Spotify versa 150 milioni alla discografia italiana: lo streaming domina il mercato musicale nel 2024
- piscitellidaniel
- 22 mag
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Nel 2024 Spotify ha corrisposto oltre 150 milioni di euro all’industria discografica italiana, segnando un nuovo record nei flussi di compensazione generati dalla piattaforma di streaming musicale. Il dato, comunicato nel corso dell’evento annuale “Note Italiane” e confermato dalle statistiche FIMI-Deloitte, testimonia la crescita strutturale dello streaming in Italia e il ruolo sempre più centrale che esso riveste per la sostenibilità economica del settore musicale nazionale.
Secondo il report semestrale 2024 redatto da Deloitte per conto della Federazione dell’Industria Musicale Italiana (FIMI), il mercato musicale italiano ha raggiunto un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro nella prima metà dell’anno, con una crescita del 15,1% rispetto allo stesso periodo del 2023. Di questa cifra, ben l’81% è generato dallo streaming, la cui componente premium ha mostrato un incremento dei ricavi del 23%. Il numero di stream a pagamento ha superato i 46 miliardi, facendo registrare un +31,7% rispetto al 2023.
La nuova politica di remunerazione adottata da Spotify nel corso del 2024 ha contribuito a modificare in modo significativo il meccanismo di distribuzione delle royalty, spingendo verso un modello "artist centric". In base a questo sistema, i brani che non raggiungono almeno 1.000 stream nell’arco di 12 mesi non generano più ricavi, in modo da concentrare le risorse sugli artisti realmente attivi e sul repertorio con un impatto effettivo sul pubblico. Questo criterio è stato introdotto per contrastare la frammentazione estrema del pagamento delle royalty e l’effetto distorsivo dello streaming artificiale.
Oltre alla soglia minima di stream, Spotify ha anche inasprito le regole per le tracce audio cosiddette "funzionali", come i rumori ambientali e le registrazioni ASMR, imponendo una durata minima di 2 minuti per maturare diritti. Tali modifiche, annunciate come parte di una riforma per proteggere il valore della musica, hanno ricevuto il sostegno delle principali major discografiche italiane, che ne riconoscono il potenziale di riequilibrio a favore di artisti e produttori.
Un altro elemento rilevante che ha contribuito alla crescita del mercato è stato l’aumento del consumo musicale all’estero del repertorio italiano. I ricavi derivanti dall’export digitale della musica italiana hanno superato i 26 milioni di euro nel 2023, con un incremento del 130% rispetto al 2020. Il successo globale di artisti come Måneskin, Mahmood, Blanco e di colonne sonore cinematografiche ha spinto la penetrazione della musica italiana in mercati tradizionalmente ostici, come quelli di lingua inglese e tedesca.
Particolarmente significativo è stato anche il caso del Festival di Sanremo, che nel 2024 ha fatto registrare numeri da primato su Spotify: la playlist ufficiale del festival è stata la più ascoltata al mondo nella settimana di apertura dell’evento. Questo risultato ha ulteriormente consolidato il valore di Sanremo come vetrina internazionale della nuova musica italiana, in grado di generare impatto immediato anche sul mercato estero.
Il dato da 150 milioni di euro versati da Spotify alla filiera discografica tricolore diventa ancor più rilevante se letto alla luce del contesto economico post-pandemico, che ha segnato profondamente le economie della musica dal vivo, delle vendite fisiche e del licensing. Il ruolo dello streaming come infrastruttura principale della monetizzazione della musica appare ormai consolidato e destinato ad accentuarsi nei prossimi anni. Le dinamiche di consumo in Italia si sono infatti allineate sempre più a quelle dei mercati leader come Stati Uniti, Regno Unito e Germania, rendendo l’Italia un mercato competitivo e dinamico a livello europeo.

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