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Pirateria audiovisiva in crescita: 4 italiani su 10 guardano film e sport illegalmente, danni per oltre 2 miliardi

La pirateria audiovisiva in Italia non accenna a diminuire, anzi mostra segnali preoccupanti di stabilizzazione su livelli molto alti. Secondo il nuovo report della Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali (FAPAV), realizzato in collaborazione con Ipsos e presentato il 19 giugno 2025, nel 2024 sono stati registrati 345 milioni di atti illeciti tra film, serie, eventi sportivi e programmi TV, con un incremento rispetto ai 322 milioni del 2022. In particolare, 295 milioni di questi episodi hanno avuto natura di pirateria digitale, mentre i restanti 50 milioni sono relativi a forme di violazione fisica, come la distribuzione illegale di supporti o prodotti contraffatti.


Il dato più allarmante riguarda la diffusione della pratica: il 43% degli italiani tra i 10 e i 74 anni ha compiuto almeno un atto di pirateria nel corso dell’anno. Si tratta di circa 21 milioni di persone coinvolte. La fascia d’età più attiva resta quella tra i 15 e i 24 anni, ma la pirateria si conferma trasversale anche tra gli adulti e gli over 50. Tra i contenuti più piratati ci sono i film (32% degli atti), seguiti da eventi sportivi live (28%), serie TV (25%) e programmi di intrattenimento (15%).


Le piattaforme di riferimento sono cambiate negli ultimi anni. L’utilizzo di siti pirata tradizionali resta rilevante, ma cresce il peso di app IPTV illegali, di canali Telegram, di server Discord e di dispositivi preconfigurati venduti in rete o attraverso contatti diretti. In particolare, le IPTV pirata stanno diventando il veicolo principale per la visione illegale degli eventi sportivi a pagamento, con una rete sempre più articolata di venditori e abbonamenti illegali “all inclusive” offerti anche a pochi euro al mese. L’uso delle VPN per accedere a contenuti geo-bloccati completa il quadro, spesso al limite della legalità.


Le conseguenze economiche del fenomeno sono imponenti. Secondo le stime FAPAV, nel 2024 la pirateria ha causato un danno economico diretto e indiretto di 2,4 miliardi di euro. Oltre alla perdita di fatturato per le aziende produttrici e distributrici di contenuti, il danno si riflette sull’occupazione: si calcola una perdita di oltre 10.000 posti di lavoro a causa dell’erosione del mercato legale. Il settore audiovisivo italiano, che include cinema, televisione, sport e piattaforme digitali, genera ogni anno circa 14 miliardi di euro di valore aggiunto e impiega oltre 180.000 persone. La pirateria, con questi numeri, rischia di compromettere la sostenibilità dell’intero comparto.


A preoccupare è anche la percezione del fenomeno da parte degli utenti. Dal sondaggio Ipsos emerge che il 49% degli intervistati non ritiene grave guardare contenuti in modo illegale “se tanto sono già disponibili online”, mentre solo il 28% è consapevole delle implicazioni penali o civili del reato. La sensazione di impunità resta alta: appena il 9% degli utenti pirata dichiara di aver mai ricevuto un avviso o segnalazione per il proprio comportamento. L’uso di dispositivi non tracciabili e l’anonimato offerto da alcune reti rendono difficile l’azione delle autorità, nonostante le operazioni della Guardia di Finanza e della Polizia Postale si siano moltiplicate negli ultimi due anni.


Il fenomeno ha inoltre implicazioni gravi anche sul piano della sicurezza informatica. I servizi pirata sono spesso veicoli per malware, ransomware e truffe digitali. In molti casi, app e software offerti per accedere ai contenuti illegali contengono codice malevolo capace di sottrarre dati sensibili, accedere alle credenziali bancarie o compromettere dispositivi mobili. Si tratta di una dimensione poco considerata dagli utenti, che tendono a sottovalutare i rischi legati alla sicurezza in cambio dell’accesso gratuito ai contenuti.


Sul fronte normativo, il 2023 ha segnato un passo avanti con l’entrata in vigore della legge n. 93/2023, che ha introdotto misure urgenti per il contrasto alla pirateria digitale. La norma ha conferito all’AGCOM poteri rafforzati per oscurare in tempo reale i siti e i flussi illegali, con una procedura semplificata che può intervenire in pochi minuti su segnalazione dei titolari dei diritti. Tuttavia, le difficoltà tecniche restano: i siti pirata nascono, cambiano nome e si replicano con estrema rapidità. La cooperazione internazionale e il monitoraggio continuo sono indispensabili per garantire l’efficacia degli strumenti legali.


La FAPAV ha chiesto un rafforzamento delle campagne di sensibilizzazione, anche in collaborazione con le scuole e le piattaforme di streaming legale. Il presidente Federico Bagnoli Rossi ha ribadito che la lotta alla pirateria non è solo una questione industriale, ma culturale e sociale. “Occorre educare i cittadini, soprattutto i più giovani, al valore del contenuto e alla legalità dell’accesso”, ha dichiarato durante la presentazione del rapporto. Le stesse piattaforme come Netflix, DAZN, Sky e Disney+ stanno investendo in tecnologie anti-pirateria sempre più avanzate, ma il fenomeno evolve con rapidità e richiede interventi sistemici.


Il settore sportivo è tra i più colpiti. Secondo Lega Serie A, ogni partita trasmessa illegalmente sottrae milioni di euro al sistema calcio, con un impatto diretto sui diritti TV, sulle sponsorizzazioni e sul finanziamento delle società. Nel 2024 oltre il 30% degli spettatori ha ammesso di aver visto almeno una partita tramite canali non autorizzati. Questo dato mina la sostenibilità di un comparto che già affronta sfide economiche significative, tra inflazione dei costi e riduzione dei ricavi commerciali.


La pirateria audiovisiva in Italia si conferma quindi un fenomeno radicato, in evoluzione, con impatti economici, occupazionali, culturali e di sicurezza sempre più rilevanti. Un fenomeno che richiede strategie combinate: enforcement, prevenzione, educazione e innovazione tecnologica da parte di tutti gli attori coinvolti.

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