Prezzi dei gelati in forte aumento: dal 2002 rincari fino al 138%, l’inflazione colpisce anche il dolce simbolo dell’estate
- piscitellidaniel
- 16 giu
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Negli ultimi vent’anni, il gelato – uno dei simboli più amati dell’estate italiana – ha conosciuto una crescita costante e marcata dei prezzi al consumo, ben oltre quanto ci si possa aspettare da un prodotto considerato “popolare”. Secondo una recente analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore e basata su dati ISTAT, il prezzo medio di un cono o coppetta è cresciuto fino al 138% rispetto al 2002, superando ampiamente il tasso generale d’inflazione registrato nello stesso periodo. Un’evoluzione che solleva interrogativi non solo sul potere d’acquisto delle famiglie, ma anche sulle trasformazioni del mercato agroalimentare e della ristorazione leggera.
I dati: un rincaro superiore a quello dell’inflazione media
L’analisi condotta evidenzia come tra il 2002 e il 2024 il prezzo del gelato sia aumentato del 138%, a fronte di un’inflazione cumulata del 47% sullo stesso arco temporale. Il gelato, dunque, ha subito un incremento di prezzo tre volte superiore al valore medio dell’inflazione. Nel dettaglio, nel 2002 il prezzo medio di un cono artigianale semplice si attestava attorno a 1,50 euro. Oggi, nelle principali città italiane, un cono base parte da almeno 3 euro, con punte che superano i 4 euro per varianti gourmet, biologiche o con gusti speciali.
Il dato è ancor più significativo se si considera che il gelato è tradizionalmente percepito come un bene accessibile a tutte le fasce sociali. Tuttavia, la sua trasformazione in prodotto gastronomico sempre più sofisticato, unita all’aumento dei costi di produzione e al cambiamento delle abitudini di consumo, ha contribuito a ridefinirne profondamente il posizionamento economico.
I fattori alla base dell’aumento dei prezzi
I motivi che spiegano questo forte incremento sono molteplici e si intrecciano con fattori strutturali ed economici. In primo luogo, vi è stato un aumento dei costi delle materie prime, in particolare latte, zucchero, frutta secca e vaniglia, tutti ingredienti centrali nella produzione artigianale del gelato. La crescita della domanda internazionale – soprattutto in Paesi emergenti – ha provocato una spinta al rialzo delle quotazioni di alcuni ingredienti, come le nocciole e il cacao, che hanno raggiunto picchi storici negli ultimi anni.
A ciò si aggiunge l’incremento dei costi energetici, che ha colpito duramente i laboratori artigianali, spesso energivori a causa della refrigerazione continua richiesta dalla produzione. Il costo dell’energia ha inciso in modo particolare a partire dal biennio 2022-2023, quando la crisi geopolitica e l’instabilità delle forniture hanno provocato un’impennata delle bollette elettriche e del gas.
Anche la componente del lavoro ha subito un adeguamento: l’aumento dei salari minimi, la necessità di personale qualificato e la stagionalità del settore impongono costi più alti agli imprenditori. In un mercato in cui l’esperienza d’acquisto è diventata sempre più importante – con locali curati, packaging personalizzato e attenzione all’estetica del prodotto – anche il costo dei servizi e dell’immagine ha finito per gravare sul prezzo finale.
Le differenze territoriali: da Milano a Napoli, prezzi molto variabili
Un altro aspetto evidenziato dall’indagine è la forte variabilità territoriale dei prezzi. A Milano, Firenze e Roma i prezzi sono tendenzialmente più alti, con una media che oscilla tra i 3,20 e i 3,80 euro per un cono piccolo, e che può superare i 5 euro per le versioni con copertura al cioccolato o guarnizioni speciali. A Napoli, Palermo e Bari si trovano ancora gelaterie dove si può acquistare un cono semplice a 2,50 euro, ma si tratta di eccezioni in un panorama dove la fascia media dei prezzi ha ormai superato i 3 euro quasi ovunque.
Le gelaterie che puntano su materie prime biologiche o su filiere corte spesso giustificano i prezzi più elevati con la qualità dell’offerta. In molti casi, le lavorazioni artigianali prevedono l’uso di latte crudo, frutta fresca di stagione e ingredienti a chilometro zero, il che riduce i margini ma impone prezzi finali più alti. Questo segmento di mercato è in forte crescita, intercettando una clientela disposta a pagare di più in cambio di una maggiore tracciabilità e qualità percepita.
L’impatto sui consumi e il cambiamento del profilo del consumatore
L’aumento dei prezzi ha avuto un impatto anche sulle abitudini di consumo. Molti consumatori segnalano di acquistare il gelato con minore frequenza rispetto al passato. Se un tempo rappresentava uno sfizio quotidiano estivo, oggi tende ad essere più selezionato e consumato in occasioni particolari. Secondo alcune indagini di settore, la frequenza media di acquisto si è ridotta del 18% negli ultimi cinque anni, a fronte di un aumento del ticket medio.
Parallelamente, è cambiato anche il profilo del consumatore. Cresce il numero di clienti che scelgono il gelato come sostituto di un pasto leggero, optando per versioni proteiche, vegane o ipocaloriche. Questa evoluzione ha portato i produttori ad ampliare la gamma di gusti e formule, investendo in ricerca e sviluppo per assecondare la domanda di prodotti “funzionali” o in linea con diete particolari. Tuttavia, tali innovazioni richiedono processi produttivi più complessi e ingredienti specialistici, con un impatto diretto sui costi.
Il confronto con altri prodotti alimentari
Nel quadro generale dell’inflazione alimentare, il gelato si colloca tra i prodotti che hanno registrato i maggiori rincari. Rispetto ad altri beni di largo consumo, come pane, pasta o frutta, l’aumento del gelato è più elevato anche in rapporto al valore iniziale. In particolare, il confronto con la crescita del prezzo del caffè (+75% nello stesso periodo) e della pizza margherita (+84%) evidenzia come il gelato si sia trasformato da alimento democratico a prodotto semi-premium, in grado di attrarre una clientela sempre più segmentata.
Alcuni osservatori del settore sottolineano che l’aumento dei prezzi del gelato non è solo una questione di inflazione, ma riflette anche una sua nuova identità commerciale. Da semplice dessert popolare, è diventato negli ultimi vent’anni una categoria merceologica a sé, ibrida tra la pasticceria e il food design, con punte di eccellenza che lo rendono paragonabile ad altri prodotti artigianali di alta gamma.
In questo senso, le gelaterie si stanno sempre più trasformando in laboratori di creatività gastronomica, capaci di innovare sul piano estetico e nutrizionale, offrendo esperienze d’acquisto complesse che vanno ben oltre il gusto. Una trasformazione che si riflette inevitabilmente nei prezzi, ma anche nella percezione che il consumatore ha del prodotto stesso.

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