fenomeno marginale, con flussi esigui che non riescono a innescare processi economici strutturati. Tra le realtà meno interessate dal turismo emergono Caltanissetta, Isernia, Biella, Lodi, Vercelli, Enna e Pavia. In questi territori, l’indice di pressione turistica è inferiore a 0,5, segnalando una quasi totale assenza di dinamiche attrattive consolidate. Le cause sono molteplici: carenza di infrastrutture, scarsa promozione, debolezza dell’accoglienza e, in alcuni casi, un’immagine pubblica poco valorizzata.


Il contrasto tra eccesso e mancanza di flussi turistici pone una sfida cruciale per le politiche nazionali e regionali. Il governo ha più volte annunciato la necessità di riequilibrare il turismo, puntando sulla valorizzazione dei “borghi minori”, sul turismo esperienziale, culturale e sostenibile. Tuttavia, gli strumenti messi in campo finora appaiono ancora frammentati, e le dinamiche di mercato tendono a premiare i luoghi già noti, alimentando ulteriormente il divario.


Una delle proposte avanzate dagli esperti di Demoskopika è la creazione di una cabina di regia nazionale che coordini le politiche turistiche territoriali, introducendo criteri premiali per chi riesce a distribuire i flussi in modo equilibrato. Si propone inoltre di incentivare il turismo nelle aree interne con agevolazioni fiscali, sostegno alle imprese ricettive, formazione del personale e investimenti digitali. Al tempo stesso, nei territori a rischio overtourism, si suggerisce l’introduzione di limiti quantitativi, sistemi di prenotazione anticipata, ticket di accesso e strategie di diversificazione temporale.


Il paradosso è che molte delle province meno visitate possiedono un patrimonio culturale e paesaggistico straordinario, spesso intatto e poco sfruttato. Basti pensare alle miniere siciliane di Enna, ai castelli del Molise, alla cultura enogastronomica del pavese o alle aree naturalistiche del Biellese. In questi contesti, il turismo potrebbe diventare non solo volano economico, ma strumento di rigenerazione sociale e demografica, in aree segnate da spopolamento e declino produttivo.


Il turismo italiano, che rappresenta circa il 13% del PIL nazionale diretto e indiretto, non può più permettersi di essere guidato solo dall’inerzia del mercato o dall’effetto calamita delle destinazioni iconiche. Serve una visione sistemica, che tenga conto della capacità di carico dei territori, della diversità delle vocazioni locali e dell’impatto ambientale. I numeri dello studio rivelano una realtà già sbilanciata, che rischia di aggravarsi con l’aumento previsto dei flussi turistici globali nei prossimi anni. L’Italia, per continuare a essere leader nel turismo mondiale, dovrà saper distribuire il proprio fascino su tutto il territorio.

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