Trump guarda all’Onu e punta su Infantino: l’ipotesi che intreccia calcio, diplomazia e potere globale
- piscitellidaniel
- 2 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando di sostenere Gianni Infantino come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite, trasformando il rapporto costruito negli anni con il numero uno della Fifa in una possibile alleanza sul terreno della diplomazia internazionale. L’indiscrezione, attribuita dai media americani a fonti vicine alla Casa Bianca, non equivale per ora a una candidatura ufficiale né a un’iniziativa formalizzata presso l’Onu. Secondo le ricostruzioni, Trump considererebbe Infantino una figura dotata di una vasta rete di relazioni internazionali, rispettata da governi e organizzazioni sportive e capace di utilizzare il calcio come strumento di dialogo tra Paesi con interessi spesso contrapposti. Né la Casa Bianca né la Fifa hanno confermato pubblicamente l’esistenza di un progetto concreto, mentre lo stesso dirigente italo-svizzero non ha manifestato interesse per l’incarico. La notizia assume tuttavia un rilievo politico perché arriva mentre è già in corso la procedura per scegliere il successore di António Guterres, il cui secondo mandato terminerà il 31 dicembre 2026.
Il legame tra Trump e Infantino si è rafforzato soprattutto durante l’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2026, ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico. Il presidente della Fifa ha mantenuto un rapporto diretto con l’amministrazione americana per affrontare questioni logistiche, di sicurezza, immigrazione e accesso al territorio statunitense, presentando il torneo come un’occasione di cooperazione globale e di promozione dell’immagine dei Paesi ospitanti. Trump, da parte sua, ha attribuito grande importanza politica e simbolica alla manifestazione, partecipando a eventi ufficiali e condividendo con Infantino numerose apparizioni pubbliche. Questa vicinanza ha generato anche critiche, alimentate dal timore che la presidenza della Fifa possa apparire eccessivamente legata a singoli governi. I sostenitori di Infantino sottolineano invece la sua capacità di muoversi tra leader molto diversi e di gestire un’organizzazione che riunisce oltre duecento federazioni nazionali, dispone di enormi risorse economiche e mantiene rapporti con istituzioni, sponsor e autorità di ogni continente.
L’eventuale passaggio dalla guida della Fifa al vertice dell’Onu sarebbe comunque tutt’altro che semplice. Il segretario generale non viene scelto direttamente da un singolo presidente o da un voto popolare: in base alla Carta delle Nazioni Unite, la nomina è effettuata dall’Assemblea generale su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza. Ciò significa che una candidatura deve ottenere un consenso sufficientemente ampio e superare il possibile veto di ciascuno dei cinque membri permanenti, cioè Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito. L’appoggio di Washington avrebbe quindi un peso considerevole, ma non sarebbe sufficiente. La procedura per il mandato che inizierà il 1° gennaio 2027 è già entrata nella fase di confronto con i candidati presentati dagli Stati membri, attraverso audizioni pubbliche e consultazioni diplomatiche. Un ingresso tardivo di Infantino richiederebbe una candidatura formale e imporrebbe agli Stati di valutare se affidare il principale incarico diplomatico mondiale a una personalità proveniente dallo sport anziché dalla politica, dalla diplomazia o dalle organizzazioni internazionali.
L’indiscrezione riapre così il dibattito sul ruolo assunto dal calcio globale nei rapporti tra Stati. Sotto la presidenza di Infantino, la Fifa ha esteso la propria influenza politica ed economica, avvicinandosi ai governi per organizzare tornei, ottenere garanzie finanziarie e negoziare regole su visti, sicurezza e infrastrutture. Questa esperienza potrebbe essere presentata come una forma di diplomazia multilaterale, fondata sulla capacità di mediare tra interessi nazionali e costruire accordi complessi. Al tempo stesso, la gestione della Fifa è stata criticata per le relazioni con governi autoritari, per le controversie sui diritti umani nei Paesi ospitanti e per una crescente personalizzazione della leadership. La possibile sponsorizzazione americana di Infantino sarebbe inoltre particolarmente significativa perché Trump ha spesso espresso scetticismo verso il multilateralismo, criticato l’Onu e ridotto il sostegno statunitense ad alcune sue agenzie. Proprio per questo, l’ipotesi potrebbe rappresentare non soltanto una promozione personale del presidente della Fifa, ma anche il tentativo di imprimere una direzione diversa alla più importante organizzazione internazionale.


Commenti