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Sanità, il confronto si sposta sulle risorse: più fondi nominali ma resta il nodo della capacità pubblica

1 giorno fa
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Sanità, il confronto si sposta sulle risorse: più fondi nominali ma resta il nodo della capacità pubblica

Alle critiche sul crescente ruolo dei privati il Governo oppone l’aumento del finanziamento del Servizio sanitario nazionale e distingue accreditato e spesa diretta

Il dibattito sulla sanità italiana si concentra sul rapporto tra finanziamento pubblico, capacità del Servizio sanitario nazionale e crescita dell’offerta privata. L’economista sanitaria Nerina Dirindin ha criticato una politica che, a suo giudizio, favorisce le strutture private e richiede maggiori risorse per il sistema pubblico. Il tema richiede di distinguere tra riduzione reale della capacità di spesa e andamento nominale dei finanziamenti.

Il Ministero della Salute propone una lettura diversa. In sede parlamentare, il ministro Orazio Schillaci ha sostenuto che l’aumento del ricorso al privato non dimostra di per sé un arretramento del pubblico e ha distinto la spesa sostenuta direttamente dai cittadini, la sanità integrativa e le prestazioni erogate da operatori privati accreditati per conto del Ssn. Secondo i dati governativi, tra il 2023 e il 2026 il finanziamento sanitario è aumentato di circa 14 miliardi di euro e per il 2026 la crescita delle risorse è indicata al 4,65%, a fronte di un’inflazione programmata dell’1,5%.

Resta aperta la questione dell’efficacia di queste risorse. Un aumento nominale del fondo non si traduce automaticamente in più personale, riduzione delle liste d’attesa o uniformità dei servizi tra territori. Gli acquisti di prestazioni da privati accreditati fanno parte del perimetro del servizio pubblico e non possono essere assimilati senza distinzione alla spesa sanitaria privata sostenuta fuori dal Ssn.

Il confronto economico deve quindi misurare risorse, volumi di prestazioni e risultati, non soltanto la composizione pubblico-privato dell’offerta. Il punto è verificare se la crescita del finanziamento riesca a compensare costi del personale, inflazione sanitaria e domanda crescente, e se la programmazione regionale utilizzi l’accreditamento privato come integrazione della rete pubblica o come sostituzione strutturale di capacità che il sistema non riesce a garantire direttamente. Conta anche la distribuzione territoriale delle risorse.

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