PNRR, attivato l’85% delle risorse: accelerazione sui progetti ma permangono ritardi e nodi critici
- piscitellidaniel
- 26 giu
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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha raggiunto una soglia significativa: l’85% delle risorse complessive, pari a 164 miliardi di euro su 194, risulta attualmente attivato. A dirlo è il Ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, Raffaele Fitto, nel corso di un intervento a Montecitorio in occasione della presentazione del monitoraggio di Confcommercio sull’attuazione del Piano. L’avanzamento, definito “concreto” dal ministro, è in linea con le scadenze imposte da Bruxelles, ma non privo di ombre e difficoltà. Le risorse sono state rese disponibili tramite l’apertura di bandi, l’adozione di misure operative o la sottoscrizione di convenzioni, ma la loro effettiva ricaduta sul territorio resta ancora frammentaria.
Il dato dell’85% non è uniforme tra i settori e tra i territori. Secondo quanto emerso dal rapporto di Confcommercio, l’attuazione effettiva dei progetti stenta in molte realtà locali, anche per via di ritardi amministrativi, complessità procedurali e carenze strutturali nelle pubbliche amministrazioni periferiche. Il ministro Fitto ha tuttavia sottolineato che l’intervento di revisione del PNRR dello scorso novembre ha consentito una riorganizzazione più efficiente delle scadenze e delle misure, introducendo un impianto “più solido e aderente alla realtà”, secondo le sue parole. Tuttavia, tale revisione ha comportato anche uno spostamento temporale per alcune misure chiave, come quelle relative alla cosiddetta Transizione 5.0, che conta su una dotazione di 6,3 miliardi di euro e presenta scadenze differite rispetto alla media del piano.
Un ruolo centrale nel monitoraggio e nell’attuazione locale è svolto dalle Cabine di coordinamento istituite presso le Prefetture. Tali organismi hanno l’obiettivo di garantire un’interlocuzione diretta tra il centro e le articolazioni territoriali dello Stato, contribuendo a sbloccare situazioni critiche e a risolvere colli di bottiglia amministrativi. Ad oggi, però, sono molte le realtà locali che denunciano difficoltà operative nell’accesso ai fondi, soprattutto per quanto riguarda la rendicontazione e l’erogazione concreta dei contributi.
Tra i casi più emblematici figura quello del settore scolastico. Secondo segnalazioni pervenute da dirigenti scolastici e amministrazioni locali, numerose scuole che hanno completato le procedure previste non hanno ancora ricevuto i fondi, nonostante abbiano avviato le attività progettuali. In alcuni casi, per non interrompere i progetti o perdere le scadenze, i dirigenti si sono trovati costretti ad anticipare le spese attingendo alle risorse ordinarie destinate alla gestione quotidiana delle scuole, con effetti negativi sull’organizzazione didattica e amministrativa.
Secondo Confcommercio, il successo del PNRR non potrà essere misurato unicamente sull’attivazione formale delle risorse, ma soprattutto sulla capacità di realizzare effettivamente i progetti e generare ricadute economiche e sociali tangibili. Le simulazioni contenute nel rapporto stimano che, se attuato integralmente, il PNRR potrebbe contribuire ad accrescere il PIL italiano di circa 1,8 punti percentuali entro il 2026. Tuttavia, l’incertezza sull’attuazione rischia di ridurre significativamente questo potenziale impatto.
Altro elemento critico è quello della governance multilivello. La distribuzione delle competenze tra governo centrale, regioni, enti locali e amministrazioni periferiche risulta spesso poco chiara, generando rallentamenti e sovrapposizioni. A questo si aggiunge la necessità di rafforzare la capacità amministrativa, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, che risultano spesso penalizzate nella partecipazione ai bandi e nella progettazione esecutiva degli interventi.
Dal punto di vista delle imprese, in particolare quelle del terziario e del commercio, Confcommercio evidenzia che la conoscenza concreta delle opportunità offerte dal PNRR resta ancora limitata. Molte imprese, soprattutto piccole e medie, non hanno strumenti o risorse per orientarsi tra le misure disponibili e attivare progettualità coerenti con i requisiti imposti. L’associazione chiede quindi una maggiore semplificazione dei meccanismi di accesso, oltre a un supporto consulenziale specifico per le realtà imprenditoriali che intendono cogliere le opportunità del Piano.

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