Parigi ordina a Bolloré di lanciare un’OPA su Vivendi entro sei mesi: l’AMF riconosce il controllo di fatto dopo la scissione del gruppo
- piscitellidaniel
- 18 lug
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Vivendi, il colosso francese dei media e dell’intrattenimento, torna al centro della scena finanziaria europea dopo la decisione dell’Autorité des marchés financiers (AMF), l’autorità di vigilanza francese sui mercati, che ha imposto a Vincent Bolloré di lanciare un’offerta pubblica di acquisto (OPA) totalitaria sulla società entro sei mesi. La decisione segue un pronunciamento della Corte d’appello di Parigi, che ha riconosciuto l’esistenza di un controllo di fatto da parte del gruppo Bolloré su Vivendi, nonostante una quota azionaria inferiore al 30%, soglia tecnica oltre la quale scatterebbe obbligatoriamente l’obbligo di OPA secondo il diritto societario francese.
La vicenda affonda le radici nella complessa operazione di ristrutturazione societaria avvenuta alla fine del 2023, culminata nella scissione in quattro società autonome: Vivendi (che ha mantenuto le attività di distribuzione), Canal+ (piattaforme televisive e streaming), Havas (pubblicità e comunicazione) e Lagardère/Hachette (editoria). L’operazione, presentata come una manovra di valorizzazione degli asset, è stata approvata dagli azionisti con un ampio consenso, ma sin da subito ha attirato l’attenzione di investitori istituzionali e piccoli azionisti che sospettavano un rafforzamento occulto della posizione del gruppo Bolloré.
L’iniziativa legale contro Bolloré è partita da CIAM, fondo attivista con sede a Parigi, che detiene una partecipazione di minoranza in Vivendi. Il fondo ha contestato l’effettiva indipendenza gestionale delle quattro entità e ha sollevato dubbi sulla reale separazione tra proprietà e controllo. CIAM ha chiesto all’AMF di verificare se Bolloré esercitasse, anche informalmente, un controllo di fatto sulla nuova Vivendi, oggi focalizzata su contenuti, diritti audiovisivi e distribuzione digitale.
La Corte d’appello ha accolto le argomentazioni di CIAM, osservando come la partecipazione di Bolloré, combinata con l’influenza esercitata tramite consiglieri vicini, potesse configurare un dominio sostanziale sulla gestione e sulle scelte strategiche del gruppo. In particolare, i giudici hanno evidenziato che il gruppo Bolloré, attraverso le proprie controllate e le alleanze di voto, detiene circa il 29,5% del capitale di Vivendi, ma ha espresso la maggioranza dei consiglieri del consiglio di amministrazione e controlla le principali leve operative, determinando così le decisioni aziendali fondamentali.
A fronte di questo scenario, l’AMF ha stabilito che la soglia di controllo di fatto è stata superata e che dunque Vincent Bolloré, tramite la holding di famiglia, dovrà promuovere un’offerta pubblica di acquisto sull’intero capitale di Vivendi. L’OPA dovrà essere lanciata entro sei mesi dalla data della decisione dell’autorità di mercato, pena sanzioni amministrative e potenziali azioni legali da parte degli azionisti danneggiati.
Secondo gli analisti, l’OPA potrebbe rappresentare una svolta nel lungo percorso di Vincent Bolloré nel settore dei media. L’imprenditore bretone, già noto per le sue partecipazioni in Telecom Italia, Universal Music e Mediaset, ha progressivamente concentrato il suo impero nella comunicazione e nei contenuti, in particolare attraverso Canal+ e Havas. L’operazione su Vivendi, se completata, consentirebbe a Bolloré di completare la privatizzazione del gruppo, ritirandolo dalla Borsa e consentendo una maggiore libertà strategica per ristrutturazioni o fusioni future.
Non è escluso, secondo alcuni osservatori, che l’OPA venga costruita con un premio contenuto rispetto alle attuali quotazioni, cercando di evitare esborsi eccessivi. Tuttavia, il valore del titolo Vivendi, salito nelle ultime settimane proprio sulla scia delle indiscrezioni sull’OPA, potrebbe rendere l’operazione più onerosa del previsto. Il prezzo teorico di offerta potrebbe oscillare tra i 10 e i 12 euro per azione, a fronte di una capitalizzazione attuale superiore ai 9 miliardi di euro. La struttura finale dell’OPA, tuttavia, dipenderà anche da eventuali negoziati con fondi e azionisti istituzionali, che potrebbero chiedere condizioni migliorative o forme di garanzia.
La decisione dell’AMF rappresenta anche un precedente importante nella giurisprudenza societaria francese. Riconoscere il controllo di fatto senza superamento delle soglie formali del capitale introduce un’interpretazione più sostanziale delle relazioni di potere all’interno delle società quotate. Una scelta che potrebbe influenzare anche altre situazioni simili in cui l’azionista di riferimento mantiene una posizione dominante di fatto senza detenere la maggioranza assoluta del capitale.
Nel frattempo, Vivendi ha comunicato che continuerà regolarmente le proprie attività e ha preso atto della decisione dell’autorità, mentre dal gruppo Bolloré non è ancora giunta una comunicazione ufficiale sull’intenzione di procedere all’OPA. Tuttavia, secondo fonti vicine al dossier, la macchina organizzativa sarebbe già in moto, con advisor finanziari e legali al lavoro per definire tempi, modalità e condizioni dell’operazione.
Il titolo Vivendi ha reagito in modo positivo in Borsa, chiudendo in rialzo anche nella seduta successiva all’annuncio dell’AMF. Gli investitori sembrano scommettere sul fatto che l’OPA rappresenti un’opportunità di valorizzazione ulteriore e che la strategia di Bolloré possa condurre, nel medio termine, a un gruppo media europeo integrato più agile e focalizzato. Il mercato attende ora l’annuncio formale dell’offerta, che dovrà essere presentata entro la scadenza imposta e accompagnata da un documento informativo conforme alle regole del mercato regolamentato francese.

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