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Ripresa record per l’agroindustria emiliano-romagnola: export e innovazione trainano la crescita nel 2024

L’agroindustria emiliano-romagnola nel 2024 segna una ripresa da primato, con numeri che confermano il ruolo di questo comparto come motore strategico per l’economia regionale e nazionale. Dopo le difficoltà legate agli eventi climatici estremi, alle tensioni geopolitiche e agli aumenti dei costi di produzione registrati negli ultimi anni, il sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna mostra una capacità di resilienza che si traduce in risultati concreti su più fronti: export, occupazione, investimenti e innovazione tecnologica.


Secondo i dati più recenti, il fatturato complessivo dell’agroindustria regionale ha superato i 20 miliardi di euro, segnando un aumento a doppia cifra rispetto all’anno precedente. La crescita ha interessato sia il comparto primario, ovvero le aziende agricole, sia quello della trasformazione e della distribuzione, con punte di eccellenza nei settori delle carni, dei latticini, dei prodotti da forno e delle conserve ortofrutticole.


Uno dei principali fattori che ha alimentato questa ripresa è l’export. L’Emilia-Romagna si conferma una delle regioni italiane più performanti in termini di esportazioni agroalimentari, con una quota di mercato stabile sui principali mercati europei e una forte espansione verso le economie emergenti. Germania, Francia e Stati Uniti restano i principali destinatari dei prodotti regionali, ma si segnala una crescita significativa anche in Paesi come Corea del Sud, Emirati Arabi e Canada.


Tra i prodotti simbolo della ripresa si distinguono il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma, l’Aceto Balsamico di Modena, ma anche referenze meno note come i succhi di frutta biologici, le conserve di pomodoro ad alta qualità e i cereali per colazioni salutistiche. La forza dell’agroindustria emiliano-romagnola risiede nella capacità di coniugare tradizione e innovazione, valorizzando i saperi locali attraverso tecnologie avanzate e modelli produttivi sostenibili.


La spinta all’innovazione ha giocato un ruolo chiave nel rafforzamento della competitività. Molte imprese del settore hanno investito in automazione, intelligenza artificiale, tracciabilità digitale e agricoltura di precisione. L’adozione di sensori nei campi, l’utilizzo di droni per il monitoraggio delle colture, l’analisi predittiva delle rese e la gestione intelligente delle risorse idriche sono diventati strumenti ordinari per aumentare l’efficienza e ridurre l’impatto ambientale.


In questo contesto, l’Emilia-Romagna ha beneficiato anche delle politiche regionali e delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. I bandi per la transizione ecologica e digitale delle filiere agroalimentari hanno permesso a centinaia di aziende di ammodernare impianti, introdurre energie rinnovabili e rafforzare le certificazioni ambientali. Le nuove norme sulla sostenibilità, pur imponendo vincoli più stringenti, hanno stimolato il rinnovamento tecnologico.


La coesione territoriale rappresenta un altro elemento distintivo del modello emiliano-romagnolo. Le reti tra produttori, consorzi, centri di ricerca e istituzioni pubbliche hanno reso possibile una governance condivisa del sistema agroindustriale. I distretti agroalimentari, come quello del pomodoro nel Piacentino o quello lattiero-caseario nel Parmense, operano in stretta connessione con le università e gli istituti agrari, generando innovazione, occupazione e valore aggiunto.


L’occupazione nel settore ha registrato un incremento del 5% rispetto al 2023, grazie soprattutto all’apertura di nuovi stabilimenti, all’ampliamento delle linee produttive e al consolidamento delle esportazioni. Aumentano anche le opportunità per i giovani, con una domanda crescente di profili tecnici, agronomi, biotecnologi, esperti di logistica alimentare e specialisti in marketing digitale applicato al food. Le imprese, per attrarre nuove competenze, stanno migliorando le condizioni di lavoro e investendo nella formazione continua.


Anche il turismo enogastronomico ha beneficiato di questa rinascita dell’agroindustria. Le visite ai caseifici, ai prosciuttifici, alle acetaie e alle cantine sono in costante aumento, con un pubblico sempre più internazionale interessato a vivere esperienze autentiche legate alla produzione del cibo. Il turismo rurale e le aziende agrituristiche della regione propongono percorsi integrati che uniscono cultura, gastronomia, ambiente e ospitalità, contribuendo a diffondere l’immagine dell’Emilia-Romagna come terra del gusto e dell’innovazione sostenibile.


Nel 2024, le sfide legate al cambiamento climatico, alla volatilità dei mercati e alla pressione sulla biodiversità rimangono rilevanti. Tuttavia, la capacità di fare sistema e di anticipare le trasformazioni con investimenti mirati ha permesso all’agroindustria regionale non solo di resistere, ma di rilanciarsi su basi più solide. Le filiere certificate, l’agricoltura biologica e il packaging ecologico sono i nuovi paradigmi di una produzione alimentare che guarda al futuro senza rinunciare alla qualità, alla sicurezza alimentare e al radicamento territoriale.


Le prossime fiere e manifestazioni internazionali vedranno una forte partecipazione delle aziende emiliano-romagnole, decise a consolidare la propria presenza nei mercati globali. L’obiettivo è duplice: rafforzare la visibilità del made in Emilia-Romagna e attrarre capitali, know-how e talenti in una regione che ha fatto dell’agroindustria una delle sue punte di diamante.

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