Self check-in negli affitti brevi: tra sicurezza e innovazione, il dibattito continua
- piscitellidaniel
- 28 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Il settore degli affitti brevi in Italia è al centro di un acceso dibattito riguardante l'uso del self check-in, una pratica che consente agli ospiti di accedere agli alloggi senza l'interazione diretta con i proprietari. Questa modalità, sebbene offra flessibilità e autonomia, solleva preoccupazioni legate alla sicurezza e all'identificazione degli ospiti.
Il contesto normativo e le preoccupazioni sulla sicurezza
Nel dicembre 2024, il Ministero dell'Interno ha emesso una circolare che vietava l'uso del self check-in e delle keybox, le cassette di sicurezza che custodiscono le chiavi degli appartamenti. La decisione è stata motivata dalla necessità di garantire la sicurezza pubblica, in particolare in vista di eventi di grande affluenza come il Giubileo del 2025. Secondo la circolare, l'identificazione degli ospiti tramite modalità telematiche non sarebbe sufficiente a prevenire rischi legati alla presenza di persone pericolose o legate a organizzazioni criminali o terroristiche.
Questa posizione ha trovato il sostegno di alcune autorità locali, come i sindaci di Roma e Firenze, che hanno avviato operazioni per rimuovere le keybox dalle strade e rafforzare i controlli sugli affitti brevi. Tuttavia, la decisione ha suscitato anche critiche da parte di associazioni di categoria e operatori del settore, che hanno evidenziato come il divieto penalizzasse soprattutto i piccoli proprietari e le strutture situate in aree meno servite.
La risposta del settore e le proposte alternative
In risposta alle restrizioni, l'Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi (AIGAB) ha avviato un dialogo con il Ministero dell'Interno per trovare soluzioni che conciliassero le esigenze di sicurezza con la necessità di flessibilità operativa. AIGAB ha proposto l'adozione di sistemi di identificazione da remoto basati su tecnologie avanzate, come la scansione del documento d'identità, il confronto con una fotografia (selfie) dell'ospite e l'invio di un codice OTP per la sottoscrizione del contratto di locazione. Questi processi, secondo l'associazione, garantirebbero un livello di sicurezza paragonabile a quello delle procedure bancarie e pubbliche.
Il Ministero dell'Interno ha mostrato apertura verso queste proposte, riconoscendo la possibilità di interpretare in chiave evolutiva le disposizioni sulla presenza fisica durante il check-in. Si è discusso della necessità di garantire la corrispondenza dell'identità tra chi prenota e chi occupa l'appartamento, anche attraverso controlli a campione successivi da parte dei gestori.
La posizione delle forze politiche e le implicazioni per il settore
All'interno del panorama politico, la questione ha generato divisioni. La Lega ha espresso perplessità sulla norma che impone l'obbligo di identificazione fisica dei clienti, sottolineando come l'identificazione a distanza, se ben strutturata, possa offrire garanzie adeguate e permettere la sopravvivenza di strutture in aree interne che altrimenti rischierebbero la chiusura.
D'altra parte, esponenti di Forza Italia e di altri partiti hanno sostenuto la necessità di controlli più stringenti per garantire la sicurezza degli ospiti e dei residenti. Il dibattito riflette le tensioni tra l'esigenza di sicurezza e la volontà di promuovere un settore in crescita, che rappresenta una fonte significativa di reddito per molti proprietari e contribuisce all'offerta turistica del paese.
La decisione del TAR del Lazio e le prospettive future
Il 27 maggio 2025, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha annullato la direttiva del Ministero dell'Interno che vietava il self check-in, ritenendo che imponesse oneri eccessivi ai proprietari e non fosse efficace nel prevenire l'accesso di persone non identificate alle proprietà. La sentenza ha riaperto la possibilità di utilizzare sistemi di check-in da remoto, suscitando reazioni contrastanti tra le autorità locali e gli operatori del settore.
Mentre alcune città, come Firenze, hanno annunciato l'intenzione di mantenere restrizioni locali, inclusi divieti di keybox e limiti alle nuove locazioni turistiche, le associazioni di categoria hanno accolto con favore la decisione del TAR, vedendola come un passo verso una regolamentazione più equilibrata e tecnologicamente avanzata.

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