OpenAI contro Microsoft: Altman minaccia azioni legali per concorrenza sleale e violazione degli accordi commerciali
- piscitellidaniel
- 17 giu
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La collaborazione tra OpenAI e Microsoft, per lungo tempo modello di partnership strategica nel settore dell’intelligenza artificiale, si trova ora al centro di una crisi senza precedenti. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha annunciato di essere pronto ad avviare un’azione legale contro il colosso di Redmond per pratiche di concorrenza sleale. La dichiarazione, riportata da Il Sole 24 Ore sulla base di fonti vicine al management di OpenAI, apre un nuovo fronte di tensione all’interno di un’alleanza tecnologica che ha contribuito a trasformare il panorama globale dell’IA negli ultimi tre anni.
La rottura tra le due società appare tanto sorprendente quanto significativa. Dal 2019, Microsoft ha investito oltre 13 miliardi di dollari in OpenAI, ottenendo accesso esclusivo all’infrastruttura e ai modelli di linguaggio sviluppati dalla startup californiana. Questa sinergia ha consentito l’integrazione di ChatGPT, DALL·E e Codex nei prodotti Microsoft, come Word, Excel, Teams e Azure AI. Tuttavia, secondo Altman, Microsoft avrebbe oltrepassato i limiti degli accordi, sviluppando in modo autonomo funzionalità simili a quelle proprietarie di OpenAI e integrandole nei propri sistemi senza il consenso né il riconoscimento dovuto.
L’accusa più grave mossa dal CEO di OpenAI riguarda la presunta appropriazione di tecnologia e know-how, a partire da aggiornamenti effettuati sui modelli GPT integrati nel cloud Azure senza che OpenAI fosse coinvolta nei processi decisionali. Fonti interne affermano che Microsoft avrebbe replicato soluzioni sviluppate da OpenAI per la personalizzazione dei modelli linguistici e per l’ottimizzazione del consumo computazionale, presentandole come proprie innovazioni nel pacchetto Copilot. Questo comportamento, secondo Altman, viola non solo lo spirito della partnership ma anche le clausole di esclusiva tecnologica previste nei contratti sottoscritti tra le parti.
Al centro della disputa vi sarebbe anche la gestione dei dati generati dagli utenti. OpenAI sostiene che Microsoft stia utilizzando informazioni derivate dalle interazioni con i suoi modelli per addestrare sistemi paralleli, non dichiarati e indipendenti, senza il consenso esplicito della startup. Una prassi che, se confermata, solleverebbe interrogativi legali di vasta portata in materia di proprietà intellettuale e uso dei dati. La questione si intreccia con le normative emergenti su trasparenza e tracciabilità dell’addestramento algoritmico, oggi al centro di proposte legislative sia nell’Unione Europea che negli Stati Uniti.
Altman ha inoltre espresso preoccupazione per il crescente peso commerciale e politico che Microsoft sta esercitando all’interno della governance di OpenAI. Dopo il rientro di Altman stesso a seguito della crisi dirigenziale dello scorso novembre, Microsoft ha ottenuto una posizione privilegiata nel consiglio di supervisione, pur senza diritto di voto. Tuttavia, secondo il CEO, questa presenza si starebbe traducendo in un’influenza eccessiva sulle scelte strategiche, fino a condizionare indirettamente le roadmap tecnologiche e i lanci di prodotto.
Il team legale di OpenAI starebbe valutando l’ipotesi di citare in giudizio Microsoft per violazione degli accordi contrattuali, concorrenza sleale e appropriazione indebita di proprietà intellettuale. Sebbene al momento non sia stata depositata alcuna causa formale, la minaccia di una procedura giudiziaria è stata definita “credibile e imminente” da persone a conoscenza del dossier. Microsoft, dal canto suo, ha smentito ogni addebito con una nota ufficiale, dichiarando di agire “nel pieno rispetto degli accordi commerciali con OpenAI” e sottolineando “l’importanza di mantenere un rapporto costruttivo con tutti i partner industriali”.
Questa frattura arriva in un momento delicato per l’intero settore dell’intelligenza artificiale generativa, che vede una rapida espansione degli investimenti, una crescente attenzione normativa e un’intensificazione della concorrenza. Google, Meta, Anthropic, Mistral AI e le divisioni AI di Amazon stanno tutte accelerando lo sviluppo di modelli linguistici di nuova generazione, mentre Apple ha appena annunciato l’integrazione nativa di ChatGPT nei suoi dispositivi, rafforzando l’ecosistema mobile di OpenAI ma potenzialmente innescando nuove tensioni concorrenziali.
Al di là dell’aspetto legale, la crisi tra OpenAI e Microsoft ha già prodotto conseguenze operative. Secondo indiscrezioni, alcuni progetti comuni sarebbero stati congelati in attesa di chiarimenti contrattuali, mentre team ingegneristici di entrambe le aziende avrebbero sospeso collaborazioni incrociate su modelli multimodali e su ambienti di sviluppo condivisi. Alcuni investitori, preoccupati dalla crescente instabilità del settore, stanno monitorando con attenzione l’evolversi della situazione, anche in considerazione delle ricadute che eventuali contenziosi legali potrebbero avere sul valore di mercato e sulla reputazione delle aziende coinvolte.
Il contenzioso con Microsoft rappresenta per OpenAI una sfida sia legale che strategica. Da un lato, l’azienda intende difendere l’integrità del proprio patrimonio tecnologico e la sua indipendenza. Dall’altro, rischia di incrinare una delle alleanze industriali più potenti e influenti nel panorama tecnologico globale. In gioco non c’è soltanto la titolarità di alcune funzionalità o modelli, ma l’equilibrio stesso tra controllo privato dell’innovazione e partnership strategiche nel settore dell’intelligenza artificiale.

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