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Siccità in Sicilia, consegnati tre dissalatori mobili: l’isola si attrezza contro l’emergenza idrica con soluzioni straordinarie

La crisi idrica che sta colpendo la Sicilia ha assunto dimensioni tali da rendere necessaria l’adozione di misure eccezionali. Tra queste, la consegna dei primi tre dissalatori mobili da parte della struttura commissariale nazionale per l’emergenza siccità, guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo. I dispositivi, destinati a Lampedusa, Linosa e Pantelleria, rappresentano un primo passo concreto verso il rafforzamento dell’approvvigionamento idrico nelle aree più vulnerabili dell’isola. L’annuncio, riportato da Il Sole 24 Ore, conferma l’intensificazione delle operazioni avviate dal Governo per contrastare una delle peggiori siccità degli ultimi decenni.


I tre impianti sono stati progettati per entrare rapidamente in funzione e garantire la produzione di acqua potabile partendo dall’acqua di mare, attraverso un processo di osmosi inversa ad alta efficienza. Il loro impiego è stato ritenuto prioritario per le isole minori siciliane, dove le riserve idriche sono particolarmente scarse e le fonti naturali inadeguate a soddisfare i fabbisogni della popolazione residente e, soprattutto, del turismo stagionale. Lampedusa, ad esempio, ha già sperimentato razionamenti e interruzioni del servizio idrico, con forti disagi per la popolazione e le attività economiche.


Il piano per il contrasto alla siccità in Sicilia è stato messo a punto a partire dall’inizio del 2024, quando le precipitazioni invernali si sono rivelate drammaticamente insufficienti. Il deficit pluviometrico ha colpito tutto il bacino mediterraneo, ma in Sicilia ha assunto caratteristiche più gravi per via della fragilità delle infrastrutture esistenti, della carenza di invasi efficienti e della dispersione idrica elevatissima, stimata in alcune zone oltre il 50%. L’emergenza ha colpito tanto le città quanto le campagne, con danni rilevanti all’agricoltura, in particolare al comparto cerealicolo, olivicolo e vitivinicolo.


L’intervento dei dissalatori mobili si affianca ad altre misure già in corso di attuazione: la perforazione di nuovi pozzi, il ripristino di vecchi impianti dismessi, il potenziamento delle condotte esistenti e il ricorso, in alcune aree, all’approvvigionamento tramite navi cisterna. Tuttavia, la strategia della struttura commissariale punta a superare le soluzioni emergenziali con una visione di medio termine. In tal senso, la scelta dei dissalatori mobili è stata giustificata dalla necessità di avere impianti immediatamente operativi, ma anche modulabili e trasferibili in base all’evoluzione della crisi.


Ciascun impianto ha una capacità produttiva di circa 400 metri cubi al giorno di acqua potabile, quantità sufficiente per coprire le esigenze essenziali di circa 2.000 persone. Sebbene non risolvano in via definitiva il problema idrico, i dissalatori rappresentano un presidio fondamentale per garantire la continuità del servizio idrico in caso di collasso delle fonti tradizionali. Inoltre, la qualità dell’acqua prodotta è conforme agli standard europei e può essere utilizzata sia per usi civili che per alcune attività agricole.


Le operazioni di messa in opera sono seguite con attenzione anche dalla Regione Sicilia, che ha riconosciuto la gravità della situazione e ha dichiarato lo stato di emergenza idrica per numerosi comuni, sia nella fascia costiera che nell’entroterra. Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha espresso apprezzamento per l’intervento del commissario Figliuolo, sottolineando la necessità di un piano organico nazionale che affronti il tema dell’acqua come priorità infrastrutturale. In particolare, è stato chiesto un aumento degli investimenti per la manutenzione e l’ammodernamento delle reti idriche, oltre alla costruzione di nuovi bacini di raccolta.


La questione siciliana è emblematica di una crisi idrica più ampia che interessa l’intero Mezzogiorno e pone in discussione la sostenibilità a lungo termine del modello di gestione delle risorse idriche in Italia. I cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più frequenti e intensi i periodi di siccità prolungata, mentre la capacità di risposta del sistema rimane limitata da decenni di mancati investimenti e da una governance frammentata. Le competenze tra enti locali, consorzi, regioni e Stato centrale spesso si sovrappongono, rallentando l’attuazione degli interventi necessari.


Proprio in questo contesto, l’approccio centralizzato adottato per l’emergenza siccità – con la nomina di un commissario unico – sta cercando di imprimere un’accelerazione alle soluzioni. Oltre alla Sicilia, sono previste azioni simili in Sardegna, Puglia e Calabria, dove i livelli degli invasi si mantengono al di sotto della media storica e molte comunità devono già affrontare limitazioni nell’uso dell’acqua. Il ricorso ai dissalatori – sebbene ancora marginale nel quadro complessivo – è considerato un’opzione strategica, soprattutto nelle zone insulari e costiere, dove la scarsità di fonti dolci rende difficile ogni altro tipo di approvvigionamento.


Parallelamente, la Protezione Civile e le autorità ambientali stanno lavorando per aggiornare il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, con particolare attenzione alla gestione integrata delle acque. Tra le misure allo studio vi sono incentivi all’uso di acque reflue trattate per l’irrigazione, sistemi di raccolta delle acque piovane nei centri urbani, promozione del risparmio idrico nelle abitazioni e nell’industria, e rafforzamento della digitalizzazione delle reti per ridurre le perdite.


L’arrivo dei primi dissalatori mobili in Sicilia rappresenta dunque non solo una risposta a un’urgenza contingente, ma anche un segnale concreto dell’evoluzione in corso nella strategia nazionale per la sicurezza idrica. L’auspicio delle istituzioni è che questi strumenti, unitamente a una pianificazione strutturata e lungimirante, possano contribuire a costruire una maggiore resilienza del territorio italiano rispetto ai fenomeni estremi sempre più ricorrenti. Nel frattempo, la popolazione locale e il sistema produttivo siciliano continuano a fare i conti con una crisi che ha mostrato la fragilità di un’infrastruttura vitale per la salute, l’agricoltura, il turismo e la qualità della vita.

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