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Qatar chiude lo spazio aereo: jet dirottati, voli cancellati e nuovo caos nei collegamenti tra Europa e Asia

La decisione improvvisa del Qatar di chiudere il proprio spazio aereo ha generato un'ondata di disagi nel traffico aereo internazionale, in particolare sulle rotte che collegano l’Europa all’Asia. Il provvedimento, scattato in seguito alle crescenti tensioni nella regione del Golfo e ai lanci missilistici dall’Iran verso basi statunitensi in Iraq, ha avuto un impatto immediato su centinaia di voli civili, costringendo le compagnie aeree a deviare, cancellare o ritardare numerosi collegamenti.


La chiusura, avvenuta nella giornata del 22 giugno senza preavviso pubblico, è stata giustificata da motivazioni di sicurezza aerea e coordinata con altri Paesi della regione come Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Bahrein. I cieli mediorientali, già congestionati per l’intenso traffico intercontinentale, si sono trovati improvvisamente ridotti, con conseguente sovraccarico delle rotte alternative e allungamento dei tempi di volo.


Il Qatar, sede della compagnia di bandiera Qatar Airways e hub strategico per i collegamenti a lungo raggio, riveste un ruolo cruciale nei flussi tra Europa, Asia e Oceania. La chiusura del suo spazio aereo ha comportato la necessità di ridisegnare in poche ore decine di tratte, causando una reazione a catena su scala globale. Numerosi voli diretti in Australia, India, Sud-est asiatico e Cina sono stati costretti a cercare corridoi alternativi attraverso lo spazio aereo dell’Arabia Saudita, dell’Iran, del Pakistan o, in alcuni casi, a deviare verso la Turchia e il Nord Africa.


Il traffico in transito sopra i cieli qatarioti è tra i più densi al mondo: secondo gli ultimi dati, oltre 1.800 voli a settimana passano normalmente sopra il Paese. Le rotte che collegano i principali hub europei con le città asiatiche, passando per Doha o per lo spazio aereo limitrofo, costituiscono la dorsale di buona parte del trasporto passeggeri e cargo. La chiusura ha determinato non solo la sospensione temporanea di voli in partenza e in arrivo a Doha, ma ha anche coinvolto tutti quei voli che utilizzano i corridoi aerei sovrastanti come semplice via di transito.


Le compagnie europee e asiatiche hanno reagito attivando piani di emergenza. Lufthansa, Air France, British Airways, Emirates, Etihad e Turkish Airlines hanno subito comunicato di aver avviato operazioni di ripianificazione, con priorità alla sicurezza e alla gestione dei passeggeri bloccati o in attesa di connessioni. Anche ITA Airways ha dovuto adeguare i voli intercontinentali, in particolare quelli con destinazione India e Giappone, segnalando potenziali ritardi fino a 4 ore. Il costo operativo di queste modifiche è significativo: rotte più lunghe implicano consumi maggiori, ricalcolo dei turni di equipaggio e aumenti dei prezzi dei biglietti per le tratte future.


Il settore cargo è stato altrettanto colpito. I principali operatori logistici internazionali hanno segnalato criticità nel flusso delle merci, soprattutto quelle a temperatura controllata e i prodotti high-tech provenienti dalla Cina. I tempi di transito per le spedizioni tra Asia e Europa sono aumentati in media di 24-48 ore, con impatti sensibili sulle catene di fornitura e ritardi nelle consegne per la grande distribuzione.


La chiusura ha riacceso l’attenzione sull’estrema vulnerabilità delle rotte aeree globali in aree ad alta instabilità geopolitica. Dopo il caso dello spazio aereo ucraino, interdetto dal 2022, e le limitazioni imposte dalla Russia ai vettori europei, ora anche il Golfo Persico si conferma uno snodo delicato. Le compagnie aeree sono costrette a ridefinire continuamente le proprie strategie operative, con costi crescenti e rischi reputazionali.


Non è solo una questione logistica. Le autorità europee, attraverso l’EASA, hanno innalzato il livello di allerta sui voli diretti verso il Medio Oriente e il Sud-est asiatico. Viene considerata elevata la possibilità di escalation militare nell’area, in particolare in caso di un coinvolgimento diretto di Israele o ulteriori attacchi statunitensi contro infrastrutture iraniane. Anche la NATO ha convocato una riunione urgente per valutare l’impatto della chiusura sulle rotte civili e sui piani di transito militari.


Nel frattempo, l’autorità aeronautica del Qatar non ha fornito indicazioni precise su quando lo spazio aereo sarà riaperto. La decisione viene riesaminata di ora in ora, ma le compagnie aeree non prevedono un ritorno alla normalità prima di diversi giorni. Gli operatori del settore sperano in una de-escalation del conflitto che consenta un ripristino delle tratte originarie e un ritorno alla piena operatività degli hub del Golfo.


Anche gli aeroporti europei stanno subendo le conseguenze: aerei fermi a Francoforte, Heathrow, Roma Fiumicino e Parigi Charles de Gaulle attendono nuove istruzioni sulle rotte; molti vettori hanno dovuto ricollocare gli aeromobili in aeroporti secondari per evitare congestioni. Migliaia i passeggeri coinvolti, tra cancellazioni, voli dirottati o impossibilità di imbarco.

Il blocco ha colpito in pieno l’inizio dell’alta stagione estiva, con un volume di traffico già ai massimi storici dopo il rimbalzo post-pandemico. Le compagnie rischiano di accumulare ritardi significativi anche nei giorni successivi alla riapertura, a causa dell’effetto domino sui turni, sulle manutenzioni programmate e sulle coincidenze perse.


La decisione del Qatar ha mostrato come anche una chiusura parziale, se in un punto nevralgico del traffico globale, possa trasformarsi in un evento capace di paralizzare tratte intercontinentali. Le nuove rotte, più lunghe e complesse, potrebbero restare in vigore per settimane, con effetti a cascata sulla puntualità, sui costi e sulla capacità dei vettori di soddisfare la domanda durante i mesi estivi.


La situazione resta in continua evoluzione, ma è ormai evidente che la geopolitica è tornata a essere un fattore determinante anche per il trasporto aereo civile, in un mondo dove la velocità degli scambi e delle connessioni non può più essere considerata scontata.

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