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Protesta nazionale dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto: manifestazioni in tutta Italia e blocco della tangenziale a Bologna, la Questura annuncia denunce penali

Il 20 giugno i lavoratori metalmeccanici sono scesi in piazza in tutta Italia per una giornata di mobilitazione nazionale indetta da Fim, Fiom e Uilm. Alla base della protesta vi è la richiesta del rinnovo del contratto nazionale di categoria, scaduto da mesi, che riguarda circa 1,5 milioni di lavoratori in tutto il Paese. L’adesione allo sciopero, secondo i sindacati, è stata molto alta, con punte che in alcune aree hanno raggiunto l’80%, soprattutto nel comparto dell’automotive e nella meccanica di precisione. La manifestazione ha assunto toni particolarmente accesi a Bologna, dove alcune centinaia di manifestanti hanno bloccato la tangenziale per alcuni minuti: un gesto che ha provocato la reazione delle forze dell’ordine e l’annuncio, da parte della Questura, di imminenti denunce penali nei confronti dei promotori.


I sindacati lamentano un blocco delle trattative con Federmeccanica e Assistal, accusate di aver finora ignorato le proposte presentate dalle rappresentanze dei lavoratori. Tra le principali rivendicazioni vi sono aumenti salariali che compensino la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione degli ultimi anni, la riduzione dell’orario di lavoro, maggiori tutele nei casi di transizione industriale e ristrutturazioni, il rafforzamento del welfare contrattuale, la garanzia della formazione continua e il diritto alla disconnessione in ambito digitale. Secondo i rappresentanti sindacali, le imprese non possono più rinviare il confronto e devono riconoscere il contributo dei lavoratori in una fase in cui molti comparti della meccanica registrano buoni risultati economici.


Nel corso della giornata si sono svolti presidi, cortei e assemblee pubbliche in tutte le principali città italiane: da Torino a Milano, da Genova a Firenze, da Napoli a Palermo. A Bologna la manifestazione si è concentrata davanti alla sede di Confindustria Emilia, ma a un certo punto circa 400 manifestanti si sono spostati lungo la tangenziale cittadina, occupando una carreggiata e interrompendo il traffico per quasi mezz’ora. L’intervento delle forze dell’ordine ha consentito lo sgombero rapido, ma la Questura ha definito l’azione "una violazione grave delle norme sulla sicurezza stradale", e ha annunciato che procederà penalmente nei confronti dei promotori dell’iniziativa non autorizzata.


Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno rivendicato la legittimità della protesta, dichiarando che l’occupazione della tangenziale è stata un gesto simbolico e temporaneo, dettato dalla frustrazione di fronte all’inerzia delle controparti. Hanno anche sottolineato come la mobilitazione abbia avuto carattere pacifico in tutto il territorio nazionale, senza incidenti né scontri, e che l’obiettivo resta aprire al più presto un tavolo di confronto per giungere a un’intesa. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto al Governo e al Ministero del lavoro di intervenire per sollecitare Federmeccanica a riavviare le trattative, mettendo in evidenza la portata strategica del comparto metalmeccanico per l’economia nazionale.


La vertenza si inserisce in un contesto economico in cui, da un lato, molte aziende del settore lamentano una riduzione degli ordinativi, l’aumento del costo dell’energia e le difficoltà legate alla transizione ecologica e digitale, dall’altro, i lavoratori denunciano un aumento del carico di lavoro, il peggioramento delle condizioni contrattuali e la mancanza di investimenti nella sicurezza e nella formazione. A complicare ulteriormente il quadro è la questione della contrattazione decentrata: molti lavoratori, specie nelle piccole e medie imprese, lamentano la completa assenza di integrazioni contrattuali e l’impossibilità di incidere sulla distribuzione della produttività aziendale.


Secondo gli osservatori, la protesta dei metalmeccanici rappresenta un test importante non solo per il settore, ma per l’intero sistema delle relazioni industriali in Italia. La tensione contrattuale nel comparto potrebbe infatti estendersi ad altri settori produttivi, alimentando un clima di conflittualità che rischia di esplodere nei prossimi mesi, anche alla luce del blocco di altri rinnovi collettivi ancora in sospeso. In particolare, resta in fase di stallo anche la trattativa sul contratto dei chimici, degli alimentaristi e dei trasporti, a dimostrazione di una crescente difficoltà nel meccanismo di concertazione tra le parti sociali.


Nella stessa giornata, i tre segretari generali Roberto Benaglia (Fim), Francesca Re David (Fiom) e Rocco Palombella (Uilm) hanno tenuto una conferenza stampa unitaria nella sede della CGIL nazionale, ribadendo che senza segnali concreti da parte delle imprese il sindacato non esclude nuove iniziative di sciopero e forme di protesta anche più incisive nei prossimi mesi. Hanno inoltre criticato l’atteggiamento di chi, come la Questura di Bologna, ha scelto la via della criminalizzazione della protesta piuttosto che il dialogo.


Intanto Federmeccanica ha replicato con una nota ufficiale affermando di essere disponibile a riaprire il tavolo ma a condizione che le richieste sindacali siano compatibili con la tenuta delle imprese e con il contesto economico generale. L’associazione datoriale ha respinto le accuse di intransigenza e ha ribadito di aver sempre agito nel rispetto delle regole e con spirito di responsabilità. Tuttavia, nessuna data ufficiale per la ripresa delle trattative è stata ancora fissata, lasciando presagire una possibile escalation del conflitto industriale nei mesi estivi.

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