Politica di coesione: senza fondi europei anche la Lombardia si ferma
- piscitellidaniel
- 25 giu
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La politica di coesione dell’Unione Europea è da decenni uno degli strumenti più importanti per sostenere uno sviluppo armonioso nei territori dell’Unione, puntando a ridurre i divari strutturali tra le regioni più sviluppate e quelle meno avanzate. Sebbene storicamente siano state le regioni del Mezzogiorno a beneficiare in misura maggiore di queste risorse, l’evoluzione delle politiche comunitarie e il progressivo ampliamento degli obiettivi della programmazione europea hanno portato a un coinvolgimento sempre più esteso anche delle regioni del Centro e del Nord. Oggi, la Lombardia, simbolo della forza produttiva italiana, denuncia il rischio concreto di vedere bloccati decine di progetti strategici per l’economia locale a causa del mancato sblocco dei fondi della politica di coesione.
Il ritardo nell’attuazione degli interventi programmati e il rallentamento nell’assegnazione delle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) stanno compromettendo la capacità di investimento anche delle regioni più virtuose. La Lombardia, che pure è la locomotiva economica del Paese, segnala che senza il supporto dei fondi europei è a rischio la piena realizzazione di interventi infrastrutturali, ambientali e innovativi già approvati e inseriti nella programmazione regionale. Dalla mobilità sostenibile alla digitalizzazione dei servizi pubblici, passando per il rafforzamento delle filiere produttive locali, sono numerosi gli ambiti che dipendono da questo supporto finanziario.
La questione lombarda evidenzia un nodo irrisolto del sistema di governance multilivello tra Stato e Regioni. Il meccanismo di co-programmazione e co-finanziamento si è rivelato in molti casi farraginoso, con lunghi tempi di attuazione e incertezze nella definizione degli obiettivi. A ciò si aggiunge una forte preoccupazione per il fatto che gran parte dei fondi europei, già stanziati dalla Commissione, non siano ancora effettivamente disponibili per le amministrazioni locali, in attesa dei decreti di riparto e delle intese con il governo centrale. L’effetto è un blocco amministrativo e operativo che frena anche le realtà più dinamiche.
La Regione Lombardia, come altre amministrazioni, ha firmato con il governo un accordo per l’utilizzo delle risorse FSC 2021-2027, ma denuncia che a distanza di mesi l’attuazione concreta di molti interventi resta in stallo. I fondi, che sulla carta dovrebbero servire a compensare la quota nazionale nei progetti cofinanziati dall’Europa, non sono ancora giunti ai territori. Alcuni bandi previsti per finanziare le PMI, i comuni e le università lombarde sono stati posticipati, mentre i beneficiari attendono certezze per avviare gli investimenti. In un momento di forte transizione come quello attuale, segnato dalla necessità di accelerare la decarbonizzazione e l’innovazione, questo immobilismo genera un danno potenzialmente enorme.
A essere penalizzati non sono solo i territori del Sud, che storicamente dipendono di più dalla programmazione europea, ma anche quelli come la Lombardia, che pur disponendo di una struttura produttiva avanzata non possono sostenere autonomamente tutte le politiche di investimento. L’equilibrio finanziario delle regioni è messo sotto pressione da inflazione, aumento dei costi energetici e tensioni geopolitiche. Senza fondi di coesione attivi, anche le aree più performanti rischiano di non riuscire a rispettare gli impegni assunti nei piani strategici.
Il tema non riguarda solo l’efficienza dell’amministrazione regionale, ma la capacità complessiva dello Stato italiano di assorbire le risorse comunitarie e trasformarle in progetti concreti. La programmazione 2021-2027, che dovrebbe essere già in piena fase operativa, risulta invece ancora zavorrata da ritardi accumulati in fase di progettazione e approvazione. Il tempo perso non solo riduce le possibilità di spesa effettiva, ma può compromettere la qualità e la fattibilità degli interventi, costringendo talvolta le amministrazioni a riformulare piani in corsa o a rinunciare a parte delle iniziative.
Per la Lombardia, i fondi di coesione rappresentano uno strumento essenziale non solo per sostenere la crescita, ma anche per riequilibrare le differenze interne tra le aree urbane metropolitane e le zone montane e periferiche. Le risorse servono a promuovere la competitività industriale nei distretti, a rafforzare la mobilità locale, a favorire l’inclusione sociale e l’occupazione giovanile. Rinunciare o rallentare l’attuazione di questi strumenti significa rallentare la modernizzazione della regione.
I segnali lanciati dalla Lombardia non possono essere ignorati. Se anche la regione con il PIL più alto del Paese rischia di vedere bloccati i suoi investimenti strategici a causa di ritardi burocratici e mancanza di chiarezza nei flussi di finanziamento, allora il problema non è solo territoriale, ma sistemico. Le politiche di coesione, nate per rafforzare l’integrazione europea e rendere l’Unione uno spazio più equo, rischiano di perdere efficacia se non si assicura tempestività, trasparenza e certezza nella gestione delle risorse. Le imprese, i cittadini e gli enti locali non possono attendere ancora. Servono risposte, atti concreti e una gestione efficiente dei fondi, che consenta anche alle regioni più avanzate di continuare a trainare lo sviluppo dell’intero Paese.

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