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Stellantis valuta il futuro di Maserati: tra ipotesi di vendita, spin-off e riposizionamento del marchio del tridente

Il gruppo automobilistico Stellantis ha avviato un processo interno di riflessione strategica sul futuro di Maserati, il marchio di lusso che da anni rappresenta un’eccellenza del Made in Italy nel mondo automotive. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, sarebbero diverse le opzioni sul tavolo dell’amministratore delegato Carlos Tavares, tra cui anche l’ipotesi di una cessione totale o parziale del brand, oggi integralmente controllato dal gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA.


La possibilità di una vendita di Maserati ha immediatamente generato reazioni tra analisti finanziari, addetti ai lavori e istituzioni italiane, in quanto il marchio non solo ha un valore economico, ma anche simbolico per l’industria nazionale. Maserati è oggi uno dei pochi marchi premium italiani ancora sotto un controllo diretto, dopo la cessione di Ferrari, l’ingresso di Ducati nel gruppo Volkswagen e le trasformazioni di marchi come Alfa Romeo e Lancia all’interno di Stellantis stessa. In quest’ottica, un’eventuale cessione potrebbe rappresentare un ulteriore impoverimento del tessuto industriale e identitario dell’automotive tricolore.


Tra le opzioni che Stellantis starebbe valutando, vi sarebbe anche la possibilità di uno spin-off di Maserati, seguendo un modello simile a quello adottato da FCA per Ferrari nel 2016. Questo scenario vedrebbe Maserati separarsi dal gruppo e quotarsi autonomamente in Borsa, mantenendo un legame societario con Stellantis ma garantendosi una propria autonomia finanziaria e gestionale. L’obiettivo sarebbe valorizzare il marchio presso investitori interessati al segmento lusso, meno influenzati dalle dinamiche dell’auto di massa.


Secondo gli osservatori, la riflessione nasce anche da una constatazione oggettiva: le prestazioni economiche di Maserati negli ultimi trimestri non hanno soddisfatto pienamente le aspettative del gruppo. Nel primo trimestre 2024, il brand ha consegnato poco più di 5.000 unità, registrando un calo del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il margine operativo è sceso al 6,4%, in netto peggioramento rispetto al 10% dell’anno scorso, segno che la redditività del marchio fatica a mantenersi in linea con gli standard richiesti dal gruppo guidato da Tavares.


A pesare sui conti sarebbero diversi fattori: il rallentamento del mercato cinese, la concorrenza nel segmento delle auto sportive di lusso, le difficoltà nella transizione elettrica e una gamma che, nonostante i nuovi modelli come Grecale e GranTurismo Folgore, non ha ancora espresso tutto il suo potenziale commerciale. In particolare, la strategia di elettrificazione del marchio, che prevede l’introduzione solo di modelli elettrici dal 2028, si sta scontrando con una domanda non ancora matura, soprattutto nei mercati storici come Stati Uniti ed Europa.


L’amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, non ha finora confermato né smentito le indiscrezioni, ma ha sempre ribadito che ogni marchio del gruppo deve dimostrare la propria sostenibilità economica nel medio periodo. Tavares ha introdotto un rigoroso sistema di monitoraggio della performance dei 14 brand del gruppo, con l’obiettivo di razionalizzare l’offerta e concentrarsi sui marchi più profittevoli. In questo contesto, Maserati si trova sotto osservazione e potrebbe diventare una pedina strategica in un’operazione più ampia di riallocazione delle risorse.


Il governo italiano segue con attenzione la vicenda. Fonti vicine al Ministero delle imprese e del made in Italy avrebbero avviato un’interlocuzione con il management di Stellantis per verificare che eventuali scelte non penalizzino la produzione nazionale. Oggi Maserati ha due siti produttivi principali in Italia: Modena, dove si produce la supercar MC20, e Cassino, sede di assemblaggio del SUV Grecale. Un’eventuale cessione a soggetti esteri potrebbe generare preoccupazioni per la salvaguardia dell’occupazione e del know-how ingegneristico italiano.


Sul fronte finanziario, l’operazione Maserati potrebbe rappresentare un’opportunità per Stellantis di raccogliere risorse fresche da destinare ad altri investimenti strategici, come la mobilità elettrica, il software automotive e la crescita in mercati emergenti. Tuttavia, secondo alcuni analisti, l’attuale momento di debolezza del brand rende difficile massimizzare il valore di un’eventuale cessione. È per questo che la soluzione più probabile, nel breve periodo, resta quella dello spin-off con contestuale rilancio del marchio, puntando su modelli a emissioni zero e sul rafforzamento della presenza nei mercati premium.


Il dibattito sul futuro di Maserati riapre inoltre una questione più ampia sulla governance industriale dei marchi storici italiani. La centralizzazione delle strategie in capo a Stellantis, con sede legale in Olanda e fiscale in Regno Unito, continua a suscitare interrogativi sul livello di autonomia delle filiere produttive nazionali e sulla coerenza degli investimenti promessi con le esigenze del territorio. A oltre tre anni dalla nascita del gruppo, il bilancio appare in chiaroscuro: se da un lato il gruppo ha ottenuto buoni risultati aggregati, dall’altro alcuni brand – come Maserati, Lancia e Alfa Romeo – faticano a ritrovare una chiara identità.


Nei prossimi mesi, l’evoluzione del dossier Maserati sarà un banco di prova per la credibilità del piano industriale di Stellantis in Italia e per la capacità del governo di tutelare gli asset strategici del Paese. Il marchio del tridente, fondato a Bologna nel 1914 e simbolo dell’automobilismo sportivo italiano, è più di un nome commerciale: rappresenta un pezzo di storia, innovazione e design che oggi rischia di finire in un gioco globale di equilibri finanziari e ristrutturazioni multinazionali.

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