Parli come ChatGPT: l’intelligenza artificiale ci rende più gentili, ma anche più diffidenti
- piscitellidaniel
- 25 giu
- Tempo di lettura: 3 min
L’intelligenza artificiale generativa, ormai diffusa nelle abitudini quotidiane di milioni di persone, sta lentamente cambiando il modo in cui comunichiamo, influenzando tono, struttura e persino la scelta delle parole. I modelli come ChatGPT, progettati per rispondere in modo educato, inclusivo e neutrale, stanno progressivamente trasferendo questo stile nelle interazioni umane. Il risultato è una comunicazione percepita spesso come più gentile, ma anche più distaccata e artificiale, generando una nuova forma di diffidenza.
Questo fenomeno è stato recentemente oggetto di un’indagine approfondita pubblicata su «Nature Scientific Reports», che ha messo a confronto risposte fornite da modelli di IA con quelle date da esseri umani in scenari realistici, emotivi o professionali. I partecipanti, pur non sapendo l'origine dei messaggi, hanno spesso identificato come artificiali le risposte più educate e misurate, attribuendole a “macchine” e valutandole meno autentiche. Questo effetto di riconoscimento automatico dello “stile IA” dimostra quanto il linguaggio stia rapidamente cambiando, anche nel percepito sociale.
L’IA, per come è progettata, tende a utilizzare un tono accomodante, risposte neutre, evitare conflitti, usare linguaggio inclusivo e privo di espressioni emotive marcate. Questo stile può rendere una conversazione più civile, ma anche spersonalizzarla. Le risposte eccessivamente educate, formulate in modo eccessivamente equilibrato o prive di opinioni forti, vengono oggi percepite come potenzialmente generate da un algoritmo. Paradossalmente, proprio l’intento dell’IA di adattarsi all’umano porta ora gli esseri umani a sembrare meno “umani” quando ne imitano lo stile.
Questo cambiamento è visibile anche nell’utilizzo quotidiano dei sistemi di messaggistica. Le “smart replies”, i suggerimenti automatici di risposta integrati nelle app, influenzano il tono complessivo delle conversazioni. Diversi studi accademici hanno rilevato che l’adozione delle risposte suggerite dall’IA aumenta il grado di positività e la cortesia percepita nel dialogo, ma allo stesso tempo porta a una standardizzazione espressiva. Anche chi non utilizza direttamente questi strumenti finisce per adattare inconsciamente il proprio modo di scrivere a un modello linguistico semplificato, sintetico e neutro.
Il risultato è che oggi si parla in modo più gentile, ma meno personale. Le espressioni individuali, lo stile, persino le incertezze o le imperfezioni che rendevano una comunicazione autentica, vengono gradualmente sostituiti da modelli linguistici perfetti, ma freddi. Di conseguenza, cresce la difficoltà nel distinguere un’interazione genuina da una mediata o prodotta da intelligenza artificiale. Questa incertezza genera diffidenza. Se un messaggio è troppo educato, troppo corretto, si comincia a sospettare che non sia umano.
Un altro elemento che alimenta questa diffidenza è la consapevolezza dell’uso crescente dell’IA nei contesti professionali. In ambiti come il customer care, il marketing o persino la sanità, le persone iniziano a domandarsi se a rispondere sia un operatore umano o un assistente virtuale. Questo porta a una maggiore attenzione al tono, alla forma, persino ai dettagli sintattici. Il linguaggio IA, nel suo sforzo di risultare neutrale e accogliente, rischia di diventare un segnale di “disumanizzazione” dell’interazione.
Il cambiamento non è solo formale. Ha conseguenze dirette sulle relazioni interpersonali. In un mondo dove la comunicazione è sempre più digitale e mediata da algoritmi, la sincerità viene misurata non più solo dai contenuti, ma anche dallo stile. Le parole gentili non sono più automaticamente interpretate come segno di attenzione o empatia, ma possono generare sospetti di artificiosità. In un certo senso, più una persona si esprime “bene”, più aumenta il rischio che venga percepita come “non autentica”.
Eppure, proprio questo fenomeno rivela un fatto centrale: l’intelligenza artificiale, pur non essendo cosciente, ha già un’influenza reale sul comportamento umano. Se parliamo con più cortesia e attenzione, è anche grazie all’interazione quotidiana con sistemi progettati per comunicare in questo modo. Ma allo stesso tempo, questo mutamento mette in discussione i parametri attraverso cui giudichiamo l’autenticità, l’empatia e la fiducia nelle relazioni. È una trasformazione linguistica e culturale, i cui effetti a lungo termine sono ancora in gran parte da comprendere.

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