San Marino minaccia l’addio all’Eurovision: la RTV accusa scarsa trasparenza e logiche opache nei criteri di selezione
- piscitellidaniel
- 16 giu
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La Radiotelevisione di San Marino (SMRTV) ha sollevato un polverone destinato a generare una riflessione profonda sull’organizzazione dell’Eurovision Song Contest, manifestazione musicale tra le più seguite al mondo. In un’intervista al Sole 24 Ore, il direttore generale della SMRTV, Carlo Romeo, ha dichiarato che la Repubblica del Titano potrebbe rinunciare alla partecipazione alle future edizioni del concorso, denunciando gravi criticità nelle modalità di selezione dei partecipanti e nell’accesso alla fase finale del contest.
Le accuse della SMRTV: "Mancanza di trasparenza e regole poco chiare"
Secondo quanto riportato, la principale accusa mossa dalla SMRTV riguarda la scarsa trasparenza delle dinamiche che determinano quali Paesi accedano alla finale. Romeo ha definito “opaco” il sistema di selezione e votazione, sostenendo che vi siano logiche che vanno ben oltre il mero giudizio artistico, insinuando anche la presenza di dinamiche geopolitiche. La delegazione sammarinese lamenta in particolare il fatto che, pur partecipando da più di 15 anni alla competizione, San Marino debba passare costantemente per le semifinali, senza godere di alcuna facilitazione, a differenza del cosiddetto “Big Five” (Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna), che accede direttamente alla finale.
A detta della SMRTV, questa disparità mina lo spirito stesso del contest, che dovrebbe essere improntato sull’equità tra i partecipanti. San Marino, che pure ha cercato negli anni di proporre artisti internazionali (come il rapper Flo Rida nel 2021) e performance curate, è spesso stata esclusa dalla finale, circostanza che secondo la televisione di Stato potrebbe scoraggiare la prosecuzione dell’investimento.
Il caso 2024: le critiche dopo l’eliminazione
La miccia che ha fatto esplodere il malcontento è stata l’eliminazione del duo italo-sammarinese Megara nella semifinale dell’edizione 2024, tenutasi a Malmö, in Svezia. Nonostante un’esibizione considerata originale e ben accolta dal pubblico presente, San Marino non è riuscita a qualificarsi per la finale, mentre altri Paesi con performance giudicate meno convincenti sono riusciti a passare il turno.
Romeo ha sottolineato come, in questa edizione, diverse scelte della giuria e del televoto siano risultate “incomprensibili”, aggiungendo che l’impressione è quella di un sistema in cui “si sa già in anticipo chi entrerà in finale”. Un’accusa pesante che mette in discussione la legittimità e la trasparenza del contest.
Un investimento oneroso per uno Stato piccolo
Partecipare all’Eurovision rappresenta per San Marino un impegno significativo in termini economici e organizzativi. La SMRTV, pur non essendo una grande emittente, ha sempre cercato di elevare il livello delle sue proposte, anche affidandosi a talenti internazionali o adottando metodi innovativi per la selezione, come il concorso “Una voce per San Marino”. Quest’ultimo prevede la partecipazione aperta ad artisti da tutto il mondo, rendendo la selezione sammarinese tra le più inclusive.
Tuttavia, il direttore Romeo ha evidenziato che non è sostenibile continuare a investire risorse – umane, tecniche ed economiche – per poi essere sistematicamente penalizzati da un sistema che appare blindato e poco sensibile alla meritocrazia artistica. “Se l’Eurovision vuole essere una vetrina per la musica europea – ha affermato – deve trattare tutti i Paesi partecipanti con lo stesso rispetto e le stesse opportunità”.
Il precedente 2021 e il sospetto delle alleanze geopolitiche
Le critiche rivolte dalla SMRTV non sono nuove all’interno del dibattito sull’Eurovision. Già in passato diversi osservatori avevano sottolineato come il voto del pubblico (televoto) fosse spesso influenzato da logiche di alleanze tra Paesi, vicinanze geografiche o affinità politiche. Ad esempio, Paesi dell’Est europeo tendono frequentemente a votarsi a vicenda, mentre i Paesi nordici mostrano un simile spirito di coesione.
San Marino, Paese micro con una popolazione inferiore ai 40mila abitanti e una diaspora quasi inesistente, è particolarmente svantaggiato nel televoto, elemento che rappresenta il 50% del punteggio totale. Romeo ha denunciato che questo criterio penalizza automaticamente chi non ha una vasta platea di connazionali all’estero pronti a votare, creando una distorsione nel principio di parità tra le nazioni.
L’edizione del 2021 rappresenta un esempio emblematico. In quell’occasione, San Marino presentò una delle performance più spettacolari, con la partecipazione di Flo Rida al fianco della cantante Senhit. Nonostante la risonanza mediatica e l’apprezzamento internazionale, anche in quell’edizione San Marino non raggiunse i risultati auspicati, alimentando il malcontento.
Cosa chiede ora San Marino
Alla luce di quanto accaduto nel 2024, la SMRTV ha annunciato un periodo di riflessione sulla partecipazione futura al concorso. Romeo ha lasciato intendere che, se non ci saranno segnali concreti di cambiamento da parte dell’Unione europea di radiodiffusione (EBU), San Marino potrebbe decidere di ritirarsi definitivamente dall’Eurovision.
Le richieste avanzate sono chiare: maggiore trasparenza nelle modalità di selezione, revisione del sistema di voto, riduzione della disparità tra grandi e piccoli Paesi. La SMRTV chiede anche che venga istituito un meccanismo che tuteli le emittenti di Stati minori, rendendo più equo l’accesso alla finale e compensando l’assenza di una vasta base elettorale nel televoto.
Il tema è destinato a sollevare un dibattito all’interno della comunità eurovisiva e tra gli stessi organizzatori dell’EBU, che da tempo si confrontano con le critiche sulla mancanza di neutralità e sugli “effetti collaterali” della globalizzazione musicale.
Le reazioni del pubblico e degli addetti ai lavori
Le dichiarazioni della SMRTV hanno trovato eco anche tra alcuni fan e analisti del contest, che da anni denunciano le stesse criticità. Sui social, diversi utenti hanno espresso solidarietà alla posizione di San Marino, riconoscendo il coraggio di portare alla luce problemi sistemici spesso sottaciuti. Tuttavia, non sono mancate voci critiche, secondo cui la piccola emittente sammarinese dovrebbe accettare le regole del gioco e concentrarsi sul miglioramento artistico delle sue proposte.
In ogni caso, la posizione espressa da Romeo ha fatto emergere un malessere diffuso che potrebbe spingere l’EBU a riflettere sul futuro del concorso, oggi seguito da oltre 160 milioni di telespettatori in tutto il mondo, ma che rischia di perdere credibilità se percepito come un evento pilotato più dalla geopolitica che dalla qualità musicale.

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