Rinnovo del contratto dei dirigenti bancari: 20.000 euro in più sui minimi e nuove regole per welfare e performance
- piscitellidaniel
- 15 lug
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Il contratto collettivo nazionale dei dirigenti bancari ha subito un aggiornamento di grande impatto. A partire dal 1° gennaio 2025, la retribuzione annua minima garantita per i dirigenti delle banche aderenti all’Abi passa da 65.000 a 85.000 euro lordi. Si tratta di un incremento significativo, pari a circa 20.000 euro, che ridisegna i parametri retributivi e normativi di una categoria centrale nella governance del settore bancario. L’intesa è stata siglata dalle principali sigle sindacali – Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin – insieme all’Associazione Bancaria Italiana. Con questo accordo, i dirigenti bancari ottengono non solo un miglioramento salariale, ma anche un aggiornamento complessivo dell’assetto contrattuale che interviene su aspetti normativi, di welfare e sulle modalità di valutazione delle performance.
L’aumento retributivo non è una semplice revisione legata all’adeguamento al costo della vita, ma è frutto di una riflessione strutturale sul ruolo, le responsabilità e le funzioni che i dirigenti bancari sono chiamati a svolgere in un sistema finanziario profondamente trasformato. L’introduzione delle nuove tecnologie, l’automazione dei processi, la compliance sempre più stringente, l’attenzione alla sostenibilità e la complessità delle normative europee richiedono ai quadri dirigenti competenze trasversali, capacità gestionali avanzate e una visione strategica in grado di guidare la trasformazione digitale e organizzativa degli istituti di credito.
Il nuovo contratto sarà valido fino al 31 marzo 2026 e introduce una serie di innovazioni che vanno oltre l’aspetto retributivo. Tra queste, emerge l’obbligo per le aziende di definire sistemi di incentivazione legati alla performance, attraverso strumenti contrattualmente regolati come il “Management by Objectives”. L’obiettivo è quello di promuovere una cultura organizzativa fondata sulla responsabilità, sulla meritocrazia e sulla trasparenza, con un meccanismo che permetta di collegare la parte variabile della retribuzione al raggiungimento di obiettivi condivisi e misurabili.
Accanto alla componente economica, il contratto dedica particolare attenzione anche al rafforzamento delle misure di welfare aziendale. Viene previsto un incremento dei contributi a carico dell’azienda al Fondo di previdenza complementare, oltre a interventi mirati sul piano sanitario, sulla conciliazione vita-lavoro, sulla formazione permanente e sull’equilibrio di genere. Si tratta di interventi che mirano a rendere più attrattiva la carriera dirigenziale nel mondo bancario, in un momento in cui la ricerca di nuovi talenti manageriali è sempre più difficile anche per il settore del credito.
Un aspetto significativo del rinnovo è l’equiparazione dei trattamenti minimi tra le banche aderenti all’Abi e quelle appartenenti al sistema del credito cooperativo. Anche i dirigenti delle banche di credito cooperativo vedranno crescere il loro minimo contrattuale, con una base annua garantita che si avvicinerà agli 80.000 euro. Si tratta di un ulteriore segnale dell’omogeneizzazione del comparto e del riconoscimento del ruolo strategico delle figure apicali in tutte le tipologie di istituti bancari, anche quelli di dimensioni più contenute.
Il rinnovo del contratto si inserisce in un contesto di grande cambiamento per il settore bancario italiano. Dopo anni di ridimensionamento della rete fisica, razionalizzazione del personale e pressioni sulla redditività, le banche stanno cercando nuovi equilibri. La ridefinizione della figura dirigenziale è parte di questo processo: le banche hanno bisogno di manager capaci di innovare, guidare il cambiamento culturale e tecnologico, garantire solidità e crescita in uno scenario competitivo in continua evoluzione.
L’aumento retributivo previsto dal contratto, se da un lato rappresenta un investimento sulle risorse umane di vertice, dall’altro pone nuove sfide per le direzioni del personale e per i bilanci delle banche. L’impatto economico del nuovo minimo salariale dovrà essere gestito con attenzione, soprattutto nei piccoli istituti, dove il numero limitato di dirigenti può incidere in maniera più sensibile sul totale delle spese del personale. Tuttavia, le parti firmatarie hanno sottolineato come l’incremento sia sostenibile grazie alla redistribuzione interna e alla razionalizzazione dei costi già in atto nel settore.
Il contratto, infine, introduce una maggiore chiarezza nella definizione del perimetro dirigenziale. Viene aggiornata la classificazione delle figure apicali che rientrano nella disciplina, riconoscendo l’evoluzione delle mansioni e delle responsabilità, e includendo anche nuove figure professionali che operano in ambiti strategici come la gestione dei rischi, la compliance, la trasformazione digitale e la sostenibilità ambientale e sociale. In questo modo, si estende la tutela contrattuale a dirigenti che fino ad oggi operavano in zone grigie dal punto di vista normativo, aumentando la coerenza del sistema.
L’accordo è stato accolto con soddisfazione sia dai rappresentanti sindacali sia da Abi, che ha sottolineato il valore di un rinnovo unitario in un momento storico in cui il settore bancario italiano è chiamato a dimostrare la propria capacità di adattamento e rilancio. La definizione di un contratto che aggiorna in modo deciso le condizioni economiche e normative dei dirigenti bancari rappresenta anche un segnale al mercato del lavoro e alle istituzioni: valorizzare il capitale umano è una condizione imprescindibile per rendere più solida, competitiva e sostenibile la finanza italiana.

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