Qualità della vita, il benessere cambia con l’età
- piscitellidaniel
- 5 giorni fa
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L’indagine del Sole 24 Ore presentata al Festival mostra che le politiche pubbliche devono misurare bambini, giovani e anziani con indicatori diversi, perché diversi sono i diritti sociali da rendere effettivi.
Nel panel “Giovani, anziani, bambini: l’indagine della Qualità della vita del Sole 24 Ore” sono intervenuti Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia, Michela Finizio, giornalista del Sole 24 Ore, Mariangela Franch, senior professor dell’Università di Trento, e Alessandro Rosina, ordinario di Demografia all’Università Cattolica di Milano. Il dato illustrato è netto: Trento si colloca al secondo posto sia nell’indice degli anziani sia in quello dei giovani, ma scende al tredicesimo posto per i bambini; Firenze guida la graduatoria dell’infanzia, Bolzano quella dei giovani e Trieste quella degli anziani.
Nel confronto è emerso che la qualità della vita non può essere letta come un semplice indicatore reputazionale dei territori. Michela Finizio ha richiamato la solidità della misurazione, costruita su statistiche certificate e su indicatori capaci di distinguere le esigenze delle diverse fasce d’età. Il benessere dei bambini dipende da servizi educativi, spazi abitativi, pediatri, scuole e reti familiari; quello dei giovani da lavoro, formazione, autonomia e partecipazione; quello degli anziani da assistenza domiciliare, salute, pensioni, sicurezza e relazioni sociali.
L’intervento di Alessandro Rosina ha spostato il tema sul terreno della programmazione pubblica. Una vita più lunga è un risultato positivo solo se accompagnata da condizioni di autonomia, formazione continua e servizi adeguati. La denatalità e l’invecchiamento impongono quindi di superare politiche frammentate e di valutare l’efficacia amministrativa in base alla capacità di attrarre giovani, sostenere famiglie e proteggere anziani fragili. Il punto giuridico-economico è il rapporto tra indicatori sociali e diritti: dove mancano asili, assistenza, lavoro stabile o spazi educativi, l’eguaglianza sostanziale resta incompleta.
Il panel ha così trasformato la classifica in uno strumento di responsabilità istituzionale. La misurazione del benessere generazionale diventa parametro per orientare welfare locale, investimenti e politiche fiscali, evitando che bambini, giovani e anziani competano per risorse scarse invece di essere ricompresi in un unico patto sociale.





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