“TACO” e “ABUSA”, gli acronimi virali contro Trump che agitano la campagna presidenziale USA
- piscitellidaniel
- 5 giu
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Nella campagna presidenziale americana del 2024, l’arma più efficace non è necessariamente un programma politico, ma spesso un acronimo. Due sigle in particolare, “TACO” e “ABUSA”, stanno segnando la comunicazione del fronte anti-Trump, trasformandosi in strumenti di denuncia, satira e propaganda contro l’ex presidente e attuale candidato repubblicano. Entrambe le espressioni sono state ideate per sintetizzare critiche precise, ma sfruttando al tempo stesso un linguaggio semplice e memorabile, capace di attecchire nell’ambiente social, tra meme, post virali e campagne coordinate.
TACO: un gioco linguistico tra cucina e politica
Il primo acronimo, “TACO”, sta per “Trump’s Actions Corrupt Our democracy”, ossia “Le azioni di Trump corrompono la nostra democrazia”. L’uso di un termine associato immediatamente alla cultura latinoamericana non è casuale. Tacos, burritos, nachos: parole riconoscibili e familiari a milioni di cittadini statunitensi di origine messicana o centroamericana. E proprio quelle comunità sono state tra le più bersagliate dalle politiche restrittive dell’amministrazione Trump in materia di immigrazione, muri e controlli al confine. Con “TACO”, i creatori del messaggio puntano a un richiamo immediato ed emotivo: un simbolo positivo viene reinterpretato per denunciare, ironicamente, una presunta minaccia democratica.
ABUSA: un'accusa più esplicita
Molto più diretto e privo di ironia è invece “ABUSA”, acronimo di “Abuses By Unfit Selfish Authoritarian” (“Abusi da parte di un autoritario egoista e inadeguato”). In questo caso, il termine ricalca foneticamente la parola spagnola “abusa”, cioè “abusa”, con evidente intento provocatorio. L’obiettivo è ritrarre Trump come un uomo che ha usato e piegato il potere per fini personali, una figura incapace di rappresentare un modello democratico sano e stabile. La critica non è solo di contenuto, ma anche di forma: il messaggio veicolato è che Trump incarna l’archetipo dell’autocrate moderno, manipolatore e disinteressato al bene comune.
Una strategia comunicativa mirata al coinvolgimento emotivo
L’uso degli acronimi nella politica americana non è nuovo, ma raramente ha assunto un peso così rilevante. La semplicità di questi slogan li rende strumenti perfetti per i social network. I comitati anti-Trump li stanno usando in campagne coordinate su Instagram, TikTok, X e Facebook, accompagnandoli con grafiche colorate, reel e contenuti virali. Il linguaggio è quello del marketing digitale, con lo scopo di rafforzare il senso di identità e mobilitare l’elettorato più giovane, spesso distante dalla politica tradizionale.
Le reazioni del campo repubblicano
Non si è fatta attendere la reazione dei sostenitori di Trump. Alcuni esponenti del Partito Repubblicano hanno accusato i promotori degli slogan di trasformare il confronto elettorale in una caricatura, svilendo la complessità dei problemi con sigle vuote e messaggi denigratori. In una dichiarazione pubblica, il team elettorale di Trump ha definito TACO e ABUSA “strumenti infantili” che nascondono l’assenza di contenuti concreti nel programma democratico. Durante un recente comizio in Texas, lo stesso Trump ha scherzato sul termine “TACO”, affermando: “Loro fanno giochi di parole, io creo posti di lavoro”.
Il rischio della polarizzazione estrema
L’utilizzo di acronimi come quelli in questione contribuisce a rafforzare la polarizzazione del dibattito pubblico americano. Se da un lato semplificano la comunicazione e catalizzano l’attenzione mediatica, dall’altro esasperano le contrapposizioni e riducono gli spazi per il confronto argomentato. Nelle strategie comunicative contemporanee, la forza di uno slogan conta più della coerenza di un programma. Il successo o il fallimento di “TACO” e “ABUSA” non si misurerà soltanto con le interazioni online, ma anche con l’effettiva capacità di orientare consensi in un elettorato ancora incerto e frammentato.
La politica come branding
L’intera vicenda dimostra come la politica americana sia sempre più legata al linguaggio del marketing. Le campagne non vendono solo candidati, ma simboli, parole chiave e immagini che devono trasmettere identità immediate. Gli slogan elettorali si trasformano in loghi, gli insulti in hashtag, gli avversari in etichette. “TACO” e “ABUSA” sono l’emblema di una stagione in cui il consenso si costruisce più sulla forma che sulla sostanza, e dove la battaglia per la Casa Bianca si combatte anche — e forse soprattutto — con le armi della semplificazione emotiva.

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