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Torna la tensione tra Caltagirone e Mediobanca: il caso MPS riaccende lo scontro con Alberto Nagel

Il confronto tra Francesco Gaetano Caltagirone e Mediobanca si riaccende con nuove dichiarazioni e smentite che riportano al centro del dibattito finanziario italiano uno dei temi più caldi degli ultimi anni: la gestione delle operazioni di sistema e il ruolo delle grandi partecipazioni bancarie. Al centro della nuova polemica ci sono le affermazioni dell’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, riguardanti l’offerta su Monte dei Paschi di Siena e la posizione che il gruppo facente capo a Caltagirone avrebbe assunto nei mesi più delicati della trattativa.


Secondo quanto riportato nei giorni scorsi, Nagel avrebbe affermato che, durante il periodo in cui si valutava l’integrazione tra Unicredit e MPS, Caltagirone si sarebbe opposto a un’eventuale operazione alternativa proposta da Mediobanca. Quest’ultima, in particolare, avrebbe coinvolto un piano di intervento con una regia pubblica che mirava a salvaguardare la storicità del marchio senese e al tempo stesso a consolidare il sistema bancario nazionale. Secondo la ricostruzione fatta dall’AD di Piazzetta Cuccia, Caltagirone avrebbe posto ostacoli al progetto, in disaccordo con le strategie indicate.


La reazione dell’imprenditore romano non si è fatta attendere. In una nota ufficiale, i rappresentanti del gruppo Caltagirone hanno definito “false e diffamatorie” le affermazioni di Nagel. Hanno respinto in modo categorico l’idea che l’ingegnere romano si fosse opposto a qualsiasi proposta industriale su MPS, sottolineando invece come egli fosse del tutto estraneo alle scelte operative elaborate da Mediobanca e che, in nessun momento, abbia avuto voce diretta nel merito di quelle trattative. Il comunicato ha parlato apertamente di una “strumentalizzazione mediatica”, finalizzata – secondo il gruppo – a screditare una posizione azionaria critica nei confronti della governance attuale dell’istituto.


La polemica, che si inserisce in un contesto di crescente tensione tra i grandi soci storici di Mediobanca e il suo vertice, riporta alla ribalta un equilibrio azionario fragile e sempre più esposto alle scosse. Francesco Gaetano Caltagirone è, infatti, il secondo azionista privato dell’istituto milanese, con una partecipazione poco sotto il 10%, dopo la Delfin di Leonardo Del Vecchio. Entrambi i gruppi hanno negli ultimi anni contestato ripetutamente la linea dell’amministratore delegato Alberto Nagel, accusato di difendere un sistema di potere chiuso e scarsamente incline al confronto con il mercato.


Le tensioni si erano già manifestate in modo eclatante nell’ottobre 2023, quando Caltagirone si oppose alla lista del consiglio uscente per il rinnovo del board di Mediobanca, proponendo una lista alternativa che non raccolse però i voti necessari per prevalere. Quella sconfitta non ha tuttavia mutato l’atteggiamento critico dell’imprenditore, che continua a invocare una maggiore trasparenza e un orientamento più netto verso la creazione di valore per gli azionisti.


Il caso MPS rappresenta quindi solo l’ultimo episodio di un confronto più ampio, che ruota attorno alla visione di Mediobanca come soggetto strategico dell’industria finanziaria italiana. Il ruolo di Piazzetta Cuccia nel futuro di Generali – dove Caltagirone è stato azionista ed ex vicepresidente – e le sue interazioni con i principali istituti bancari rimangono dossier aperti che alimentano il dibattito.


In ambienti finanziari si osserva con attenzione il peso delle parole usate nelle dichiarazioni di entrambe le parti. Le accuse di “falsità” e “strumentalizzazione” sollevano la possibilità che la querelle possa sfociare anche in un contenzioso legale o almeno in un irrigidimento definitivo nei rapporti tra i vertici dell’istituto e il suo principale azionista critico. Alcuni analisti vedono in questo scontro anche una sorta di test generale sulla solidità delle governance bancarie italiane, in una fase storica in cui il sistema creditizio è chiamato a giocare un ruolo centrale nei processi di consolidamento europeo e nei piani di crescita post-PNRR.


Nel frattempo, il mercato osserva con attenzione. Il titolo Mediobanca ha registrato nelle ultime ore leggere flessioni, interpretate come un segnale dell’irrigidimento delle relazioni interne e della difficoltà che potrebbe incontrare l’istituto nella gestione ordinata delle sue partite strategiche. Anche il dossier MPS resta sensibile, con il governo che segue con discrezione le evoluzioni, ricordando come la privatizzazione dell’istituto senese resti ancora incompiuta.


Il fronte interno alla compagine azionaria di Mediobanca si mostra tutt’altro che compatto. Non è escluso che la vicenda possa riaccendere manovre in vista del prossimo rinnovo del consiglio di amministrazione, atteso per il 2026, o influenzare il dibattito sulla permanenza di Nagel al vertice dopo quasi due decenni alla guida dell’istituto. Le tensioni tra Caltagirone e Nagel, quindi, non rappresentano soltanto un dissidio personale, ma un possibile spartiacque per gli equilibri futuri del capitalismo finanziario italiano.

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