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Sicilia: 4,5 miliardi per l’acqua ancora bloccati tra burocrazia e ritardi

In Sicilia, una delle regioni italiane più colpite dalla siccità e dalla carenza di infrastrutture idriche, sono stati programmati investimenti per 4,5 miliardi di euro destinati al miglioramento del sistema idrico. Tuttavia, una parte significativa di questi fondi rimane inutilizzata a causa di ritardi burocratici, inefficienze amministrative e difficoltà nella progettazione e realizzazione delle opere.


Il Piano idrico regionale, approvato nel luglio 2024, prevedeva un primo stralcio di finanziamenti pari a 1,6 miliardi di euro per 49 interventi prioritari. Questi interventi includevano opere di automazione, controllo, modellazione e monitoraggio dell'infrastruttura idropotabile, oltre alla sostituzione di condotte e alla manutenzione straordinaria di sistemi di sbarramento. Nonostante l'approvazione del piano, la fase operativa ha subito rallentamenti, con solo 92 milioni di euro effettivamente messi in cantiere.


Le perdite idriche in Sicilia superano il 42%, una percentuale tra le più alte in Italia. Questo dato evidenzia la necessità urgente di interventi strutturali per migliorare l'efficienza della rete idrica. Tuttavia, la frammentazione della gestione del servizio, con oltre 1.500 comuni coinvolti, e la mancanza di una governance unificata ostacolano l'attuazione di politiche e investimenti efficaci.


La società Siciliacque, responsabile della gestione del servizio di captazione, accumulo, potabilizzazione e adduzione di acqua potabile a scala sovrambito, ha avviato alcuni progetti significativi. Tra questi, la realizzazione di un nuovo acquedotto per Marsala, Mazara e Petrosino, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dal Fondo per lo sviluppo e la coesione. Tuttavia, molti altri progetti restano in fase di progettazione o sono bloccati da contenziosi legali e problemi tecnici.


Un esempio emblematico è la diga di Pietrarossa, un'opera incompiuta iniziata negli anni '80 e mai completata. Nonostante i lavori siano stati ripresi nel 1997, il cantiere è stato nuovamente fermato a causa di un sequestro giudiziario legato al ritrovamento di reperti archeologici. Nel 2022 è stato approvato un progetto definitivo per il completamento della diga, con l'intenzione di utilizzare le risorse del PNRR, ma i lavori non sono ancora ripresi.


La situazione è ulteriormente complicata dal rischio di disimpegno dei fondi europei. Secondo un'analisi della Commissione europea, la Sicilia rischia di perdere oltre 1,6 miliardi di euro di fondi strutturali del ciclo di programmazione 2014-2020 se non verranno spesi e rendicontati entro la fine del 2023. A giugno 2023, la Regione aveva speso e rendicontato solo il 61,7% del Fondo di sviluppo regionale (FESR) e il 65,4% del Fondo sociale europeo (FSE), registrando progressi molto lenti negli ultimi due anni.


Le criticità nella gestione delle risorse idriche in Sicilia sono state evidenziate anche dalla Corte dei Conti, che ha sospeso il giudizio di parificazione del rendiconto della Regione per il 2020, contestando numerose irregolarità nel conto economico e patrimoniale. In particolare, è stato sollevato il problema del ripiano del disavanzo di 2,2 miliardi di euro, che la Regione aveva previsto di spalmare in dieci esercizi finanziari, mentre per i giudici andava fatto in tre anni.


La situazione richiede un intervento urgente e coordinato da parte delle istituzioni regionali e nazionali per sbloccare i fondi disponibili e avviare i lavori necessari per migliorare l'efficienza del sistema idrico siciliano. Solo attraverso una pianificazione efficace, una gestione trasparente e una governance unificata sarà possibile affrontare le sfide legate alla carenza d'acqua e garantire un futuro sostenibile per la regione.

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