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Trilocali e redditi: l’accesso alla casa si restringe

La crescita dei valori immobiliari supera quella dei redditi e riduce la quota di abitazioni acquistabili, anche per nuclei con due stipendi.


L’accessibilità alla proprietà abitativa si sta deteriorando in modo progressivo. Il trilocale, tradizionalmente associato alla stabilità familiare e alla domanda residenziale ordinaria, diventa sempre meno raggiungibile per ampie fasce di popolazione. Secondo l’analisi di Immobiliare.it Insights richiamata nella newsletter, un single con reddito medio può permettersi oggi appena il 29% dei trilocali in vendita in Italia, mentre una coppia con due redditi arriva al 61%. Nel 2021 le percentuali erano molto più elevate: 45,6% per i single e 79,6% per le coppie.


Il criterio utilizzato è particolarmente significativo sotto il profilo economico e finanziario: la rata del mutuo non deve superare il 30% del reddito disponibile del nucleo familiare. È una soglia prudenziale, coerente con i principi di sostenibilità dell’indebitamento, ma proprio per questo evidenzia la distanza tra prezzi richiesti e capacità effettiva di spesa. Quando le quotazioni immobiliari crescono più rapidamente dei redditi, il mercato non si blocca necessariamente, ma cambia composizione: aumenta il peso di chi dispone di patrimonio, liquidità familiare o redditi superiori alla media.


Milano rappresenta l’esempio più evidente. Tra il 2016 e il 2024 il prezzo medio degli immobili nel capoluogo lombardo è aumentato del 48%, mentre il reddito medio dei lavoratori dipendenti è cresciuto del 22%. La forbice produce un effetto di esclusione, soprattutto per chi acquista da solo. Firenze, Bologna e Milano sono tra i mercati più critici per i single, mentre Genova, Catania e Palermo risultano più accessibili. Anche per le coppie il doppio reddito attenua il problema, ma non lo elimina.


La questione ha rilievo giuridico-economico perché incide sulla funzione sociale dell’abitazione e sulla mobilità del lavoro. Un mercato in cui l’acquisto dipende sempre più dal capitale iniziale e sempre meno dal reddito corrente rischia di accentuare disuguaglianze patrimoniali e bloccare percorsi di autonomia. La casa resta un bene privato, ma la sua accessibilità è ormai un indicatore essenziale di equilibrio urbano.

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