Telecomunicazioni in ripresa: il settore spinge in Borsa grazie a fusioni strategiche, riduzione del debito e rilancio industriale
- piscitellidaniel
- 18 lug
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Il settore delle telecomunicazioni sta vivendo una fase di rinnovato slancio sui mercati finanziari. Dopo anni di stallo e performance sottotono, le principali aziende italiane ed europee del comparto stanno registrando un rimbalzo significativo delle loro quotazioni in Borsa. A spingere questo cambiamento sono tre fattori chiave: un’accelerazione delle operazioni di fusione e acquisizione, una drastica riduzione dei livelli di indebitamento e un netto miglioramento dei risultati industriali, anche in termini di margini operativi e di generazione di cassa. L’Italia, in questo scenario, si conferma uno dei paesi protagonisti di un processo di profonda riorganizzazione settoriale.
In prima linea c’è TIM, da anni al centro di tensioni industriali e speculative, ora protagonista di un riassetto radicale. L’operazione di separazione tra la rete infrastrutturale NetCo e i servizi retail di ServCo, avviata sotto la guida dell’amministratore delegato Pietro Labriola, ha portato a una riduzione dell’indebitamento netto e a una semplificazione della struttura aziendale. La vendita della rete a un consorzio guidato da KKR per circa 22 miliardi ha rappresentato una svolta: ha consentito di abbattere il debito finanziario lordo e di riposizionare la società sul mercato come fornitore di servizi a più alto valore aggiunto.
Parallelamente, si stanno intensificando le interlocuzioni per un’eventuale fusione tra ServCo e Iliad Italia. L’ipotesi di creare un grande operatore convergente mobile-fisso ha riacceso l’interesse degli investitori e generato forti rialzi in Borsa per TIM, che ha visto il titolo registrare un incremento di oltre il 7% in una sola seduta dopo la notizia. Le sinergie industriali stimate potrebbero superare il miliardo di euro l’anno, e il nuovo gruppo avrebbe una quota di mercato superiore al 35%, rafforzando la competizione con WindTre e Fastweb. Iliad ha confermato l’esistenza di contatti preliminari, mentre il Governo segue con attenzione gli sviluppi, considerando strategica l’evoluzione del settore.
Il consolidamento non riguarda solo TIM e Iliad. Fastweb, controllata da Swisscom, ha recentemente perfezionato l’accordo per l’acquisizione delle attività italiane di Vodafone. L’operazione, che vale circa 8 miliardi di euro, porterà alla nascita del secondo operatore integrato in Italia, con una forte presenza sia nel fisso sia nel mobile. Si attende ora il via libera dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che dovrebbe arrivare entro l’inizio del 2025. Questo processo di aggregazione rientra in una tendenza più ampia che coinvolge anche altri paesi europei: in Spagna è in corso la fusione tra Orange e MásMóvil, mentre nel Regno Unito Vodafone e Three stanno tentando di unire le loro reti mobili.
Il secondo fattore decisivo è rappresentato dalla riduzione del debito. TIM, in particolare, ha avviato un piano pluriennale di dismissioni e razionalizzazione finanziaria che sta dando risultati concreti. Al netto della cessione della rete, il debito netto scenderà sotto i 7,5 miliardi, con un rapporto debito/Ebitda inferiore a 2. Questo ha consentito all’azienda di rafforzare la propria posizione finanziaria, migliorare il rating creditizio e riprendere una traiettoria di sostenibilità, anche in vista del ritorno alla distribuzione del dividendo a partire dal 2026. Anche Vodafone, dopo le cessioni in Germania e Spagna, ha annunciato un piano di buyback per oltre 2 miliardi di euro, segnalando una rinnovata fiducia nei propri fondamentali.
Il terzo pilastro della ripresa è la performance operativa. Le telecomunicazioni, tradizionalmente percepite come un settore a bassa crescita, stanno oggi beneficiando di una nuova domanda di connettività stabile, veloce e sicura. La digitalizzazione della pubblica amministrazione, l’espansione del lavoro da remoto, la crescita del cloud computing e l’adozione del 5G stanno aprendo nuovi mercati. TIM ha registrato nel primo semestre 2024 ricavi in crescita del 3,1%, con un Ebitda in aumento del 10,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Fastweb ha chiuso il trimestre con una crescita a doppia cifra della base clienti e dei ricavi da servizi. Anche Inwit, la tower company controllata da TIM e Vodafone, ha riportato utili record grazie alla domanda crescente di infrastrutture per la telefonia mobile.
A beneficiare di questi fattori è soprattutto la Borsa. Nell’ultimo trimestre l’indice settoriale europeo delle telecomunicazioni ha sovraperformato il mercato, con rialzi superiori al 15%. TIM è passata da una quotazione stabile intorno a 0,22 euro a picchi sopra 0,27, segnando una delle migliori performance tra i titoli del FTSE MIB. Anche le azioni Vodafone e Orange hanno mostrato un forte recupero, sostenute dalle prospettive di fusione e dalle operazioni di razionalizzazione. Il settore torna così ad attrarre capitali, dopo anni di disinteresse da parte degli investitori, penalizzati da margini compressi, debiti elevati e concorrenza aggressiva.
Il contesto normativo, inoltre, sembra aver assunto un atteggiamento più favorevole al consolidamento. L’Unione Europea, dopo anni di prudenza, ha iniziato a riconoscere che un’eccessiva frammentazione limita la capacità degli operatori di investire in infrastrutture moderne. La Commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager ha aperto alla possibilità di rivedere le regole per facilitare le fusioni, pur mantenendo salvaguardie sulla concorrenza effettiva nei mercati locali. Anche l’AGCOM ha espresso interesse per un nuovo assetto del mercato più orientato all’efficienza e alla sostenibilità a lungo termine.
Le telecomunicazioni sembrano dunque essere entrate in una nuova fase storica. Dopo oltre un decennio caratterizzato da bassi investimenti, politiche difensive e modelli di business compressi, il comparto si sta riorganizzando intorno a pochi grandi attori integrati, capaci di reggere la competizione globale, investire su scala industriale e offrire servizi evoluti. La Borsa ha iniziato a premiare questo cambiamento, anticipando una traiettoria di crescita che, se confermata nei prossimi trimestri, potrebbe restituire al settore un ruolo centrale nell’economia digitale del futuro.

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