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Port fee estesa anche al porto di Venezia: nuova spinta alla sostenibilità ma aumentano i timori sul traffico marittimo

Dal 1° luglio 2025 entra in vigore anche nel porto di Venezia la “port fee”, la tariffa ambientale già attiva in alcuni scali marittimi italiani, che mira a ridurre l’impatto ambientale del traffico navale attraverso un sistema di tassazione differenziata legata alle emissioni delle navi. La misura, pensata per premiare le imbarcazioni più virtuose dal punto di vista ecologico e penalizzare quelle ad alto impatto, rappresenta un passaggio chiave nella strategia nazionale di decarbonizzazione del settore portuale e si inserisce in un contesto europeo sempre più orientato verso la transizione verde delle infrastrutture logistiche.


La “port fee” si applicherà a tutte le navi che attraccano nello scalo lagunare, includendo cargo, traghetti e navi da crociera. L’importo varierà in base a parametri ambientali quali il tipo di carburante utilizzato, l’età della nave, le tecnologie di riduzione delle emissioni installate a bordo e la capacità di utilizzare l’energia elettrica da terra (cold ironing) durante la sosta. Il meccanismo della tariffa prevede uno schema a più livelli: le navi più ecocompatibili riceveranno sconti fino al 20%, mentre quelle più inquinanti potranno subire un aggravio del 30% rispetto alle tariffe standard.


L’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, che governa il porto di Venezia e quello di Chioggia, ha adottato la misura con l’obiettivo di allineare lo scalo veneto agli standard internazionali di sostenibilità ambientale, accedendo così ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinati alla green portualità. La scelta di estendere la port fee anche a Venezia arriva dopo mesi di interlocuzioni con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha definito un quadro normativo uniforme per tutti i porti nazionali aderenti all’iniziativa.


Secondo i promotori, l’introduzione della tariffa nel porto lagunare rappresenta un passo decisivo verso una logistica marittima più sostenibile. Venezia, infatti, è da anni oggetto di attenzione internazionale per il delicato equilibrio ambientale della sua laguna, già messo a dura prova da fenomeni come l’acqua alta e l’erosione delle barene. L’eccessivo passaggio di grandi navi ha suscitato proteste da parte di residenti, ambientalisti e organizzazioni UNESCO, che da tempo chiedono una riduzione del traffico pesante e l’adozione di misure efficaci per limitare le emissioni inquinanti e le onde di ritorno.


L’estensione della port fee a Venezia arriva in un momento particolarmente delicato per il traffico marittimo locale. Dopo la decisione di vietare l’ingresso delle grandi navi da crociera nel bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, il settore ha vissuto una fase di riorganizzazione logistica. Le nuove banchine a Marghera e Fusina, pur offrendo alternative valide, non hanno ancora compensato del tutto la riduzione dei flussi originata dalla normativa restrittiva. La nuova tassa, secondo alcune associazioni imprenditoriali, rischia di rappresentare un ulteriore disincentivo, soprattutto in un momento in cui gli operatori navali sono già alle prese con l’aumento dei costi energetici, l’adeguamento alle norme europee sulle emissioni e la concorrenza di porti dell’Est Mediterraneo meno regolamentati.


Confitarma e Assarmatori hanno espresso preoccupazioni in merito all’effetto cumulativo delle misure ambientali, chiedendo che le tariffe siano calibrate in modo da non penalizzare eccessivamente il traffico commerciale e turistico. Alcuni armatori hanno evidenziato che, pur condividendo l’obiettivo della sostenibilità, sarebbe opportuno differenziare la tassazione in base ai tipi di traffico e garantire incentivi concreti agli investimenti in tecnologie pulite. In questo senso, chiedono un sistema di premialità più ambizioso e un fondo rotativo per sostenere l’ammodernamento della flotta.


D’altra parte, le istituzioni locali, a partire dal Comune di Venezia e dalla Regione Veneto, sostengono la misura come strumento di riequilibrio tra sviluppo economico e tutela ambientale. Il sindaco Luigi Brugnaro ha dichiarato che l’introduzione della port fee rappresenta un messaggio chiaro a favore di una città più compatibile con la propria vocazione culturale e turistica. Anche il presidente della Regione, Luca Zaia, ha espresso apprezzamento per l’iniziativa, auspicando che venga accompagnata da un piano di investimenti in infrastrutture portuali e digitalizzazione dei servizi logistici.


L’esperienza degli altri porti italiani, come Genova, Livorno e Trieste, dove la port fee è già operativa da diversi mesi, offre indicazioni utili sull’impatto della misura. In particolare, a Genova si è registrato un incremento dell’adozione di tecnologie a basse emissioni da parte delle compagnie di navigazione, con una progressiva diffusione dell’elettrificazione delle banchine. A Trieste, l’Autorità portuale ha segnalato una crescita dell’interesse per il cold ironing e un miglioramento nella qualità dell’aria nelle aree portuali. Tuttavia, in entrambi i casi, il successo dell’iniziativa è stato legato alla presenza di incentivi fiscali e a una politica di comunicazione efficace con gli operatori.


Nel caso di Venezia, la sfida sarà ancora più complessa, data la specificità del contesto lagunare, la limitata capacità di espansione delle banchine e la necessità di tutelare il patrimonio storico-ambientale della città. La port fee si inserisce quindi in una strategia più ampia che include anche la digitalizzazione dei controlli ambientali, la promozione del trasporto intermodale su rotaia e la realizzazione di infrastrutture verdi nelle aree retroportuali.

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